Surplus di bike-sharing, destano stupore le enormi pile di biciclette abbandonate e rotte in Cina

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Surplus di bike-sharing, destano stupore le enormi pile di biciclette abbandonate e rotte in Cina ultima modifica: 2018-04-09T08:00:01+00:00 da eleonora anello
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Più o meno gratis, si possono lasciare ovunque, si sbloccano con una app. Ecco perché si chiama free-floating ed ecco spiegato il successo degli ultimi tempi di questa modalità di bike-sharing. Ma a vedere dalle immagini nella gallery, pubblicate da The Atlantic, sembra proprio che l’ecologico servizio di mobilità  sia arrivato al punto del non ritorno, almeno in Cina.

2017, l’anno del decollo del free-floating

Qualcosa evidentemente deve essere sfuggito di mano. «Dopo tante speranze e sotto i migliori auspici, il 2017 è stato l’anno del decollo dell’industria del bike-sharing in Cina. Decine di aziende di bike-sharing hanno rapidamente inondato le strade della città con milioni di biciclette a noleggio dai colori vivaci. Tuttavia, la rapida crescita ha superato di gran lunga la domanda immediata e ha travolto le città cinesi, dove infrastrutture e regolamenti non erano preparati a gestire un’improvvisa inondazione di milioni di biciclette condivise – si legge su The AtlanticGli utenti parcheggiavano le bici ovunque, o semplicemente le abbandonavano, creando un accumulo di biciclette che bloccavano strade già affollate».

Dall’accumulo al cumulo, dal parcheggio alla discarica di biciclette, il passo è stato breve. Le amministrazioni comunali hanno reagito sequestrando le migliaia di biciclette abbandonate, parcheggiate in modo molto creativo, vandalizzate e non più utilizzabili perché rotte. Il risultato è che enormi pile di rottami di due ruote sono diventate un panorama familiare in molte città cinesi. Ora il prossimo step sarà quello di capire come fare a gestire questa sovrabbondanza o, se vogliamo essere più precisi, questi rifiuti.

Il futuro

Gli studi degli scenari futuri dicono che probabilmente, nonostante gli effetti negativi di questa sovrabbondanza, il bike-sharing rimarrà popolare e diffuso continuando a crescere. Il Sole 24 Ore riporta stime risalenti al 2014 che proiettavano il mercato del bike-sharing sopra ai 5,3 miliardi di dollari entro il 2020 e precisa: «Oggi il pronostico potrebbe essere rispettato, ma con uno sbilanciamento deciso verso le sole aziende cinesi».

Nel frattempo, le immagini della gallery ci fanno riflettere su quanto possa essere impattante una pratica che nasce per essere sostenibile e di cui poi, chissà per quale motivo, si perde il controllo finendo col causare effetti opposti sull’ambiente e sul pianeta che inizialmente si volevano preservare.

Il passato

Coltri di nebbia da smog, mascherine filtranti, strade trafficate da tante, troppe automobili, cieli limpidi e tramonti proiettati su maxi-schermi. Questo è ciò che ci raccontano i media sulla Cina.

Il bike-sharing ha prodotto una sorta di revival della bicicletta in un paese un tempo conosciuto come il “Regno delle biciclette”. Eppure, nei primi anni della Cina comunista, la maggior parte dei Cinesi aspirava a possedere una bicicletta come indicatore di successo. Quando la trasformazione economica del paese rese le automobili uno status symbol più prezioso, la bicicletta – un’icona culturale cinese – fu derisa e declassata a segno di arretratezza.

Non par vero che in un così breve lasso di tempo la bicicletta, simbolo di una mobilità che connotava un’intera nazione, sia del tutto scomparsa lasciando spazio alle automobili e tenendo milioni di cittadini sotto scacco a causa del forte inquinamento da smog. La situazione è divenuta talmente insostenibile che le istituzioni obbligano al coprifuoco intere zone del paese.

Il boom del bike-sharing

Nel 2014 il governo cinese nel tentativo di arginare il problema ha varato il Codice di condotta per i cittadini che lottano per respirare, nel quale si consiglia alla popolazione di utilizzare la bicicletta e di camminare per gli spostamenti, evitando l’utilizzo dell’auto. A testimonianza dell’impegno e della buona volontà di Pechino nel migliorare la qualità dell’aria è stata l’introduzione massiccia del servizio di bike-sharing.

La mania della condivisione di biciclette è anche un vantaggio per le aziende che ora producono in massa oltre un milione di biciclette al mese per soddisfare la domanda. Secondo quanto stabilito da Pechino BigData Research, il numero di utenti di biciclette condivise raggiungerà i 50 milioni in Cina entro la fine dell’anno. Non tutti però festeggiano. Gli amministratori comunali si stanno premunendo, redigendo nuovi regolamenti per controllare l’invasione caotica di biciclette su strade e marciapiedi.

Così da mezzo dei poveri, come veniva considerata la bicicletta in Cina negli Anni ’90, le due ruote sono diventate di moda scrollandosi di dosso i preconcetti imposti dalla motorizzazione di massa. Ma da uno scenario di insostenibilità si è presto passati a un altro scenario ben poco sostenibile per l’ambiente. Dalla padella alla brace, ora non sarà un po’ troppo?

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Vive a Torino. E' giornalista pubblicista, laureata in scienze della comunicazione. Vegetariana ed ecologista, è appassionata di ambiente e di come viene comunicato. Ama il sole e non potrebbe fare a meno del mare. Si sente la paladina dell'ambiente. Per fortuna nella vita privata è mamma di due splendide bimbe che la portano con i piedi per terra. Odia parlare in pubblico e per questo... scrive.

1 Commento

  1. prevedo lo stesso futuro anche nella ns città. ormai è sotto gli occhi di tutti: vandalismo, molte sono rotte o mancanti di alcuni pezzi, tante abbandonate sui marciapiedi stretti e danno fastidio ai pedoni, diverse abbandonate in luoghi talmente improbabili e periferici che ci si domanda chi mai le abbia portate li ma soprattutto chi mai da quelle località sperdute potrà mai riutilizzarle… qualcuna è già finita a mollo nel fiume o nelle fontane… sinceramente non mi sembra una gran trovata…

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