eHabitat.it

Per una Pasqua cruelty-free lasciamo vivere gli agnelli

Mangiare l’agnello a Pasqua sembra per gli Italiani una scelta imprescindibile: per molti di loro toccare il tasto della crudeltà del gesto non ha grande appiglio. Rifugiarsi dietro alla tradizione religiosa sembra andare per la maggiore.

Ma, a ben vedere, l’agnello sulle tavole pasquali di tradizionale ha veramente ben poco, per lo meno per la religione cristiana.

Persino i presunti atei per 364 giorni l’anno, quando arriva Pasqua subito cavalcano l’onda cristiana dell’agnello in tavola, anzi, sulla griglia.

L’abitudine a consumare carne ovina il giorno di Pasqua è stata in realtà mutuata dalla religione ebraica, che ricorda il giorno dell’Esodo degli Ebrei dall’Egitto, in cui si uccise un agnello per famiglia, se ne mangiarono frettolosamente le carni in piedi, pronti per la partenza, e si segnarono le porte delle abitazioni con il sangue degli animali, per scongiurare la Decima Piaga, che prevedeva l’uccisione di tutti i primogeniti, umani e animali. Neppure l’Antico Testamento dà però indicazioni riguardo la ripetizione celebrativa di questo sacrificio.

Pare addirittura che proprio lo stesso Gesù, come ci ha ricordato Papa Benedetto XVI, abbia scelto di non mangiare l’agnello durante il pasto celebrativo della Pasqua ebraica con i suoi discepoli.

Proprio parlando di Gesù, è curioso pensare alla definizione datagli da Giovanni Battista: Agnus Dei, ”agnello di Dio”. Mettere un agnello ammazzato in tavola diventa così, seppur inconsapevolmente, un gesto sadico, a perenne ripetizione della sofferenza di Cristo a mano umana, senza alcuna possibilità di salvezza (e senza averne capito il senso).

Ogni anno le associazioni animaliste cercano espedienti più o meno originali (e più o meno “bacchettoni”) per limitare i danni: qui trovate una galleria delle immagini che circolano sul web, seppur non esaustiva.

Il lavoro migliore appartiene però come sempre a Madre Natura (o il Creatore, se così preferite chiamarlo), che ogni anno fa di tutto per preservare i suoi figli da questa mattanza: chiedetevi perché è proprio in questo periodo primaverile che la terra ci offre ogni ben di Dio – è il caso di dirlo -, che non aspetta altro di essere raccolto.

E allora via a passeggiate e pic-nic, con frittatine, torte salate, risottini, insalate di erbette e fiori, macedonie, spiedini di frutta, tutta la fantasia che ci potete mettere (tranquilli, il web vi aiuterà).

Meno crudeltà vuol dire più felicità, per noi, per loro, per il pianeta, per la salute, per il portafogli e, non dimentichiamoci, per la linea: la prova costume, in fondo, è alle porte!

Per una Pasqua cruelty-free lasciamo vivere gli agnelli ultima modifica: 2014-04-13T09:00:06+02:00 da Veronica Ottria
Exit mobile version