white-rhino-2296437_640-min

Sesta estinzione: cosa sapere per provare a fermarla

in Animali
Sesta estinzione: cosa sapere per provare a fermarla ultima modifica: 2018-04-18T08:00:31+00:00 da Davide Mazzocco
da

Ogni anno 30mila specie della tassonomia linneiana finiscono nell’oblio. Una mostra del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino ha fatto il punto della situazione sugli animali estinti e su quelli a rischio

Il principale responsabile della sesta estinzione? L’uomo, non ci sono più dubbi. Le conseguenze dell’Antropocene che, anno dopo anno, producono danni sempre più ingenti alle popolazioni e alle economie hanno fatto scomparire o rischiano di far scomparire molte specie animali, tanto nei mari e negli oceani come nelle foreste e nei deserti.

Si stima che dal 1500 a oggi l’attività umana abbia portato alla scomparsa di almeno 300 vertebrati e che, ogni anno, l’impatto dell’inquinamento delle acque e degli ambienti e le conseguenze del riscaldamento globale portino alla scomparsa di circa 30mila specie.

Dalla tassonomia linneiana spariscono quotidianamente specie di cui ci rimangono solamente fotografie o disegni. La mostra Estinzioni del Museo Regionale di Scienze Naturali, ospitata alla Sala Mostre della Regione Piemonte dal 10 novembre 2017 al 14 febbraio 2018, ha presentato a migliaia di visitatori la progressiva perdita di biodiversità che ha spinto gli scienziati di tutto il mondo a parlare di sesta estinzione.

estinzione: rinoceronte
Il rinoceronte è diventato uno dei simboli delle specie a rischio d’estinzione

Ogni specie estinta ci racconta una storia di sopraffazione e di incuria. L’ultimo esemplare di alca impenne (Pinguinus impennis) è stata vista al largo dell’Isola di Terranova, in Canada, nel 1852. A provocarne la scomparsa è stata la caccia spietata delle popolazioni del Nord America che ne utilizzavano la carne come alimento e il grasso come combustibile a basso costo.

Ancor più antica è la scomparsa del dodo (Raphus cucullatus), un grosso uccello non volatore appartenente alla famiglia dei columbidi, scomparso fra il 1662 e il 1693 a causa della distruzione del suo habitat e l’introduzione di maiali, cani, gatti e ratti nelle isole Mauritius.

Anche l’emù nero (Dromaius novaehollandiae minor), altro uccello inabile al volo, si è estinto dopo la caccia dei coloni e dei navigatori giunti sull’isola di King all’inizio dell’Ottocento.

L’estinzione del leone berbero (Panthera leo leo) è il frutto di uno sfruttamento durato per molti secoli, dall’utilizzo fatto dai Romani nelle arene all’approvvigionamento per serragli e ménagerie, a partire dal Settecento.

A contribuire alla scomparsa nel corso del XX secolo sono stati la caccia indiscriminata e la contrazione degli habitat e ora di questo felino non ci restano che sterili tassidermie da museo.

leone berbero-min
Il leone berbero si è estinto nel corso del XX secolo

Di alcune specie è nota addirittura la data della definitiva scomparsa: il 7 settembre 1936 allo zoo di Hobart, in Tasmania, morì Benjamin, ultimo esemplare di tilacino (Thylacinus cynocephalus), un marsupiale carnivoro sterminato dagli allevatori di Australia, Tasmania e Nuova Guinea perché considerato una minaccia per mandrie e greggi.

tilacino estinto-min
L’ultimo esemplare di tilacino è morto il 7 settembre 1936

La storia delle specie a rischio d’estinzione, invece, è tutta da scrivere. Conoscere il grado di minaccia per ogni specie è cruciale per poter mettere in pratica efficaci progetti di conservazione. A redigere la “lista rossa” nella quale vengono elencate le specie animali e vegetali a rischio è l’UICN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura).

La classificazione è suddivisa in nove categorie: Estinta (EX), Estinta in ambiente selvatico (EW), In Pericolo Critico (CR), In Pericolo (EN), Vulnerabile (VU), Quasi minacciata (NT), Minor Preoccupazione (LC), Carente di dati (DD) e Non Valutata (NE).

grey-parrot-1140551_960_720-min
Il pappagallo cenerino è in pericolo di estinzione anche a causa dell’eccessivo prelievo a scopi commerciali

Fra gli animali in pericolo critico ci sono la lucertola delle Eolie (Podarcis raffonei) e lo storione comune (Acipenser sturio), mentre la mantella arlecchino (Mantella cowanii), il pappagallo cenerino (Psittacus erithacus) e il geco dai grandi occhi (Paroedura masobe) sono in pericolo, quindi un poco più sicuri delle specie precedentemente elencate.

La lince europea (Lynx lynx) è classificata fra le specie a minor preoccupazione grazie all’attività di ripopolamento fatta nella Penisola iberica; stessa categoria per l’orso bruno (Ursus arctos) che, in Italia, sopravvive con due popolazioni distinte, una sull’arco alpino e l’altra sugli Appennini.

lynx-2817433_640-min
La lince europea sta tornando a diffondersi nelle zone più selvagge di Spagna, Portogallo e Slovenia

Una della cause più frequenti di estinzione delle faune contemporanee è l’introduzione di specie aliene: l’occupazione delle nicchie ecologiche, la competizione nell’accaparramento delle risorse e la predazione diretta possono annichilire le specie autoctone. Si tratta di un fenomeno molto frequente che in Italia può essere esemplificato dall’invasione dello scoiattolo grigio nordamericano (Sciurus carolinensis) che ha fatto scomparire lo scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris) nel torinese o la nutria (Myocastor coypus) che si è moltiplicata nella Pianura Padana fino a diventare una minaccia per gli ecosistemi fluviali.

Gli equilibri ecosistemici sono molto più fragili di quanto si pensi e spetta all’uomo assumersi la responsabilità della loro salvaguardia: limitare le conseguenze dell’inquinamento e del riscaldamento globale può non essere sufficiente, occorre sorvegliare sulle invasioni (volontarie e involontarie) di specie aliene che possono compromettere armonie ambientali costruite nel corso di migliaia di anni.

Foto | Davide Mazzocco e Pixabay

 

Sesta estinzione: cosa sapere per provare a fermarla ultima modifica: 2018-04-18T08:00:31+00:00 da Davide Mazzocco
Tags:
Sesta estinzione: cosa sapere per provare a fermarla ultima modifica: 2018-04-18T08:00:31+00:00 da Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, ha scritto di ecologia, ambiente e mobilità sostenibile per numerose testate fra cui Ecoblog, La Nuova Ecologia, Terra, Narcomafie, Slow Food, Ciclismo, Alp ed ExtraTorino. Ha pubblicato numerosi saggi fra cui “Giornalismo online” e “Propaganda Pop”.

1 Commento

Rispondi a davide Annulla risposta

Il tuo indirizzo mail non verra pubblicato

*

Ultimi articolo di Animali

Go to Top