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CinemAmbiente 2018: dalla semina alla bagna cauda, il ciclo annuale di Fratello Aglio

in Agricoltura|Cinema
CinemAmbiente 2018: dalla semina alla bagna cauda, il ciclo annuale di Fratello Aglio ultima modifica: 2018-06-03T07:50:20+00:00 da Davide Mazzocco
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A CinemAmbiente il documentario di Andrea Parena sulla coltivazione dell’aglio e sulla tradizione delle “ressie”

Anche se proviene dall’India, dalla Siberia e dall’Asia Centrale l’aglio è diventato uno dei pilastri della cucina europea, si pensi al frequente impiego che ne viene fatto nelle cucine del Portogallo, della Francia meridionale, dell’Albania e della Grecia. Il frutto di questa pianta bulbosa è fondamentale per la bagna cauda, una delle ricette più tipiche della tradizione gastronomica piemontese.

Fratello Aglio di Andrea Parena, in programma a CinemAmbiente (Torino, 31 maggio – 5 giugno 2018) lunedì 4 giugno, alle ore 16.30, al Cinema Massimo 1, documenta il ciclo della coltivazione di questa pianta, dalla semina (novembre) al raccolto (fine giugno), passando attraverso la medicazione con la fuliggine (marzo/aprile) e la crescita (maggio/giugno).

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La coltivazione dell’aglio

Andrea Parena (di cui ricordiamo la regia di Nozze d’Agosto e la sceneggiatura di Rata Nece Biti) racconta un mondo rurale che conosce bene alternando le sequenze della coltivazione di Severino Parena al racconto di Maria Lagna Sandrone, pluripremiata alla festa delle ressie di Buttigliera d’Asti: “L’idea è nata in famiglia, parlando con mio padre – spiega il regista e produttore di Baby Doc –. Mombello è il suo paese natale.

Severino è un nostro cugino e continua a coltivare l’aglio seguendo gli insegnamenti di Maria, che ha novantacinque anni ed è la decana delle ‘ressie’ di Mombello. Ai tempi di Maria l’aglio rappresentava un’importante fonte di reddito familiare. Dopo il raccolto veniva portato al mercato di Chieri in bicicletta dalle donne come Maria ed esposto in piazza”.

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Il regista Andrea Parena

L’aglio veniva presentato in lunghe trecce e a Buttigliera d’Asti veniva assegnato annualmente un premio per le trecce più lunghe e per quelle che venivano intrecciate in modo fitto ed uniforme: “Le trecce servivano appunto per poterlo trasportare ed esporre comodamente. In più la loro bellezza poteva attirare il cliente e stimolarlo all’acquisto” continua Parena.

Fra etnografia e antropologia, Fratello Aglio oltre alle ressie racconta tutto ciò che la tradizione della coltivazione dell’aglio porta con sé, dal raccolto fissato dopo la festa di San Giovanni (24 giugno) alla gara delle trecce di San Bernardo (21 agosto), dall’abitudine di usare la cenere raccolta durante l’inverno per la medicazione di inizio primavera agli incontri conviviali per mangiare la bagna cauda a novembre.

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Severino Parena in una scena del documentario “Fratello Aglio”

Ed è proprio così che si conclude il documentario, con la chiusura di un cerchio: un anno dopo la semina ci si ritrova intorno a un tavolo per consumare il rito tutto piemontese della bagna cauda.

Foto | Baby Doc

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Giornalista e saggista, ha scritto di ecologia, ambiente e mobilità sostenibile per numerose testate fra cui Ecoblog, La Nuova Ecologia, Terra, Narcomafie, Slow Food, Ciclismo, Alp ed ExtraTorino. Ha pubblicato numerosi saggi fra cui “Giornalismo online” e “Propaganda Pop”.

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