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Harvey & Co.: quanto ci costano i cambiamenti climatici?

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Harvey & Co.: quanto ci costano i cambiamenti climatici? ultima modifica: 2017-09-05T08:00:44+00:00 da Davide Mazzocco
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L’uragano Harvey conferma il progressivo aumento dei danni economici in occasione delle grandi catastrofi naturali

Joel N. Myers, fondatore e presidente di AccuWheather, non ci ha girato troppo intorno: l’uragano Harvey è il più costoso e peggiore disastro naturale nella storia degli Stati Uniti. Mentre si contano le vittime (47 mentre scriviamo), gli economisti valutano l’entità dei danni economici: 190 milioni di dollari secondo Joel N. Myers, una cifra pari all’1% del Pil statunitense.  “Alcune parti di Houston, quattro grandi città degli Stati Uniti, saranno inabitabili per settimane e forse per mesi a causa dei danni provocati dall’acqua, dalle muffe e dalle malattie” ha spiegato il presidente di AccuWheater.

Harvey è l’evidenza sbattuta in faccia al più negazionista dei presidenti possibili, Donald Trump. All’inazione mascherata da impegno del predecessore Barack Obama, l’attuale inquilino della Casa Bianca ha immediatamente sostituito un conservatorismo negazionista che rischia di portare gli Stati Uniti e il Pianeta al punto di non ritorno.

È un dato di fatto che il potere politico-economico sia refrattario a qualsiasi dato su vittime o danni agli ecosistemi, quindi per far cambiare rotta alle lobby che muovono le fila del Congresso occorre che l’ambientalismo a stelle e strisce cavalchi i dati delle perdite economiche.

Uragano Harvey

Secondo i dati della National Oceanic and Atmospheric Administration le perdite economiche connesse all’uragano Sandy dell’ottobre 2012 furono di 70,2 milioni di dollari, quelle dell’uragano Katrina dell’agosto 2005 di 160 milioni di dollari. È molto probabile che nelle prossime settimane la stima di 190 milioni di dollari possa risultare una valutazione al ribasso. Una delle conseguenze più preoccupanti dell’alluvione è la contaminazione delle acque con sostanze chimiche o tossiche.

Se la stima di AccuWheater dovesse essere confermata, le perdite economiche dovute ad Harvey sarebbero di poco inferiori alla somma persa a causa delle catastrofi naturali su scala globale nel corso del 2016. NellAnnual Global Climate and Catastrophe Report, pubblicato all’inizio del 2017 da Aon Benfield, sono state calcolate 315 catastrofi naturali con perdite economiche per 210 miliardi di dollari. Dal 2000 al 2016 le catastrofi naturali hanno generato, mediamente, perdite per 174 miliardi di dollari ogni anno. Il 70% delle perdite economiche è stato generato da alluvioni, terremoti (fra cui quello dello scorso agosto in Umbria) e nubifragi.

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L’entità di un disastro come quello di Harvey emerge con maggiore evidenza se si confronta la stima di 190 milioni di dollari con le perdite economiche delle maggiori alluvioni del 2016: 28 milioni di dollari per l’alluvione in Cina avvenuta in estate (475 vittime), 10-15 milioni di dollari per le esondazioni avvenute in agosto in Louisiana (13 vittime) e 5,5 milioni per le alluvioni in Europa nei mesi di maggio e giugno (20 vittime).

Questi dati dimostrano come non vi sia alcuna proporzionalità fra l’entità delle perdite economiche e il numero dei morti. Molto spesso i paesi più attrezzati per limitare le vittime sono anche quelli con le infrastrutture più costose e che, in caso di disastri naturali, subiscono i danni economici più consistenti. Al contrario in contesti meno attrezzati per far fronte alle emergenze i danni economici sono meno considerevoli, ma le perdite umane notevolmente superiori (pensiamo alle circa 8000 vittime del tifone Haiyan).

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Al netto di questo dato, una statistica della National Oceanic and Atmospheric Administration relativa ai decessi connessi ad eventi climatici evidenzia un trend in aumento per quanto riguarda le alluvioni: nel 2016 le vittime sono state 126, mentre nel decennio 2007-2016 la media annua è stata di 91 morti; nel trentennio 1987-2016 la media è stata di 84 vittime ogni dodici mesi.

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Invece di limitare le emissioni e mettere in campo politiche meno energivore l’amministrazione Trump ha deciso di combattere i cambiamenti climatici… con il lessico: lo scorso 7 agosto The Guardian ha reso note alcune e-mail del Department of Agriculture’s Natural Resources Conservation Service che invitavano funzionari e impiegati a sostituire il termine “climate change” con “weather extremes”.  Come ogni propagandista che si rispetti Trump sa quanto siano importanti le parole.

Foto | Pixabay

Grafico | Noaa

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Giornalista e saggista, ha scritto di ecologia, ambiente e mobilità sostenibile per numerose testate fra cui Ecoblog, La Nuova Ecologia, Terra, Narcomafie, Slow Food, Ciclismo, Alp ed ExtraTorino. Ha pubblicato numerosi saggi fra cui “Giornalismo online” e “Propaganda Pop”.

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