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Tuvalu rischia ancora di scomparire, la superficie si espande ma il cambiamento climatico non si è mai arrestato

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Tuvalu rischia ancora di scomparire, la superficie si espande ma il cambiamento climatico non si è mai arrestato ultima modifica: 2018-03-10T08:00:54+00:00 da Alberto Pinto
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Tuvalu è uno dei luoghi del mondo in cui il cambiamento climatico è più che mai visibile. Questo piccolo stato insulare, situato nel cuore dell’Oceano Pacifico, combatte quotidianamente con gli effetti del riscaldamento globale e con la minaccia dell’innalzamento del livello del mare. I suoi abitanti, infatti, si trovano ad affrontare la possibile scomparsa degli atolli che costituiscono il territorio nazionale.

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Uno scenario drammatico, che si sta facendo strada con difficoltà crescenti, quali la riduzione di acqua potabile e l’aumento dei terreni sterminati dal sale dell’Oceano, senza contare la considerevole erosione a cui sono soggette le coste.

Un recente studio, condotto dai ricercatori dell’Università di Auckland e pubblicato su Nature, ha riportato l’attenzione sulla questione, registrando un’inaspettata espansione delle isole di Tuvalu. L’indagine non nega il pericolo dovuto all’innalzamento delle acque oceaniche, che riguarda Tuvalu così come il resto del mondo, ma ha rilevato un aumento della superficie pari quasi al 2,9%, nel periodo compreso tra il 1971 e il 2014. Lo studio si è avvalso di strumentazioni all’avanguardia, come immagini aeree e satellitari e tende ad attribuire il fenomeno a movimenti ondulatori in grado di accumulare e depositare sedimenti in prossimità delle coste.

In molti hanno accolto la notizia con grande positività, leggendovi frettolosamente una recessione degli effetti devastanti causati dal global warming, nonché un sostanziale riequilibrio tra il terreno sottratto dall’Oceano e l’espansione messa in luce dallo studio. A raccontare in maniera eloquente la criticità e l’urgenza della situazione di Tuvalu sono state le immagini e le storie del documentario Thule Tuvalu, di cui qualche anno fa abbiamo avuto modo di parlare su eHabitat insieme al regista Matthias von Gunten. Proprio a lui ci siamo rivolti per fare il punto sull’attuale stato delle cose in questa zona del Pacifico così duramente colpita da un problema a cui alcuni stentano ancora a dar credito.

Le immagini dello studio condotto dall'Università di Auckland
Le immagini dello studio condotto dall’Università di Auckland

Ho letto di questo studio”, ci ha raccontato Matthias von Gunten. “Non sono uno scienziato, quindi quello che dico non è nulla di più che un punto di vista soggettivo. Sono consapevole di questo e so che la mia visione potrebbe rivelarsi sbagliata. Penso che molto più importante di questi effetti, che riguardano i sedimenti crescenti, sia il quadro più grande del continuo innalzamento dei livelli del mare. Lo studio non lo nega. L’ingrandimento di diverse isole di Tuvalu e degli altri stati insulari è stato riportato diverse volte, anche molto tempo fa. Secondo le mie considerazioni, però, sono effetti locali piuttosto normali quando il mare porta con sé dei sedimenti, per esempio dalle barriere coralline infrante o da altri fonti di terra. Tuttavia, questi effetti non sono degli indicatori di un affondamento o di un innalzamento del livello del mare, come potrebbe essere frainteso da titoli come <<Tuvalu non sta affondando>>. Persino lo studio stesso non conclude un abbassamento del livello del mare, stando a quanto osservato a Tuvalu”.

Lo spettro del cambiamento climatico, dunque, è tutt’altro che scongiurato ed è importante continuare a sensibilizzare governi e cittadini sui rischi che comporta. “Non soltanto nel mio film. Tuvalu è fondamentale per il mondo”, ha proseguito il regista. “Lo è perché costituisce una sorta di esempio metaforico e di indicatore per ciò che riguarda le conseguenze del riscaldamento climatico. Questo studio potrebbe essere frainteso e abusato come argomentazione contro il riscaldamento globale e l’innalzamento del livello del mare. Di fatto, però, tutti gli studi che attualmente osservano il livello globale del mare sono d’accordo sulla continua crescita e persino sull’accelerazione dell’innalzamento. Sono convinto che per il mondo sia questo il punto molto più importante su cui soffermarsi”.

Con le immagini di Thule Tuvalu, così incisive e potenti, von Gunten ha accompagnato gli spettatori nei luoghi in cui i cambiamenti climatici si possono vedere con gli occhi, facendo ascoltare loro la voce e le storie di chi li subisce giorno dopo giorno. Un confronto necessario, di cui il regista ribadisce l’importanza. “Ha senso ascoltare le persone di Tuvalu. Non sono felici di questo studio, poiché potrebbe dare un’immagine sbagliata e false speranze. Osservano da sempre il cambiamento della forma e delle dimensioni delle loro isole. Per loro non è una novità e lo attribuiscono principalmente alle mutevoli correnti del mare. Mi hanno parlato di quelle isole che vengono lavate via da un lato mentre crescono dall’altro. Di fatto, la loro situazione non è cambiata per niente. Il suolo non ha smesso di diventare sempre più salato, la falda acquifera non può essere più utilizzata per bere, le piogge sono imprevedibili, la minaccia di maree smisurate è sempre la stessa. Se si guarda al vicino Kiribati, dove le persone hanno abbandonato le isole e dove si sta verificando l’esodo di un’interna nazione, si può avere un quadro realistico circa le condizioni del Pacifico”.

Un'immagine tratta dal documentario "Thule Tuvalu" di Matthias von Gunten
Un’immagine tratta dal documentario “Thule Tuvalu” di Matthias von Gunten

Come ho detto, questo è solo il mio punto di vista”, ha concluso Matthias von Gunten. “Penso che se ci fossero state ragioni davvero forti per indicare una decrescita della minaccia o un miglioramento rilevante nella situazione climatica avremmo ricevuto questo tipo di informazioni a gran voce e con titoli cubitali. Da molto tempo non sento nulla del genere, ma soltanto l’opposto. Penso, dunque, che queste osservazioni riscontrate a Tuvalu siano davvero effetti marittimi e geologici a carattere locale, che non indicano nulla riguardo alla situazione globale in termini di livelli del mare”.

Il cambiamento in positivo, se ci sarà, sarà solo frutto della riflessione e della presa di responsabilità da parte di cittadini e istituzioni, un traguardo che Tuvalu cerca di perseguire con determinazione, consapevole che il global warming non riguarda soltanto le sue isole. Luoghi come questo, racconti come questo, devono aprirci gli occhi e farci soffermare sulla portata di un fenomeno più vicino di quello che immaginiamo, sull’importanza di attivarsi per cambiare le cose. Allora, e soltanto allora, ci saranno i presupposti per essere ottimisti.

[In copertina l’atollo Funafuti – Photo Credits: Torsten Blackwood]

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