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Spreco alimentare: le 10 regole d’oro per prevenirlo

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Spreco alimentare: le 10 regole d’oro per prevenirlo ultima modifica: 2018-02-05T08:00:39+00:00 da Alessandra Varotto
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Fa male alle nostre tasche, così come all’ambiente. Parliamo dello spreco alimentare. I dati presentati giovedì 1 febbraio nell’ambito del progetto Reduce del Ministero dell’Ambiente in collaborazione con l’Università di Bologna, in occasione della 5° Giornata Nazionale per la prevenzione dello spreco, ci dicono che gli italiani nel 2017 hanno sprecato circa 100gr di cibo al giorno, gettando nel cestino approssimativamente 250€ all’anno a famiglia. Tanto, tantissimo.

Eppure abbiamo fatto meglio del 2016, quando avevamo sprecato addirittura il doppio. Merito delle numerose azioni di sensibilizzazione in corso. Ma questi numeri ci dicono che resta ancora tanto da fare. Capiamo allora insieme le cause del fenomeno, le sue conseguenze, e come fare a ridurre lo spreco quotidiano attraverso 10 semplici regole anti-spreco.

Spreco alimentare, quanto ci costi

Lo spreco alimentare può verificarsi lungo tutta la catena di approvvigionamento, come conseguenza di problemi di raccolta, deterioramento, conservazione e trasporto del cibo. Altre perdite si verificano poi a livello di vendita al dettaglio (negozi e ristoranti) e di consumo finale.

Nessun alimento è escluso: ogni anno sprechiamo il 45% della frutta e della verdura prodotte, il 35% del pesce e dei frutti di mare, il 30% dei cereali, il 20% dei legumi, il 45% dei tuberi, il 20% dei latticini e il 20% della carne.

spreco alimentare: avanzi di cibo
Secondo stime recenti, dal 30 a più del 40% del cibo prodotto viene sprecato ogni anno.

In Europa, finisce nella spazzatura senza essere consumato il 42% del cibo prodotto, equivalente a più di 150 kilogrammi all’anno per ogni europeo. Ciò si traduce in uno spreco complessivo, a livello globale, di ben 1.3 miliardi di tonnellate di alimenti, gettati prima di arrivare sulla nostra tavola. In altri termini, finiscono nel cestino 750 miliardi di euro all’anno, cioè quasi il doppio del Pil italiano del 2017. Numeri di per sé già enormi, che risultano ancora più incomprensibili se si pensa che di tutti gli alimenti gettati e considerati “rifiuti”, almeno il 35% sarebbe ancora perfettamente commestibile, e una percentuale ancora maggiore potrebbe essere riutilizzata trasformandola da scarto a risorsa.

Lo spreco alimentare è anche un dramma ambientale

Lo spreco alimentare va ben oltre i nostri piatti, con effetti deleteri su una serie di altre risorse naturali preziose. Quasi 1.4 miliardi di ettari (il 26% delle terre coltivabili nel mondo) viene infatti sprecato per coltivare cibo che non arriverà mai sulle tavole dei consumatori. E non è finita qui. Utilizziamo più di 250 trilioni di litri di acqua per irrigare questa terra, crescendo cibo che non potrà mai sfamare gli oltre 815 milioni di persone che soffrono la fame. Infine, le emissioni di gas serra derivanti dal cibo perso o sprecato ammontano a 3.3 miliardi di tonnellate, ovvero il 30% delle emissioni globali: se lo spreco alimentare fosse un paese, avrebbe il terzo più alto tasso di emissioni al mondo, dietro soltanto a Stati Uniti e Cina.

E come se tutto ciò non bastasse, bisogna sapere che il gas metano prodotto dal cibo che finisce in discarica è 21 volte più dannoso della CO2.

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Lo spreco alimentare ha ripercussioni pesantissime anche sull’ambiente.

Spreco alimentare: i primi e gli ultimi della classe

Secondo il Food Sustainability Index elaborato da Fondazione Bcfn e The Economist Intelligence Unit, Francia, Germania e Spagna sono i Paesi che, con le loro politiche responsabili, risultano essere i più efficaci nel combattere lo spreco alimentare. Indonesia, Libano ed Emirati Arabi, al contrario, sono gli ultimi della classe, con importanti passi avanti da compiere nella lotta allo spreco.

E l’Italia? Secondo l’Index il nostro Paese sta ottenendo importanti risultati nella lotta contro lo spreco alimentare, grazie soprattutto alle politiche messe in atto per ridurre gli sprechi a livello industriale attraverso la semplificazione delle procedure di donazione dell’invenduto (Legge Gadda).

Contro lo spreco alimentare, prevenzione è la parola d’ordine

Come fare a combattere lo spreco alimentare? Bisogna innanzitutto riconoscere che il cibo è parte di un sistema interconnesso, dal campo alla tavola. Pensare in questi termini fa comprendere come ne siamo profondamente influenzati, ma anche come, al tempo stesso tutti possiamo influenzarlo in qualche modo, contribuendo a cambiarlo in meglio.

spreco alimentare
E’ sufficiente seguire alcune semplici regole quotidiane per prevenire lo spreco alimentare.

Dal punto di vista del consumatore, il cambiamento passa innanzitutto attraverso piccoli gesti quotidiani, che sono alla portata di tutti. Secondo Luca Falasconi, curatore del progetto Reduce, «non è necessario compiere rinunce per dare il proprio contributo. Dobbiamo solo accrescere la nostra familiarità rispetto al cibo: conoscerlo meglio ci insegna a non sprecare e a nutrirci in modo più sano e rispettoso dell’ambiente nel quale viviamo». Ecco allora alcune semplici regole da seguire, elencate nel decalogo anti-spreco elaborato da Fondazione Bcfn:

1. Fare una spesa ragionata: prima di comprare, controllare cosa serve davvero e fare una lista.

2. Facciamo attenzione alle quantità, preparando soltanto il cibo che verrà effettivamente consumato. L’abbondanza e l’eccesso possono facilmente trasformarsi in spreco, con conseguenze pesanti per le nostre tasche.

3. Attenzione all’etichetta: controlliamo sempre la data di scadenza dei cibi.

4. Gestiamo bene il frigorifero, posizionando i cibi con scadenza più vicina davanti. Congeliamo quelli che non prevediamo di consumare a breve.

5. Ricette anti-spreco: utilizziamo la fantasia! Avanzi e scarti alimentari possono trasformarsi in ingredienti per dare vita a nuovi piatti creativi e gustosi.

6. Privilegiare l’acquisto dal produttore di prodotti freschi e di stagione, per ridurre l’aggravio in termini di emissioni creato dal trasporto degli alimenti per migliaia di chilometri.

7. Hai comprato troppo cibo? Condividilo coi vicini di casa, invita degli amici per mangiare assieme o, se vivi a Bari, portalo ad uno dei locali frigoriferi condivisi.

8. Se al ristorante avanzi del cibo, chiedi una doggy-bag per portarlo a casa e consumarlo in seguito.

9. “Da consumare preferibilmente entro il…” vuol dire che gli alimenti risultano ancora idonei al consumo anche successivamente al giorno indicato.

10. Fidatevi dei vostri sensi: prima di buttare un alimento, annusatelo, guardatelo e, se l’aspetto appare ancora buono, assaggiatelo.

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Appassionata di sostenibilità, comunicazione e innovazione, ha conseguito un dottorato in Social Marketing for Sustainability presso l’Università degli Studi di Padova e la University of Exeter (Uk), e un master in comunicazione digitale allo IUSVE di Venezia con una tesi sul digital storytelling della CSR nel settore food. Collabora con diversi enti ed aziende in qualità di communication project manager. TEDx speaker, nel tempo libero ama studiare e visitare luoghi nuovi vicini e distanti, dove fare lunghe passeggiate all’aria aperta godendo della gioia e della meraviglia che la natura è in grado di suscitare.

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