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Ecologia del desiderio, un saggio per cambiare i paradigmi dell’ambientalismo

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Ecologia del desiderio, un saggio per cambiare i paradigmi dell’ambientalismo ultima modifica: 2018-03-07T08:00:48+00:00 da Davide Mazzocco
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Perché le questioni ambientali continuano a interessare soltanto sparute nicchie di ambientalisti e non diventano, invece, la priorità di governi, organi di informazione ed educatori? Perché nei discorsi della politica – la recente campagna elettorale ne è una prova – l’emergenza ambientale viene costantemente dimenticata o, nel migliore dei casi, subordinata a urgenze costruite solamente per coagulare il consenso? In sintesi perché l’ambientalismo continua a essere una nicchia all’interno di una società che ha accesso a tutte le informazioni necessarie per comprendere i rischi connessi ai cambiamenti climatici, all’inquinamento e all’esaurimento delle risorse fossili e non?

Ecologia del desiderio, il saggio del giornalista Antonio Cianciullo pubblicato di recente da Aboca, cerca di rispondere a queste domande e lo fa a ragion veduta, visto che il suo autore si occupa di temi ambientali da oltre trent’anni.

Secondo l’autore, due sono le cause del mancato cambio di paradigma di fronte alla catastrofe: gli interessi economici in gioco che perpetuano l’economia dei combustibili fossili a scapito delle energie alternative e il deficit della risposta delle masse alla richiesta di un rallentamento della folle corsa ai consumi.

La tesi del saggio di Cianciullo è molto chiara. Se gli ambientalisti non sono riusciti a comunicare l’urgenza di una rivoluzione ecologista la colpa è da rintracciare in un difetto della comunicazione: “Finché gli ecologisti continueranno a vendere solo paura falliranno, anche perché la paura è merce inflazionata: dal terrorismo ai nuovi flussi migratori la concorrenza non manca. E la paura dell’oggi batte quella del domani”.

L’ambientalismo riesce a dialogare con una ristretta nicchia di persone informate e desiderose di confrontarsi con la complessità, ma perché i paradigmi del consumo cambino occorre che questo messaggio arrivi alle masse.

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Anche l’intrattenimento deve concorrere alla costruzione di un nuovo immaginario capace di evidenziare le urgenze del nostro tempo: “Per smettere di addentare in modo bulimico il pianeta non bastano i notai dei disastri, ci vogliono romanzi, film, telenovele che aiutino a costruire un immaginario quotidiano in linea con la nuova realtà, quella in cui rischiamo di finire vittime di noi stessi. E questo immaginario non può essere solo negativo, perché in mancanza di alternative convincenti una prospettiva terrorizzante viene rimossa”.

Nell’incontro tenutosi alla Casa dell’Ambiente di Torino lo scorso 2 marzo Cianciullo ha sottolineato l’importanza di un cambio di registro da parte di tutti coloro che hanno l’interesse a veicolare i temi della sostenibilità ambientale: “Giornalisti e politici devono conquistare, rispettivamente, l’attenzione di lettori ed elettori e il metodo più sbrigativo e conveniente che possono utilizzare è utilizzare la paura che è un potente traino per le emozioni. Lo si è visto nel corso di questa campagna elettorale. Da troppo tempo, però, l’ambientalismo fa leva sui timori della gente, mentre dovrebbe provare a battere altre strade per diffondersi in maniera più capillare”.

Secondo Cianciullo, una delle chiavi per arrivare al grande pubblico è evidenziare come l’industria fossile non sia così conveniente come ci viene fatto credere. Nell’immaginario collettivo deve delinearsi un nuovo concetto di economia: “L’ecologia del desiderio è l’approccio di chi si è stancato di vedere una lunga lista di divieti. La strategia dell’astensione e della rinuncia potevano andare bene prima, ma oggi c’è bisogno di diffondere nuovi paradigmi della produzione a un numero più ampio possibile di persone”.

Ambientalismo: Antonio Cianciullo
Antonio Cianciullo, autore di “Ecologia del desiderio” (Aboca)

La cultura pop può avere un ruolo fondamentale nella costruzione di un nuovo immaginario. Il cinema è l’arte che più di ogni altra può entrare in contatto con un numero illimitato di persone: “Ogni anno, purtroppo, decine di ambientalisti vengono uccisi durante le lotte per la salvaguardia dell’ambiente. Queste sono storie che possono avere un grande impatto sul pubblico e possono portare le questioni ecologiche al di fuori delle nicchie dell’ambientalismo”.  

Uno dei tasti su cui occorre insistere sono i costi dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici, due argomenti sui quali la politica e l’economia mettono costantemente la sordina. Ma come spiega l’economista Carlo Carraro, citato nelle ultime pagine del saggio, “il cambiamento climatico è il più importante dei problemi economici che abbiamo di fronte. Più della disoccupazione e delle crisi monetarie. Più della recessione della sostenibilità dei nostri sistemi pensionistici. Il più importante dei problemi economici, non un problema ambientale”. I numeri dei danni economici provocati dagli effetti dei cambiamenti climatici sono inequivocabili e dovrebbero costringere i governi e la grande industria a farsi due conti e a farli in fretta.

Secondo Cianciullo, l’ambientalismo che si concentra sui limiti dello sviluppo “può spaventare, può vincere la gara dei calcoli previsionali, può conquistare credibilità scientifica. Ma non parla alla pancia, non muove la forza del sogno: una rivoluzione con una squadra di contabili al potere non suona convincente. Non ha un marketing vincente”. Nell’immediato la sfida dell’ambientalismo è, quindi, quella di creare una nuova narrazione capace di tenere insieme cultura, politica, economia e informazione. Proprio quello che Cianciullo riesce a fare con un libro divulgativo che si legge tutto di un fiato e riesce a fare un po’ d’ordine nel caos generato dal sovraccarico informativo in cui siamo immersi.

Immagini | Pixabay e Davide Mazzocco

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Giornalista e saggista, ha scritto di ecologia, ambiente e mobilità sostenibile per numerose testate fra cui Ecoblog, La Nuova Ecologia, Terra, Narcomafie, Slow Food, Ciclismo, Alp ed ExtraTorino. Ha pubblicato numerosi saggi fra cui “Giornalismo online” e “Propaganda Pop”.

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