Educazione ambientale: novità tra i banchi di scuola

“Mamma oggi a scuola abbiamo imparato a fare la raccolta differenziata!”. Se siete tra i fortunati genitori che hanno sentito dire questa frase ai propri figli allora dovreste provare gratitudine verso la scuola che avete scelto per loro.
Sì, perché sappiate che parlare di tematiche ambientali a scuola non è così scontato come possiamo aspettarci, anzi spesso l’argomento viene inserito nei piani dell’offerta formativa solo grazie a progetti esterni, fortemente voluti dalle insegnanti, ma non obbligatori in tutte le scuole dello stivale.

greeneducation

E’ sempre stato così fino ad ora, raccontare l’ambiente, le buone pratiche e la sostenibilità alle nuove generazioni veniva lasciato alla buona volontà degli insegnanti più attenti.

Ma finalmente qualcosa si muove: l’annuncio è arrivato pochi giorni fa, dall’anno scolastico 2015/2016 l’educazione ambientale entrerà a far parte degli insegnamenti obbligatori di tutte le scuole. Biodiversità, alimentazione, clima, tutela del territorio e gestione dei rifiuti, saranno tutti argomenti che i nostri ragazzi affronteranno sui banchi di scuola già a partire dalla scuola dell’infanzia sino alle scuole superiori.

A renderlo noto è stata il sottosegretario all’Ambiente, Barbara Degani, che a margine di un incontro al Coni ha dichiarato di star lavorando a questo progetto, frutto di una collaborazione tra Ministero dell’Ambiente e Ministero dell’Istruzione, che porterà l’educazione ambientale nelle aule scolastiche.

In un primo momento però i temi ambientali non avranno un’ora veramente dedicata ma dovranno “farsi largo” nei programmi di altre materie come scienze, geografia e arte in attesa che vengano previste delle ore esclusivamente dedicate.

La notizia ha ben presto scatenato un dibattito sulla decisione: scelta rivoluzionaria al passo con i tempi e con le esigenze del Paese o solo un annuncio in cerca di consensi sulla scia dell’iniziativa “La Buona Scuola”, lanciata nei mesi scorsi dal Governo per rilanciare e investire nell’educazione delle nuove generazioni?

La risposta a questo quesito la avremo solo con il tempo ma una cosa possiamo affermarla con certezza: in un’era in cui assistiamo a cattiva gestione del territorio, dissesti idrogeologici, inquinamento del suolo e dell’aria, emergenza rifiuti e quant’altro, vedere che abbiamo finalmente capito che per fronteggiare tutto ciò non basta sorvegliare, costringere e punire ma è fondamentale educare, ci fa sperare di essere sulla buona strada.

Partire da questo assunto può permetterci davvero di avviare processi di educazione efficaci con l’obiettivo di formare giovani che si sentano cittadini di un “mondo comune”, che sviluppino un senso di appartenenza che porti loro alla consapevolezza della necessità di tutelare questo bene comune.

educazione ambientale

Siamo quindi sulla buona strada, o almeno questo è quello che tutti speriamo, ma ci sono ancora dei dubbi che non hanno al momento trovato risposta nelle parole del sottosegretario Degani: chi si occuperà di insegnare l’educazione ambientale? E soprattutto quale sarà la metodologia che verrà utilizzata?

Due quesiti fondamentali per valutare il progetto che verrà messo in campo. Quello che possiamo augurarci è che si decida di uscire dalle classiche pratiche in cui la scuola italiana è “imbrigliata”; meno libri, schede e testi e più esperienza, pratica, osservazione e contatto diretto con le realtà locali.

Se vogliamo che l’educazione ambientale sia davvero efficace dobbiamo sperare in un cambio davvero rivoluzionario.

E voi genitori cosa ne pensate?

Elena Broggi

Biologa, educatrice ambientale ed attualmente educatrice prima infanzia, si specializza in Food and Green Education all'Alta Scuola per l'Ambiente. Nelle sue professioni, apparentemente con poco in comune tra loro, ha trovato il modo di unire le sue passioni più grandi: l'ambiente, l'infanzia e la sostenibilità. Di giorno educatrice al nido e di sera tiene corsi di autoproduzione di cosmesi. Vive in un paesino di campagna e nella sua testa il mondo perfetto è quello delle 3 C: consapevolezza, condivisione e comunicazione

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