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Sud America: land grabbing senza controllo, nuove vittime fra gli ambientalisti

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Sud America: land grabbing senza controllo, nuove vittime fra gli ambientalisti ultima modifica: 2017-09-25T08:00:45+00:00 da Davide Mazzocco
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All’inizio di settembre sei contadini sono stati uccisi nella regione peruviana dell’Ucayali. Vittime anche in Brasile. E nell’Amazzonia boliviana crescono i timori per la costruzione di una strada all’interno del TIPNIS

Lo scorso primo settembre sei agricoltori peruviani sono stati uccisi nella regione amazzonica dell’Ucayali dove è in atto un accaparramento delle terre finalizzato alla coltivazione di palme da olio.

Secondo il rapporto della polizia peruviana gli uomini sono stati prelevati nella notte, legati mani e piedi, uccisi e poi gettati nel fiume, in prossimità del villaggio di Bajo Rayal.

Jorge Calderón Campos (33 anni), Elías Gamonal Mozombite (31), Feliciano Córdova Abad (71), Edil Córdova López (41), Alcides Córdova López e Orlando Burillo Mendoza (53) sono stati uccisi per essersi rifiutati di abbandonare le loro terre. Un testimone oculare ha detto che le sei vittime sono state attaccate da 40 uomini armati e incappucciati.

land grabbing in Amazzonia

“Abbiamo ricevuto minacce di morte dalla stessa banda di trafficanti di terre. Abbiamo paura per le nostre famiglie e chiediamo allo Stato di proteggerci” ha spiegato Robert Guimaraes, presidente della Federación de Comunidades Nativas del Ucayali y Afluentes (Feconacu) che ha sottolineato le responsabilità politiche di questi omicidi.

La locale Direzione Regionale Agraria avrebbe falsificato 17 titoli di proprietà, per oltre 2500 ettari di superficie, facilitando l’uso della forza da parte delle imprese interessate a impiantare le palme da olio. Grazie a questi documenti falsi gli uomini del commando sarebbero entrati in conflitto con i legittimi proprietari decidendo di eliminarli.

Julia Urrunaga, direttore dell’Agenzia per l’Investigazione Ambientale (EIA),ha parlato della mancanza di chiarezza e coerenza nei titoli di proprietà in Amazzonia come di una “bomba a orologeria per un violento conflitto sociale”. Indagando sui progetti dell’industria agroalimentare, l’EIA ha scoperto “caos, violazioni dei diritti delle comunità indigene e locali e violazioni delle leggi ambientali e forestali”, il tutto a favore degli investitori di grandi dimensioni.

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Nonostante i timori per le violenze e le deforestazioni connesse al land grabbing, il governo peruviano assicura che le coltivazioni di palme da olio non minacceranno foreste e comunità locali.

Non sono soltanto gli abitanti dell’Amazzonia peruviana a essere minacciati dal land grabbing e dalla fame di terra e di legna dei potentati economici che operano in Sud America. Le autorità brasiliane stanno indagando sull’uccisione di una decina di membri di una tribù indigena della valle di Javari, un’area dell’Amazzonia situata a circa 1100 km da Manaus e accessibile solamente dopo dodici giorni di navigazione.

Dai primi elementi raccolti dagli inquirenti, il massacro sarebbe stato compiuto dai cercatori d’oro che operano illegalmente nei fiumi della regione. Secondo le Nazioni Unite negli ultimi mesi è avvenuto un incremento delle uccisioni legate alle controversie sul territorio rurale in Brasile, un trend che si spiegherebbe con i drastici tagli alla Funai, la Fundação Nacional do Índio che si occupa di proteggere le popolazioni indigene, soprattutto quelle che vivono isolate come nel caso delle tribù della valle di Javari.

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Un’altra lotta si sta combattendo nell’Amazzonia boliviana, più precisamente nel Territorio indígena y parque nacional Isiboro-Sécure (TIPNIS) dove è decaduto alcune settimane il veto alla costruzione di un’autostrada di 305 chilometri alla quale le popolazioni locali si oppongono da tempo. In quest’area di 1,2 milioni di ettari risiedono 14mila abitanti, prevalentemente dei gruppi indigeni Mojeño-Trinitario, Yuracaré e Tsimané. Il timore dei residenti è che la costruzione della strada distrugga la biodiversità e, quindi, la sopravvivenza di popolazioni abituate a vivere della caccia. Non si tratta di timori infondati visto che, secondo uno studio del 2011, l’eventuale costruzione della nuova strada porterebbe alla deforestazione del 64% del parco entro 18 anni.

Come per il Perù e per il Brasile anche in Bolivia sono gli interessi economici a far pendere il piatto della bilancia dalla parte dell’ingiustizia sociale: la terra che per gli indigeni è sacra, per le “industrie” del legname e della coca è soltanto lo strumento per assicurarsi lauti guadagni.

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In trincea ci sono loro, popolazioni senza voce e senza protezione. Dal 1° gennaio al 30 agosto 2017 sono stati uccisi 134 ambientalisti, un dato che conferma una crescita inarrestabile: nel 2014 furono uccisi 117 ambientalisti, nel 2015 le vittime furono 185 e lo scorso anno 201, di cui 49 nel solo Brasile.

Foto | Pixabay

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Giornalista e saggista, ha scritto di ecologia, ambiente e mobilità sostenibile per numerose testate fra cui Ecoblog, La Nuova Ecologia, Terra, Narcomafie, Slow Food, Ciclismo, Alp ed ExtraTorino. Ha pubblicato numerosi saggi fra cui “Giornalismo online” e “Propaganda Pop”.

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