Sale da cucina

Microplastiche, è invasione: contaminato anche il sale da cucina

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Microplastiche, è invasione: contaminato anche il sale da cucina ultima modifica: 2018-10-19T15:18:03+00:00 da Evelyn Baleani
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Siamo invasi dalle microplastiche: persino il sale da cucina ne è contaminato. Pesantemente, nel caso del sale che proviene dai Paesi del Sudest asiatico, dove si registra il maggiore livello di inquinamento marino da plastica usa e getta. Ma nemmeno l’Italia è esclusa. Sale marino contaminato dalle microplasticheA rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista internazionale Environmental Science & Technology, nato dalla collaborazione tra Greenpeace e l’Università di Incheon in Corea del Sud.

Microplastiche nel sale da cucina: lo studio

La ricerca ha preso in esame 39 campioni di sale marino, di miniera e di lago, provenienti da diverse nazioni. Tra questi, ben 36 campioni, corrispondenti al 92%, sono risultati contaminati da microplastiche costituite da Polietilene, Polipropilene e Polietilene Tereftalato (PET), ossia la tipologia di plastica più usata per produrre imballaggi usa e getta. Il livello di contaminazione più elevato è stato registrato nel sale proveniente dall’Asia, con picchi fino a 13mila microplastiche in un campione indonesiano. I tre campioni di sale con provenienza italiana, due di tipo marino e uno di miniera, hanno evidenziato un numero di particelle compreso tra 4 e 30 unità per chilogrammo.

In generale, è stata osservata una maggiore presenza di microplastiche nei campioni di sale marino (tra 0 e 1674 microplastiche per chilo, escludendo il campione indonesiano), seguiti dai campioni provenienti da laghi salati (tra 28 e 462 microplastiche per chilo) e dalle miniere (tra 0 e 148 microplastiche per chilo).

Quali soluzioni adottare?

Numerosi studi hanno già dimostrato la presenza di plastica in pesci e frutti di mare, acqua di rubinetto e adesso anche nel sale da cucina. Questa ricerca conferma la gravità dell’inquinamento da plastica e come per noi sia ormai impossibile sfuggire a tale contaminazione“.

Questo il commento sullo studio da parte di Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia, che prosegue evidenziando come sia necessario fermare l’inquinamento alla radice e come sia “fondamentale che le grandi aziende facciano la loro parte, riducendo drasticamente l’impiego della plastica usa e getta per confezionare i loro prodotti“.

Secondo Kim Seung-Kyu, professore dell’Università di Incheon e autore dello studio, invece, “per limitare la nostra esposizione alle microplastiche, sono necessarie misure preventive riguardo l’immissione di plastica in mare, una migliore gestione dei rifiuti in ambiente terrestre e, soprattutto, la riduzione della produzione di rifiuti in plastica”.
Plastica monousoTra le tante iniziative di sensibilizzazione sul tema attualmente in corso, ricordiamo la petizione lanciata dalla stessa Greenpeace per chiedere ai grandi brand mondiali di prendere le distanze dalla plastica usa e getta, partendo dalla riduzione di contenitori e imballaggi monouso prodotti con questo materiale, che sta letteralmente devastando i nostri ecosistemi.

Per firmare la petizione, già sottoscritta da quasi due milioni di persone in tutto il mondo, basta digitare l’indirizzo: no-plastica.greenpeace.it.

Microplastiche, è invasione: contaminato anche il sale da cucina ultima modifica: 2018-10-19T15:18:03+00:00 da Evelyn Baleani
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Web Content Editor freelance. Si occupa di contenuti per i media (TV e Web) dal 2000. Dopo aver lavorato per alcuni anni in redazioni di società di produzione televisiva e Web Agency, ha deciso di spiccare il volo con un’attività tutta sua. Le sue più grandi passioni oltre l'ambiente? Il Web, la scrittura e la Spagna.

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