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Geostorm – Gerard Butler salva il clima con un click

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Geostorm – Gerard Butler salva il clima con un click ultima modifica: 2017-11-12T08:30:26+00:00 da Emanuel Trotto
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Il fatto

In seguito a fenomeni meteorologici incontrollati dovuti al riscaldamento globale, le Nazioni Unite prendono una decisione estrema. Comandate dagli Stati Uniti, creano una base spaziale che controlla migliaia di satelliti. Il loro compito è quello di regolare il clima terrestre. Sembra funzionare, ma qualcuno ha intenzione di utilizzarla come un’arma…

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Il commento

Quando si è bambini ci sono delle cose che troviamo ingiuste e che, vorremmo correggere a nostro modo. Ad esempio, vuoi andare a fare una corsa fuori in giardino ma ti accorgi che piove. Pensi, “Ma perché proprio oggi, di domenica, doveva succedere? Perché, tutti gli altri giorni che sono stato a scuola o bloccato in casa a fare i compiti, c’è sempre stato il sole? Non è giusto!”. Al che i nostri genitori, con una risata sarcastica ci rispondevano: Adesso telefoniamo al Padreterno così gli diciamo di far smettere di piovere”. Inutile dire che questo ci faceva indispettire ancora di più. Questo senso di rabbia e presa in giro da parte del Creato, lo nascondiamo ipocritamente  da adulti.

Ma se, in un futuro neanche troppo lontano fosse realmente possibile cambiare il meteo? Se davvero, per non far piovere bastasse fare una telefonata e premere un pulsante? Non sarebbe male davvero, anzi, non lo sarebbe affatto. Poi, però, ragionando, abbiamo questo pensiero: e se sfruttassimo male la cosa? Se ci lasciassimo prendere la mano? In fondo la pioggia c’è sempre stata e ha i suoi benefici, chi sono io a impedire che non debba essere così. Se piove di domenica, pazienza, ce ne sono decine di altre per rifarsi. Di certo, se fosse possibile una soluzione simile, la soggettività è l’ultima cosa che ci vuole per gestirla. E soprattutto la sua ragione d’essere deve avere delle basi ben più gravi di un capriccio infantile.

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Ad esempio, se non ci fosse altra scelta, per la sopravvivenza di tutti. Da queste premesse parte Geostorm il film “catastrofico” in questi giorni in sala. In un certo senso questo kolossal lo si potrebbe interpretare, per azzardo, come una fantasiosa risposta a Una scomoda verità 2 (An inconvinient Sequel: Truth to Power, 2017) nel quale Al Gore analizza con rammarico che molte cose che lui, nel primo film Premio Oscar, aveva annunciato, si sono realizzate. Una sorta di “sconfitta” nei confronti del riscaldamento globale, colpa anche di una politica inadeguata e dalle scelte bambinesche di alcuni governanti. Quali l’annunciato ritiro dagli Accordi sul Clima di Parigi da parte degli Stati Uniti di Trump. 

Come conseguenza abbiamo un mondo che, a causa del riscaldamento dovuto all’inquinamento, subisce infiniti fenomeni meteorologici incontrollati, provocando devastazioni su larga scala. Questo è il mondo che si prospetta, nel 2019, all’inizio di Geostorm. Un mondo alla deriva nelle quali le Nazioni Unite, capitanate dagli Stati Uniti decidono di intraprendere l’impresa di costruire una immensa stazione spaziale orbitante che controlla migliaia di satelliti disposti su tutto il globo. Lo scopo è di poter controllare i fenomeni atmosferici più gravi e salvaguardare la vita delle persone.

Dapprincipio sembra funzionare. Passano tre anni e la struttura, gestita unicamente dagli Stati Uniti, sta per essere ceduta alle Nazioni Unite. Iniziano a verificarsi, però, quelli che sembrano malfunzionamenti della piattaforma. Viene congelato un villaggio afghano in pieno deserto e il caldo fa esplodere le condutture del gas a Hong Kong. Si sospetta che qualcuno stia sabotando premeditatamente la stazione per usarla quale merce di scambio. Forse una potenza straniera, forse una cellula terroristica. E l’ingegnere capo Jake Lawson testa calda (ma di buon cuore) di Gerard Butler viene spedito in orbita per salvare il mondo.

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Ad essere sinceri il film, come sviluppi della trama, è molto molto semplice. In alcune scene si corre anche il rischio di prevedere dove vadano a parare. Ma non è questo il punto. Il film si distingue dalla media dei disaster movie perché parte (come The Day After Tomorrow 13 anni fa) da un problema di stretta attualità. Il riscaldamento globale è un problema non da ridere e le nazioni anziché risolverlo ne fanno una questione personale. Con gli Stati Uniti che cercano di fare bella figura, ma restano dei poppanti gelosi. Spesso il numero di elettori (e il potere) conta di più della vita delle persone. In quest’ottica uno dei protagonisti, che può sembrare machiettistico a una prima vista, pronuncia una frase che fa riflettere: «Qui si sta giocando ad essere Dio».

Perciò l’esistenza di una macchina del genere è una soluzione o è come nascondere la polvere sotto il tappeto? Oppure è una specie di grande “te lo avevo detto” che ci ricorda i nostri sbagli? Oppure l’ennesimo tentativo di dominare l’Indominabile?

Dietro una patina da happy ending il film lascia molti dubbi. Uno di questi è: lasciamo il mondo, che è stato sempre perfetto nei suoi difetti, nelle mani di bambini capricciosi? Geostrom potrebbe anche suggerire questo.

Scheda film

  • Regia: Dean Devlin;
  • Soggetto e sceneggiatura: Dean Devlin, Paul Guyot
  • Interpreti: Gerard Butler (Jacob “Jake” Lawson), Jim Sturgess (Max Lawson), Abbie Cornish (Ag. Sarah Wilson), Ed Harris (Segretario di Stato Leonard Dekkom), Andy Garcia (Presidente Andrew Palma), Alexandra Maria Lara (Ute Fassbinder), Daniel Wu (Cheng Long), Eugenio Derbez (Al Hernandez), Robert Sheehan (Duncan Taylor), Julia Denton (Olivia Lawson);
  • Origine: USA, 2017
  • Durata: 110′
  • Temi: CINEMA, AMBIENTE, CLIMA, INQUINAMENTO

Geostorm – Gerard Butler salva il clima con un click ultima modifica: 2017-11-12T08:30:26+00:00 da Emanuel Trotto

Nato a Biella nel 1989, si è laureato in Storia del Cinema presso il DAMS di Torino nel 2012, ha partecipato alla rassegna stampa per l’Università al 29, 30, 31mo Torino Film Festival e ha collaborato per il Festival CinemAmbiente 2014. Collabora per diversi blog di cinema e free culture (Il superstite) e associazioni artistiche (Metropolis). Ha diretto due cortometraggi: E Dio creò le mutande (2011), All’ombra delle foglie (2012).

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