Anthropocene, l’Uomo cambia la Terra a CinemAmbiente 22

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Anthropocene, l’Uomo cambia la Terra a CinemAmbiente 22 ultima modifica: 2019-05-28T08:00:08+00:00 da Emanuel Trotto
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Bisogna vedere le cose da una prospettiva diversa. Questo assioma, molto semplice, non è per nulla scontato. Come è vero che una differente inquadratura di una stessa scena al cinema, permette di avere una vera e propria visione d’insieme. Rende lo spazio più reale, più vicino, più concreto e, in ultima istanza, più comprensibile. Questo concetto cinematografico permette di far luce su molti aspetti della vita. Si potrebbe dire che esso rispecchia il vecchio detto “sentire tutte e due le campane” quando si deve giudicare una situazione. Per quanto si possa conoscere una situazione non si potrà mai vederla nella sua interezza, né tantomeno comprenderla. Occorre spostarsi, allontanarsi un po’ per farlo.

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Edward Burtynsky Carrara Marble Quarries, Cava di Canalgrande #2, Carrara, Italy 2016 photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Anche sui temi caldi dell’ecologismo e della sostenibilità ambientale, quali l’inquinamento, l’urbanizzazione, la distruzione di habitat naturali, il cambiamento climatico vale la stessa cosa. Su tali temi, siamo immersi fino alle ginocchia. Però così non si riesce a scorgere l’orizzonte. Occorre poter vedere oltre. Il film Anthropocene – The Human Epoch di Edward Burtysky, Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier fa esattamente questo. Cambia la prospettiva. Il film partecipa e sarà presentato nel corso della 22ma Edizione del Festival CinemAmbiente nel Concorso Documentari Internazionali, sabato 1° giugno alle ore 20, al Cinema Massimo di Torino.

In che senso cambia la prospettiva? Nel senso che la macchina da presa si alza da terra, sale sempre più in alto e lì si ferma per osservare. Solo vedendo dall’alto è possibile capire l’enormità di quello che l’uomo sta facendo al Nostro Pianeta. E si avranno cave immense, discariche, reticolati urbani, fin dove occhio può vedere. Perché questa è la realtà dei fatti. Vedendo le consuete immagini ravvicinate si ha un’idea generica. Vedendo appunto quanto è grossa una discarica o quanto è grossa una miniera o un campo coltivato, una foresta diboscata, si può capire realmente.

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Il film si muove da questo principio. Il nostro pianeta, è in una nuova era geologica. Questo è quanto dichiarato da il gruppo di scienziati dell’Anthropocene Working Group. Secondo i risultati dei loro studi, l’Olocene, ovvero l’epoca geologica più recente del nostro pianeta (iniziata, verosimilmente 11.700 anni fa) in cui dovremmo essere tutt’ora, è finito. Ad esso, nei primi anni del XX secolo, è subentrato l’Antropocene, letteralmente l’era dell’uomo nuovo (da “Anthropos”, uomo e “kainos”, nuovo). Questo perché in merito all’evoluzione della Terra è l’Uomo l’unico vero responsabile. Se nelle ere precedenti, della durata di milioni di anni, erano gli eventi astronomici, sismici e climatici ad influire sulla fauna e sulla flora, l’evidenza scientifica ci dice che negli ultimi tempi non è stato così.

 

Phosphorus Mining
Edward Burtynsky Phosphor Tailings Pond #4, Near Lakeland, Florida, USA 2012 photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Ovviamente non stiamo parlando di deriva dei continenti, ma di eventi comunque rilevanti. Eventi che, in passato, hanno impiegato milioni di anni per evolversi e svilupparsi. Ora l’accelerazione è forte e sta avvenendo tutto nel giro di poco più di un secolo. Per rendere l’idea bisogna immaginare di avere un righello di cinquanta centimetri. Tutta la storia della Terra occupa tutta la lunghezza del righello. Il periodo del quale stiamo parlando è pochi millimetri sul bordo del righello. Un tempo infinitesimale.

Quello che succede è un fenomeno nuovo, per il quale il nostro pianeta difficilmente riesce a tenere il passo, se vogliamo dirlo ottimisticamente. Più realisticamente non lo fa. E ne paga le conseguenze in termini di estrazioni tecnofossili, cambiamento climatico e, in ultima istanza, estinzione. Come un imbuto inesorabile dell’oblio. Prima le specie animali. E poi noi. Quando toccherà a noi? Pianificheremo anche la nostra estinzione? Visto che è la prima era geologica in cui una sola specie determina l’evoluzione del Pianeta, una simile prospettiva non può stupire.

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Il documentario, narrato dal Premio Oscar Alicia Vikander, è solo un tassello. Solo un punto di vista. Perché Anthropocene fa parte di un grande progetto multidisciplinare omonimo. Il progetto si compone, oltre al film, di una mostra fotografica, di videoinstallazioni, e di un percorso didattico per bambini e ragazzi. Per le varie installazioni è possibile, tramite il download di una App gratuita per smartphone e tablet, immergersi ulteriormente nel percorso tramite esperienze di realtà aumentata. La mostra farà tappa in Europa, alla Fondazione MAST di Bologna dal 16 maggio al 22 settembre 2019.

Una iniziativa divulgativa a 360 gradi che mette insieme arte, fotografia, nuove tecnologie e il cinema. Un film con una visionarietà che rasenta la videoarte. Immagini a volo d’uccello di una bellezza disarmante, con geometrie quasi ipnotiche in alcuni punti. Terribilmente squadrate e ordinate. La bellezza delle immagini per raccontare qualcosa di terribile. Il brutto non ci attira. Solo se tutto è pulito liscio, bello, ordinato lo possiamo accettare. Le parole, i dati, le testimonianze che vediamo, leggiamo e sentiamo servono fino ad un certo punto. Dopo di che occorre cambiare prospettiva. Occorre alzarsi.

Anthropocene, l’Uomo cambia la Terra a CinemAmbiente 22 ultima modifica: 2019-05-28T08:00:08+00:00 da Emanuel Trotto

Nato a Biella nel 1989, si è laureato in Storia del Cinema presso il DAMS di Torino nel 2012, ha partecipato alla rassegna stampa per l’Università al 29, 30, 31mo Torino Film Festival e ha collaborato per il Festival CinemAmbiente 2014. Collabora per diversi blog di cinema e free culture (Il superstite) e associazioni artistiche (Metropolis). Ha diretto due cortometraggi: E Dio creò le mutande (2011), All’ombra delle foglie (2012).

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