21 Maggio 2014

The Toxic Burden, le allergie in un documentario

The Toxic Burden, documentario in concorso a Cinemambiente, racconta tramite interviste a studiosi autorevoli, come l’allergia sia una vera malattia ambientale

Cosa sono le allergie e come mai sono sempre più diffuse? Secondo alcune statistiche, più di un quarto della popolazione europea ne soffre, tanto che ormai è quasi d’obbligo, quando invitiamo qualcuno a casa nostra, chiedere se il nostro futuro ospite abbia allergie o meno soprattutto poi se a casa abbiamo un cane o un gatto. Non così in passato invece, basti pensare che solo un secolo fa non esisteva neppure il concetto di allergia. Purtroppo, e chiunque sia affetto da allergia lo sa, la medicina non aiuta, al massimo interviene per attenuare i sintomi ma senza possibilità di guarigione e senza ricevere alcuna spiegazione. Al massimo ci si sente dire che per qualche strana ragione il sistema immunitario sbaglia prendendo innocui pollini per feroci aggressioni esterne mentre le cause vengono genericamente attribuite ad una predisposizione genetica – i tuoi genitori sono soggetti allergici? Bene, lo sarai anche tu e senza possibilità di guarigione.

Patrizia Marani
Patrizia Marani

Con il documentario The Toxic Burden (Carico tossico), in concorso nell’edizione 2014 di CinemAmbiente, la regista, giornalista e allergica Patrizia Marani,  ha cercato risposte più esaurienti su cosa siano veramente le allergie e perché le persone che ne soffrono sono in costante crescita. Per farlo è partita per un viaggio tra Europa e Stati Uniti incontrando le personalità più autorevoli in materia. Il quadro delineato da queste interviste è ben diverso dalle non-spiegazioni abitualmente addotte su questo problema. Usando le parole chiare ed efficaci di Shanna Swan, ricercatrice del Mount Sinai Medical Centre, “Noi siamo le cavie involontarie di un esperimento globale che dura da una sessantina d’anni durante i quali sono stati immessi nell’aria, nel cibo che ingeriamo, nell’acqua che beviamo migliaia e migliaia di composti chimici la cui sicurezza non è mai stata testata, e di cui la scienza sta scoprendo vieppiù la tossicità”. L’allergia sarebbe quindi una malattia ambientale né più né meno di quello che accade con l’amianto. Una reazione ad un “carico tossico” a cui il corpo è sottoposto abitualmente e costantemente e che un numero sempre maggiore di persone non riesce più a tollerare. E mentre si chiarisce quanto questo carico di inquinanti sia diffuso e pervasivo si delineano anche strategia di difesa e protezione che chiunque può e dovrebbe mettere in atto, anche i non allergici.

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In attesa di poter vedere il documentario che potrà fornire tante informazioni preziose, è possibile leggere un articolo della regista, dal titolo quanto mai significativo: “Allergia bye bye? Cambiando l’ambiente cambiamo noi stessi”. Da qui emerge il racconto di come quanto appreso durante le interviste si sia poi trasformato in un nuovo stile di vita, il tutto vissuto come esperimento, iniziato già nel 2011, che la Marani ha provato innanzitutto su se stessa. Non per nulla il titolo originario del documentario era “Vita spericolata di un’allergica”. Aspettiamo il prossimo report per sapere se il suo esperimento abbia avuto buon esito.

Web game "The toxic burden"
Il Web game “The Toxic Burden”

Sempre nell’attesa di vedere il documentario, si può iniziare a riflettere sull’argomento e lo si può fare giocando grazie al web game The Toxic Burden, già disponibile online. Potremo così scoprire quali siano le nostre conoscenze su allergie, allergeni e sostanze tossiche. Ad esempio queste ultime sappiamo dove trovarle? Diciamo ovunque, dal cibo ai prodotti per la pulizia, passando per i cosmetici e nei giocattoli. Perché, come recita la prima pagina del gioco, l’ambiente domestico può essere più inquinato di una trafficata strada di città.

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La casa di produzione di The Toxic Burden è la GraffitiDoc, società nata nel 2004, che ha tra i suoi ultimi lavori “Polvere. Il grande processo dell’amianto” di Niccolò Bruna e Andrea Prandstraller, vincitore nell’edizione 2011 di CinemAmbiente nella sezione Documentari italiani, con un premio speciale Sub-Ti della Giuria e con menzione di Legambiente.

Ricordate che per prendere parte all’evento sui social l’hasthag di questa edizione del festival è #CA17.

Sara Panarella

Vive a Torino, bibliotecaria. Si laurea in Filosofia interessandosi di bambini e multiculturalità e si avvicina alla psicoanalisi e alla cura del pensiero. Ha poi quattro bimbi e un cane che insieme a tanta effervescenza aggiungono interessi nuovi, maggior attenzione per l’ambiente e gli antichi mestieri e saperi, lavorazione dell’argilla, uncinetto, raccolta e utilizzo delle erbe. Una moderna “Strega in famiglia”!

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