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TAV e amianto: la denuncia di Medicina Democratica

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TAV e amianto: la denuncia di Medicina Democratica ultima modifica: 2019-03-25T08:00:39+00:00 da Davide Mazzocco
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I bandi per le assunzioni per i lavori del Terzo Valico Dei Giovi e l’Osservatorio Ambientale del Ministero dell’Ambiente menzionano la presenza di amianto

Da trent’anni Medicina Democratica, il Movimento di lotta per la salute, si occupa della TAV: una battaglia lunga, combattuta lontano dai riflettori dei media mainstream che raccontano l’opera come avamposto del progresso e chiave di volta del futuro economico del Paese.

Parallelamente alle questioni socio-economiche che occupano il dibattito pubblico da mesi – con l’analisi costi-benefici utilizzata come perno dei rapporti di forza all’interno del Governo gialloverde –, le questioni relative alla salute e all’ambiente vengono marginalizzate, quando non completamente trascurate.

In un comunicato di alcuni giorni fa Medicina Democratica ha portato alla luce un bando pubblicato lo scorso anno da diversi siti, fra cui quello dell’Acli Alessandria, in cui viene offerta l’assunzione a 25 minatori, per i quali è richiesta “quinquennale esperienza in contesti di grandi opere, scavo in sotterraneo di gallerie grisuntuose e con presenza di amianto”.  

Si tratta di una delle offerte di lavoro a chiamata del COCIV, il Consorzio Collegamenti Integrati Veloci di Genova, per la Grande Opera del Terzo Valico Dei Giovi: “Se ci fossero ancora dubbi, questa è la conferma ‘ufficiale’ di quanto temuto e da tempo da noi denunciato e cioè la presenza di amianto, che riguarda tutti i territori interessati da gallerie, non solo del Terzo Valico, ma dall’intero progetto TAV, e che può avere conseguenze la cui portata è difficilmente prevedibile” spiegano Fulvio Aurora ed Enzo Ferrara di Medicina Democratica.

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“Ciò che desta ulteriore grave allarme – aggiungono infatti Aurora e Ferrara – è la colpevole assenza del tema dell’impatto ambientale e sanitario nel defatigante e poco edificante tira e molla governativo, con il rinvio a dopo le elezioni europee delle decisioni da prendere. Non una parola sui gravi pericoli per la salute, non solo per i lavoratori ma per tutti gli abitanti di quei luoghi: la popolazione locale dovrebbe subire  l’invasione e la devastazione del proprio territorio per decenni, assieme al pericolo di perdere preziosissime risorse idriche, e dovrà condividere con i minatori, gli operai e gli addetti alla movimentazione di terreno, ghiaia e altri materiali di scavo, tutti i rischi connessi al trasporto di sostanze pericolose, amianto in primis. In sintesi, verrà sconvolto l’equilibrio idrogeologico della Val di Susa per l’intercettazione e l’inquinamento delle falde, a causa del traforo sotto la montagna dell’Ambin e per il rischio costituito dai cantieri in alta valle, una zona a rischio alluvionale, attraversata dal fiume Dora Riparia”.

Se non fosse sufficiente l’ammissione delle imprese interessate ai lavori, è l’Osservatorio Ambientale del Ministero dell’Ambiente a dire che “la possibilità di incontrare rocce contenenti ‘amianto’ durante le fasi di scavo è un evento atteso”, tanto da prevedere un Protocollo Amianto.

Lo smarino ovverosia il materiale roccioso estratto dalla galleria dovrà essere spostato e lavorato in un cantiere a cielo aperto, previsto in alta valle, a Salbertrand, per essere poi collocato nella ex cava di Caprie, in bassa valle, oppure nella cava di Torrazza, sul fiume Po, dopo Chivasso, a quasi 100 km di distanza.

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Cosa succederà quando gli operai troveranno l’amianto? Gli articoli 13 e 14 della legge regionale 30/2008 Norme per la tutela della salute, il risanamento dell’ambiente, la bonifica e lo smaltimento dell’amianto parlano chiaro: “se nelle attività industriali di estrazione si incontrano materiali contenenti amianto, i lavori sono immediatamente sospesi ed è avvisata l’ASL competente per territorio” e “per gli interventi di movimentazione, le lavorazioni e gli sbancamenti di terreno per la realizzazione di qualsiasi opera edilizia o infrastrutturale (…) viene predisposta un’analisi geologica preventiva per accertare l’eventuale presenza di amianto (…) al fine di prevedere le precauzioni per la realizzazione dei lavori nel rispetto della sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente”.

Se da una parte occorre prevenire nuove esposizioni all’asbesto, dall’altra il Piemonte ha disatteso i dispositivi giuridici della legge regionale 30/2008 e le disposizioni della Conferenza Stato-Regioni del 22.02.2018:  “A differenza di Emilia Romagna e Lombardia, la Regione Piemonte non ha ancora provveduto a redigere il Registro degli Esposti all’amianto e tantomeno ha sottoposto i circa 17mila esposti piemontesi alla dovuta sorveglianza sanitaria. Già da tempo, inoltre, la Regione avrebbe dovuto creare un centro specifico per le visite, la sorveglianza e l’assistenza agli esposti all’asbesto, cosa che non è stata fatta” aggiunge Enzo Ferrara.

La questione amianto troppo spesso trascurata nel dibattito sulla TAV resta un tema caldissimo così come le conseguenze sulla salute di cantieri che durerebbero anni: “Se ancora non si è capito cosa sta succedendo nel clima e nell’ambiente si può chiedere a Greta Thunberg! In realtà le alternative al TAV ci sono già: il tunnel del Frejus consente il passaggio di merci, anche in container più grandi, mentre per il trasporto merci su rotaie in Francia gli standard del TAV sono decisamente sovradimensionati, in quanto le merci viaggiano su sagome ferroviarie  PC45, pienamente soddisfatte dal tunnel esistente!” concludono Aurora e Ferrara.

[Foto Pixabay]

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Giornalista e saggista, ha scritto di ecologia, ambiente e mobilità sostenibile per numerose testate fra cui Ecoblog, La Nuova Ecologia, Terra, Narcomafie, Slow Food, Ciclismo, Alp ed ExtraTorino. Ha pubblicato numerosi saggi fra cui “Giornalismo online” e “Propaganda Pop”.

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