Dumbo: Tim Burton e la sua favola animalista e anticonsumista

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Dumbo: Tim Burton e la sua favola animalista e anticonsumista ultima modifica: 2019-05-05T08:00:31+00:00 da Emanuel Trotto
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Il fatto

Nel 1919 il reduce di guerra Holt deve badare agli elefanti del circo Medici. Fra di essi vi è un cucciolo con le orecchie sproporzionatamente grandi. Viene battezzato Dumbo. Dapprima deriso, il cucciolo darà prova che essere diversi non è così male…

DumboBurtonPoster

Il commento

Il 27 marzo si è svolta la 64 edizione dei David di Donatello a Roma. In questa occasione è stato conferito come David Speciale alla Carriera a Tim Burton. Pochi giorni prima il regista ha presenziato, sempre a Roma, all’anteprima del suo ultimo film, DumboÈ stato accolto con tutti gli onori, e il red carpet è stato allestito come un circo. C’erano tendoni, clown, ballerine, ovviamente tutto nello stile più burtoniano possibile. Burton, al contrario, era vestito in maniera sobrissima. Deve essere stato curioso, dalla sua prospettiva, essere al centro di tutta la pacchianeria che da più di trent’anni cerca di smontare.

Cosa che anche il suo ultimo film fa, il tanto discusso e temuto remake in live action dell’omonimo classico Disney. Ancora più curioso è il fatto che la Disney, dopo aver licenziato Burton nel 1984 – per il cortometraggio Frankenweenie – lo abbia ripreso sotto la sua ala. Una  sorta di Sacro perdono in cui la libertà creativa che gli è stata conferita, da Alice in Wonderland al remake animato di Frankenweenie (2012), fino a questo film è una chiara prova. E Burton, lungi dal cospargersi il capo di cenere, ha colto ancora una volta l’occasione per lasciare il suo segno. Girando il migliore e il più interessante dei live action dei Classici che la Disney ha messo in campo.

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Dumbo è interessante perché non è il classico live action. Ovvero non fotocopia la trama e lo stile del film originale. Elimina gli animali parlanti, elimina personaggi che potevano risultare secondari, elimina i numeri musicali. Le canzoni restano, riarrangiate da Danny Elfam quasi un sottofondo, un commento interno ed esterno alla finzione. Concentra l’attenzione unicamente su Dumbo, attorno al quale ruotano personaggi umani.

È ambientato nel 1919, dopo la Grande Guerra. Al circo Medici, in tour per gli Stati Uniti, torna, mutilato ad un braccio, Holt Farrier, addestratore di cavalli. Dovrà fare i conti con la sua condizione, a crescere i due figli Milly e Joe, e alla sua nuova mansione nel circo. Egli non può riprendere il suo vecchio numero perché i cavalli sono stati venduti.

La sua nuova mansione sarà di prendersi cura del nuovo acquisto del circo, un elefante indiano gravido che, di lì a poco partorisce un cucciolo. Il cucciolo viene disprezzato dapprima dal direttore del circo, che decide comunque di presentarlo al pubblico nel successivo show. L’elefantino viene poi deriso dal pubblico quando diviene evidente il suo “difetto”, ovvero le orecchie gigantesche. Esse erano l’oggetto del disprezzo del direttore. La madre elefantessa interviene nel tentativo di difenderlo. Ciò causa la distruzione del circo e viene quindi allontanata dal suo piccolo, e rivenduta.

Come nel film originale il piccolo elefante, poi battezzato Dumbo, viene relegato al numero dei pagliacci pompieri. E qui, proprio grazie ad una piuma, scoprono tutti che può volare. Fin qui la trama, ricorda, vagamente, l’originale. Ma si ferma qui perché il secondo atto di questo film introduce nuovi personaggi, il magnate Vandevere e la sua amante e trapezista, Colette. Vandevere è proprietario del più grande parco divertimenti della nazione, Dreamland, e vuole Dumbo come nuova attrazione. Per farlo l’intero circo Medici viene messo sotto contratto.

Dumbo 2019

Proprio in questa seconda parte, in particolare nell’ultimo atto della storia, Burton colpisce in maniera pachidermica. Ancora una volta la sua è una critica enorme contro il consumismo, contro la bellezza artefatta e infarcita di false promesse. Non è un caso che lui ambienta il film nel ‘19 quando l’America si sta lanciando con destrezza nella bolla dell’età del jazz. Bolla che esploderà un decennio dopo, lasciando un Paese e il mondo a terra.

Di ciò c’è il presagio proprio con Dreamland. Il parco è colorato, gigantesco e vivace ma è sotto un cielo nuvoloso, e di fronte a caseggiati fatiscenti. Puoi vivere il sogno e farti consumare da esso a pochi centesimi alla volta. La crudeltà di questa psicologia viene espressa con un cinismo inaudito per un film per ragazzi. Per certi versi è uno dei film di Burton più feroci. Nulla è bello, nemmeno essere trasformato in un fenomeno da baraccone.

L’unicità ancora una volta, in Burton, è fonte di umiliazione, derisione, cinismo da parte del prossimo. Ancora più evidente quando il protagonista è un animale in un circo. In cui la dignità non esiste. Quanto avevamo previsto, mesi fa, quando di questo film non si aveva in mano che il trailer, ora lo possiamo confermare e sottoscrivere. Riporto quello che scrissi allora:

«Il classico più remunerativo di Walt Disney dai tempi di Biancaneve e i sette nani porta a pensare. Si pensa ai tanti elefantini che perdono la loro mamma a causa del bracconaggio. O a tutti gli elefanti che vengono strumentalizzati e maltrattati. (…) Questo per mano di uomini avidi e pagliacci che pensano solo ai soldi e all’autoaffermazione».

A visione del film avvenuta, e dopo averci riflettuto a lungo, non credo ci sia altro da aggiungere. In un momento di crisi creativa della Disney, Burton la affossa ulteriormente, a livello ideologico. E a noi spettatori piace così Burton. Per questo ho detto che sarebbe stato curioso vedere quella serata d’anteprima coi suoi occhi. Sarà stato sì felice dell’accoglienza ricevuta, dell’amore del suo pubblico. Ma dentro di lui, avrà maliziosamente sogghignato. Perché siamo caduti ancora una volta nella sua trappola. E siamo felici, perché così facendo, un pezzetto alla volta, ci sta liberando.

Scheda film

  • Regia: Tim Burton;
  • Sceneggiatura : Ehren Kruger, liberamente ispirato alla storia scritta da Helen Aberson;
  • Interpreti: Colin Farrell (Holt Farrier), Michael Keaton (V.A. Vandevere), Danny DeVito (Max Medici), Eva Green (Colette Marchant), Alan Arkin (J.Griffin Remington), Nico Parker (Milly Farrier), Finley Hobbins (Joe Farrier), Joseph Gatt (Neils Skelling), Sharon Rooney (Miss Atlantis), Michael Buffer (Bates);
  • Origine: USA, 2019;
  • Durata: 112′
  • Temi : CINEMA, ANIMALI

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Nato a Biella nel 1989, si è laureato in Storia del Cinema presso il DAMS di Torino nel 2012, ha partecipato alla rassegna stampa per l’Università al 29, 30, 31mo Torino Film Festival e ha collaborato per il Festival CinemAmbiente 2014. Collabora per diversi blog di cinema e free culture (Il superstite) e associazioni artistiche (Metropolis). Ha diretto due cortometraggi: E Dio creò le mutande (2011), All’ombra delle foglie (2012).

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