Grande Muraglia Verde: una frontiera contro la desertificazione in Africa

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Grande Muraglia Verde: una frontiera contro la desertificazione in Africa ultima modifica: 2018-06-17T08:00:26+00:00 da Davide Mazzocco
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La Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità 2018 è l’occasione per scoprire l’ambizioso progetto che coinvolge 20 paesi africani della regione sahelo-sahariana

La storia ci ha abituato a muri fatti per dividere e difendere, per separare ciò che dovrebbe e potrebbe stare insieme, ma la Grande Muraglia Verde che sta nascendo in Africa non ha nulla a che fare con quella cinese eretta dell’imperatore Qin Shi Huang, con i muri costruiti nel secolo scorso o con le barriere innalzate in tempi più recenti nel maldestro e anacronistico tentativo di arginare i flussi migratori.

Già perché il progetto della Great Green Wall for the Sahara and Sahel Initiative che coinvolge 20 paesi della regione sahelo-sahariana (Algeria, Burkina Faso, Benin, Ciad, Capo Verde, Gibuti, Egitto, Eritrea, Etiopia, Ghana, Libia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal, Somalia, Sudan, Gambia, Tunisia) ha come principale obiettivo la lotta ai cambiamenti climatici e alla desertificazione.

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Nei territori della fascia sahariana e saheliana a vocazione agro-silvo-pastorale lo sviluppo socio-economico, la sicurezza alimentare e i bisogni alimentari sono fortemente connessi alla disponibilità di risorse naturali (terre arabili, risorse idriche, forestali e pastorali) e ai modi di gestione delle stesse. Il progetto della Grande Muraglia Verde è nato per contrastare gli effetti della desertificazione, della variabilità climatica e della pressione antropica in atto nel Sahel da decenni.

Dall’idea di partenza – creare una barriera di alberi – il progetto della Grande Muraglia Verde si è evoluto in una pianificazione di più ampio respiro finalizzata al rafforzamento degli ecosistemi della regione, alla protezione del patrimonio rurale e al miglioramento della sicurezza alimentare e delle condizioni di vita della popolazione dei Paesi coinvolti.

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Il primo a ipotizzare la creazione di una barriera verde nell’Africa sub-sahariana fu l’ambientalista Richard St. Barbe Baker: nel 1952, durante una spedizione nel Sahara, propose la creazione di una fascia verde di 50 km in opposizione all’avanzata del deserto. Per mezzo secolo l’idea visionaria di St. Barbe Baker rimase lettera morta. Nel 2002, al summit straordinario tenutosi a N’Djamena, in Ciad, l’idea è stata riproposta in occasione della Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità che, come oggi, si celebra ogni 17 giugno. Tre anni dopo, alla Conferenza dei capi di Stato e di Governo della Comunità degli stati del Sahel e del Sahara tenutasi l’1 e il 2 giugno 2005 a Ouagadougou (Burkina Faso), il progetto è stato finalmente approvato.

La Grande Muraglia Verde è, senza ombra di dubbio, il più ambizioso progetto di contrasto alla desertificazione al mondo: con i suoi 8000 km è qualcosa di più di un semplice impianto di alberi. Gli obiettivi potrebbero essere riassunti in sette punti: 1) sviluppare un territorio fertile, 2) migliorare la sicurezza alimentare delle popolazioni africane, 3) sviluppare i lavori “green”, 4) ridurre le ragioni che costringono le popolazioni africane a migrare, 5) aumentare le opportunità di business e delle imprese commerciali, 6) proporre un simbolo di pace in un contesto in cui i conflitti smembrano le comunità, 7) aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici in un’area in cui ci si attende che le temperature aumentino più rapidamente che in qualsiasi altro luogo sulla Terra.

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Il progetto è sicuramente molto ambizioso e per raggiungerlo si stanno applicando le più moderne tecniche di captazione e distribuzione delle risorse idriche.

Nel 2015 i paesi membri delle Nazioni Unite si sono accordati per includere fra gli obiettivi dello sviluppo sostenibile iniziative volte a ridurre e invertire i processi di desertificazione. Anche in Cina si sta lavorando a una Grande Muraglia Verde per arginare l’espansione del deserto del Gobi cresciuto, dal 1950 a oggi, di un milione di chilometri quadrati (una superficie superiore a quella di Francia e Italia).

Attualmente le terre aride rappresentano il 40% della superficie delle terre emerse, interessano più di 100 Paesi e ospitano 2,3 miliardi di persone. Progetti analoghi a quelli di Africa e Cina sono attualmente in atto in Cile, Perù, Colombia, Madagascar, Sri Lanka, Thailandia e Cambogia.

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Un paradosso se si pensa alle deforestazioni in atto in Amazzonia, Argentina e Indonesia per far posto a monocolture come quella della soia e delle palme da olio.

Recuperare aree desertificate come quella della Grande Muraglia Verde significa assorbire carbonio, ricostruire la biodiversità e gli equilibri idrici, l’agricoltura e i mercati, in poche parole creare i presupposti perché la gente non debba abbandonare la propria terra e mettersi in viaggio verso luoghi più accoglienti e un futuro migliore.

Foto | Great Green Wall e Grande Muraille Verte

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Giornalista e saggista, ha scritto di ecologia, ambiente e mobilità sostenibile per numerose testate fra cui Ecoblog, La Nuova Ecologia, Terra, Narcomafie, Slow Food, Ciclismo, Alp ed ExtraTorino. Ha pubblicato numerosi saggi fra cui “Giornalismo online” e “Propaganda Pop”.

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