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Yarn bombing come risposta culturale al cambiamento climatico

A farci riflettere sull’ambiente sono sempre più spesso gli artisti. E sempre più spesso gli artisti rivisitano le tradizioni, specie nelle tecniche utilizzate.

Da quasi un decennio Deirdre Nelson armata di ferri e cotone viaggia per la Gran Bretagna allo scopo di sensibilizzare ai cambiamenti climatici, facendo luce su alcuni loro risvolti negativi, come i mutevoli modelli di migrazione degli uccelli marini e la scomparsa di alcune varietà di pesci.

La Nelson si rivolge alle scuole nella convinzione che coinvolgere i più giovani significhi ipotecare il futuro, un avvenire più verde in cui gli individui, perchè ben educati ed informati, saranno coscienti delle loro scelte di vita quotidiana. Molto spesso però i suoi appassionanti progetti finiscono per coinvolgere tutta la comunità. E in questi momenti di socialità e aggregazione, l’artista entra in contatto con la storia seppur recente del territorio in cui opera, offrendo filati in cambio di racconti.

Come potete vedere dalle meravigliose immagini, i protagonisti delle opere sono gli animali marini, ovvero le maggiori vittime del surriscaldamento globale. Lo si vede dai loro movimenti, dalle loro rotte e ahimè anche dalla loro scomparsa.

Yarn Birds”, uno dei suoi più conosciuti e riusciti progetti, ha raccolto proseliti e nuovi amici in ogni luogo in cui è stato proposto, guadagnando attivisti in modo discreto e non invadente. I risultati sono stati installati a corredo del paesaggio compensandone le carenze. Laddove un tempo si trovavano uccelli marini in “penne e ossa”, grazie al lavoro dei knitters, ne sono stati posizionati di posticci. Animali non veri dunque ma dall’alto valore simbolico a cui gli abitanti si sono affezionati moltissimo.

Grazie al progetto “The Fish Exchange” invece, la Nelson si è dedicata ai pesci. Intere comunità hanno realizzato a maglia merluzzi, come quelli ritratti nelle immagini. Con questa iniziativa, l’artista-knitter ha voluto celebrare le competenze dei lavoratori tessili di un tempo. Il progetto ha preso il via nel 2007 in Scozia e si è poi diffuso in molte zone costiere del Regno Unito. I manufatti realizzati sono stati poi messi all’asta per raccogliere fondi da destinare ad associazioni di beneficienza del territorio.

Dobbiamo confessare che questo yarn bombing che si traduce in un attivismo ambientale così dolce, dai risvolti poetici e anche un po’ umorisitici, ci ha conquistato. Annoveriamo quindi questi progetti, tra le buone e intelligenti risposte culturali ai cambiamenti climatici.

Yarn bombing come risposta culturale al cambiamento climatico ultima modifica: 2013-04-19T08:20:03+02:00 da eleonora anello
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