Frankenweenie – Con Tim Burton tutti noi siamo cuccioli freak

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Frankenweenie – Con Tim Burton tutti noi siamo cuccioli freak ultima modifica: 2017-10-29T08:30:28+00:00 da Emanuel Trotto
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Il fatto

Distrutto per la morte accidentale dell’amato cagnolino Sparky, Victor Frankenstein, aspirante inventore, escogita un sistema per riportarlo in vita. Incoraggiato dal suo insegnante di scienze a scuola, l’esperimento riesce. Alcuni suoi compagni di scuola, però, decidono di tentare anche loro con i rispettivi animali domestici. La situazione è destinata a sfuggire di mano…

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Il commento

Il senso di vuoto dovuto alla perdita di chi ci è caro, lo abbiamo provato tutti. Il senso di vuoto improvviso che, in un istante si riversa su tutto, e lo ingloba. La perdita è come l’amputazione di un arto. Lo si percepisce anche se non c’è più. Lo avevamo già affrontato questo argomento, e avevamo parlato della elaborazione del dolore dovuto alla perdita di un animale domestico. Si tratta di perdere un membro della propria famiglia, che siano passati pochi mesi o tanti anni. Un animale riempie il cuore delle persone che lo circondano in una maniera unica e insostituibile. La sensazione di vuoto che si ha quando si torna a casa e non c’è quello scondinzolio o quello strofinio sulla gamba a farci dimenticare, come un colpo di spugna, la faticosa giornata appena passata, è indescrivibile.

Con Heart of a Dog avevamo visto un modo di affrontare il dolore della perdita. Con Frankenweenie di Tim Burton se ne vedrà un altro. Il film raffigura un desiderio di tutti noi quando perdiamo qualcuno: perché non cercare di riportarlo in vita? Perché elaborare il dolore e andare avanti con la propria vita? Perché non avere, di nuovo, il nostro insostituibile amico al fianco? Il film affronta questa tematica delicata solo come Tim Burton sa fare, ovvero con fanciullesca allegria e un filo di malinconia. Burton questo argomento lo ha affrontato ben quattro volte. La prima volta è stato nel 1984 quando era ancora animatore alla Walt Disney.

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Due anni dopo il suo esordio con il cortometraggio animato Vincent, Burton ottiene dalla Disney la possibilità di girare un corto in live-action. Così rielaborando fantasiosamente Frankenstein e La moglie di Frankensetein di James Whale (1931-1935) crea Frankenweenie.

La storia è di un novello inventore Victor Frankenstein nel corpo di un ragazzino di oggi. Le sue due passioni sono la fantascienza e il bull-terrier Sparky. Quest’ultimo muore tragicamente, investito da un’automobile. In tutta segretezza, incapace di sopportare il dolore della perdita, Victor riporta in vita la bestiola. Come nella storia dalla quale prende spunto, il redivivo Sparky viene visto come un mostro da distruggere. E solo l’amore di Victor e della sua famiglia (una volta venuti a conoscenza della verità) a salvare il redivivo cucciolo. Questa favola gotica costò a Burton il licenziamento dalla Disney. Il tema del cucciolo che non è morto davvero ritornerà ancora in Nightmare Before Christmas (1993) e La Sposa Cadavere (2005).

Passano i decenni e la Disney gli fa una nuova proposta, ovvero di trasformare quello sfortunato corto in un film d’animazione. Burton nel 2007 annuncia la lavorazione del remake che uscirà nel 2012. La storia principale è la stessa (stesse battute, stesse dinamiche), ma ne ampia lo sguardo.

"Frankenweenie" (L-R) SPARKY and VICTOR. ©2012 Disney Enterprises, Inc. All Rights Reserved.

Victor non è semplicemente il freak della sua scuola, ma lo è anche nella sonnacchiosa New Holland che è, in realtà, un concentrato di freaks. A cominciare dai suoi compagni di classe, dalla sua famiglia. Victor è uno “strano” ai loro occhi, mentre per il ragazzo, sono tutti gli altri ad esserlo. Burton è abilissimo nel mostrare questa ipocrisia nella società americana ma che può, perfettamente, adattarsi a tutte. Noi tutti siamo strani, con i nostri tic, i nostri modi di fare, i difetti. Puntare il dito contro qualcuno e definirlo “strano” o “sbagliato” ha il discutibile effetto di farci sentire quello che non siamo: normali.

Che cosa significa essere normali? Che le cose, belle e brutte, ci passino sopra e andiamo avanti senza preoccuparci e con lo sguardo rivolto in avanti? Accettare una situazione così com’è perché questa è la vita e la morte? Niente affatto. Tim Burton è il primo che rifiuta questo assunto lui che dalla piccola Burbank (città che lo avrebbe avvelenato poco a poco) è fuggito, freak fra i freak a fare fortuna. E a dimostrare a tutti che non c’è nessuna vergogna in tutto questo. Primi fra tutti i suoi collaboratori che, in questo film, hanno fatto rivivere alcuni loro animaletti domestici nelle lapidi del cimitero degli animali. Perché c’è stato uno Sparky nella vita di tutti loro, come in quella di Burton e come nella nostra.

Scheda film

  • Regia: Tim Burton;
  • Soggetto: Tim Burton (reinventando fantasiosamente il romanzo Frankenstein di Mary Shelley);
  • Sceneggiatura: John August;
  • Interpreti (voci originali): Charlie Tahan (Victor Frankenstein), Winona Rider (Elsa Van Helsing), Catherine O’Hara (Susan Frankenstein, Stranella), Martin Short (Ben Frankenstein, Nassor, Mr. Bergermeister), Martin Landau (Mr. Rzykruski), Atticus Shaffer (Edgar Gore), Robert Capron (Bob), Conchata Ferrel (Mamma di Bob);
  • Origine: USA, 2012
  • Durata: 84′
  • Temi : CINEMA, ANIMALI, HALLOWEEN

Frankenweenie – Con Tim Burton tutti noi siamo cuccioli freak ultima modifica: 2017-10-29T08:30:28+00:00 da Emanuel Trotto

Nato a Biella nel 1989, si è laureato in Storia del Cinema presso il DAMS di Torino nel 2012, ha partecipato alla rassegna stampa per l’Università al 29, 30, 31mo Torino Film Festival e ha collaborato per il Festival CinemAmbiente 2014. Collabora per diversi blog di cinema e free culture (Il superstite) e associazioni artistiche (Metropolis). Ha diretto due cortometraggi: E Dio creò le mutande (2011), All’ombra delle foglie (2012).

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