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Moda green: le 5 innovazioni che stanno rendendo il mondo del fashion sempre più amico dell’ambiente

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Moda green: le 5 innovazioni che stanno rendendo il mondo del fashion sempre più amico dell’ambiente ultima modifica: 2018-07-25T08:00:13+00:00 da Alessandra Varotto
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Come è noto le mode vanno e vengono, ma la passione per l’abbigliamento e per i materiali eco-compatibili e sostenibili sembra ormai una tendenza consolidata, destinata a crescere e durare nel tempo. E se fino a qualche tempo fa la moda green e sostenibile è stata perlopiù appannaggio di piccoli brand e start-up che si rivolgevano ad un pubblico di nicchia, nell’ultimo periodo le proposte e le iniziative green si sono moltiplicate anche da parte dei grandi nomi e maison storiche del mondo della moda.

Ecco a voi quindi una panoramica delle idee più innovative, sostenibili e green, destinate a modificare il modo in cui i nostri vestiti in futuro saranno prodotti, venduti e riciclati.

Moda green dal riutilizzo dei tessuti di scarto

Tonlé, una casa di moda fondata dalla designer Rachel Faller in Cambogia, produce quella che può essere definita a tutti gli effetti “moda a scarto zero”. La società, infatti, confeziona abiti, gioielli e accessori a partire dal riciclo di pezze e tessuti scartati dalle grandi fabbriche di abbigliamento locali. Non si butta via nulla: i pezzi di tessuto di dimensioni maggiori vengono utilizzati così come sono, oppure vengono ridotti in piccole strisce che sono successivamente cucite assieme fra loro. Ma si riutilizzano anche i frammenti più piccoli, per ricavarne una bellissima carta grezza.

Tonlé non è sola sulla via del riuso dei tessuti. Un numero crescente di aziende – dalle piccole start-up dedicate ai brand di lusso – sta iniziando ad abbracciare la filosofia dell’upcycling. E dato l’impatto estremamente negativo dei rifiuti originati dai tessuti e vestiti usati, noi non potremmo essere più contenti.

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L’abbigliamento e i filati dai tessuti di scarto di Tonlé.

Pelle? Sì, ma vegetale o prodotta in laboratorio

Il mondo della moda è da tempo alla ricerca di alternative ecologiche alla pelle, che non danneggino né gli animali né il nostro Pianeta (la produzione di pellame, infatti, richiede l’impiego di numerose sostanze chimiche, nonché l’utilizzo di moltissima acqua ed energia durante l’intero processo). E se le eco-pelli in plastica non sono migliori in termini di impatto ambientale, la pelle prodotta in laboratorio potrebbe invece costituire un’efficace soluzione al problema. Lo scorso anno la start-up statunitense Modern Meadow ha presentato una linea d’abbigliamento basata sull’utilizzo di pelle “biofabbricata”, ovvero prodotta in laboratorio senza l’impiego di animali. Il processo si basa sulla produzione di collagene che è l’elemento costitutivo di un prodotto finale estremamente simile alla pelle vera.

Ma le alternative alla pelle animale non finiscono qui. Dal mondo vegetale arrivano le eco-pelli derivate dagli scarti di lavorazione del vino (ne abbiamo parlato qui) e dai funghi. Phil Ross e il team di MycoWorks – un gruppo di ingegneri, progettisti e scienziati di San Francisco – stanno sviluppando una serie di bio-materiali proprio a partire dal micelio (le “radici” dei funghi), estremamente versatili e trasformabili in vestiti, borse, pantaloni (ma anche mobili e mattoni). Il tessuto a base di funghi può risultare duro e resistente oppure soffice e poroso, a seconda della quantità di luce, umidità, anidride carbonica, temperatura e tipologia di substrato sul quale viene sviluppato (canapa, paglia, trucioli di legno, etc.). È atossico, impermeabile e resistente al fuoco, e può essere tinto naturalmente di qualsiasi colore.

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La pelle dal micelio dei funghi di MycoWorks.

Moda green dal riciclo della plastica recuperata in mare

L’inquinamento di mari e oceani è uno dei problemi più seri che affliggono il nostro pianeta. Per combatterlo, alcune start-up hanno messo a punto delle idee ingegnose e di tendenza. Norton Point Sunglasses, ad esempio, ha sviluppato una linea di occhiali da sole realizzati completamente in plastica recuperata in mare.

Ecoalf, società spagnola fondata nel 2009 da Javier Goyeneche, invece, punta a sfruttare ciò che è stato già sfruttato attraverso la produzione di capi d’abbigliamento e accessori a partire da materie prime 100% riciclate, come ad esempio bottiglie di plastica e reti da pesca. Queste ultime, in particolare, vengono utilizzate per produrre le sneakers Ocean Waste. Queste eco-calzature sono realizzate interamente in PET riciclato ottenuto dalle reti da pesca recuperate con l’aiuto dei pescatori nel mar Mediterraneo, e le loro suole sono fatte di alghe. Attualmente il progetto, iniziato con la raccolta delle reti nella costa di Levante (Spagna), è in espansione anche in Tailandia.

Un’idea, quella di utilizzare la plastica oceanica per produrre sneakers sostenibili, a cui strizzano l’occhio anche due brand celebri come Adidas e Stella McCartney.

Abbigliamento a base di alimenti (e scarti alimentari)

Del fatto che gli scarti alimentari non debbano essere trattati come rifiuti ma come risorse preziose dai mille utilizzi alternativi, ve ne avevamo già parlato qui. Nel mondo della moda green questo principio trova concreta applicazione attraverso una serie di progetti veramente interessanti.

Antonella Bellina ed Elisa Volpi dell’azienda pisana Due di Latte, ad esempio, credono che il latte non sia soltanto un alimento da bere, ma anche da indossare. La fibra di latte infatti è fresca, leggera e assorbe bene il sudore. Il tutto idratando al contempo la pelle di chi la indossa, come una crema. Oltre ad essere smart, quello ottenuto dalla fibra di latte è anche un tessuto green. Viene prodotto infatti a partire dalle proteine del latte vaccino: dallo scarto della lavorazione di 6 litri di latte si può ottenere la quantità di filato necessaria per produrre un abito da sera.

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L’eco-tessuto dalle fibre di latte di Due di Latte.

La start-up statunitense Circular Systems, invece, ha messo a punto un processo in grado di convertire alcuni scarti alimentari e agricoli – come ad esempio le bucce di banana, le foglie di ananas e i fusti delle piante di lino, canapa e canna da zucchero – in fibre naturali indossabili, utilizzabili per produrre capi di abbigliamento. Il bello di questa tecnologia? Che può essere impiegata direttamente dagli agricoltori per riutilizzare i sotto-prodotti di lavorazione delle loro colture, evitando in questo modo lo spreco di risorse e originando una fonte di entrate aggiuntive.

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Circular Systems produce tessuti indossabili a partire da scarti alimentari e sottoprodotti di lavorazioni agricole.

Ma non è finita qui. Anche le gomme da masticare possono trasformarsi in accessori di tendenza. Dalla collaborazione fra IAmsterdam, il marchio d’abbigliamento Explicit Wear e Gumdrop, azienda specializzata nel riciclo dei chewing gum, qualche mese fa è nata Gumshoe, una sneaker acquistabile online la cui suola è realizzata per il 20% con le gomme da masticare raccolte per le strade della capitale olandese.

Tessuti che combattono l’inquinamento

C’è una maglietta, 100% italiana, che è in grado di ripulire l’aria assorbendo una quantità di smog pari a quello prodotto da due automobili. Il suo nome è RepAir, ed è la risposta della start-up torinese Kloters al problema dell’inquinamento dell’aria in città. Grazie alla sua particolare composizione, il tessuto di cui è composta RepAir non necessita di essere attivato o alimentato da fonti energetiche esterne, ma lavora in totale autonomia assorbendo le sostanze inquinanti, ma anche i cattivi odori.

Siete a conoscenza di altre iniziative di moda green? Condividetele con noi e con gli altri lettori di eHabitat nei commenti!

Immagine di copertina: Tonlé.

Moda green: le 5 innovazioni che stanno rendendo il mondo del fashion sempre più amico dell’ambiente ultima modifica: 2018-07-25T08:00:13+00:00 da Alessandra Varotto

Appassionata di sostenibilità, comunicazione e innovazione, ha conseguito un dottorato in Social Marketing for Sustainability presso l’Università degli Studi di Padova e la University of Exeter (Uk), e un master in comunicazione digitale allo IUSVE di Venezia con una tesi sul digital storytelling della CSR nel settore food. Collabora con diversi enti ed aziende in qualità di communication project manager. TEDx speaker, nel tempo libero ama studiare e visitare luoghi nuovi vicini e distanti, dove fare lunghe passeggiate all’aria aperta godendo della gioia e della meraviglia che la natura è in grado di suscitare.

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