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Supermercato addio: 5 piccoli passi per un sano ritorno al passato

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Supermercato addio: 5 piccoli passi per un sano ritorno al passato ultima modifica: 2017-08-25T08:00:12+00:00 da Daniela Zora
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Condurre uno stile di vita che non preveda tappe al supermercato ci sembra anomalo, eppure le nostre nonne lo facevano abitualmente. In poco più di mezzo secolo, abbiamo perso una sanissima abitudine che ha gravato sul nostro portafoglio, ma soprattutto sulla nostra salute.

Col boom economico e l’influenza del modello americano, la nostra routine e soprattutto il cibo che portiamo in tavola hanno subìto grandi trasformazioni. Negli ultimi tempi però, si sono diffuse e stanno tornando “di moda” buone pratiche di cui anche le nostre nonne andrebbero orgogliose. Cosa fare dunque?

1) Autoprodurre

Innanzitutto, stiamo tornando ad un rapporto più vicino e diretto con la terra. Stiamo riprendendo confidenza con un sapere che è stato solamente oscurato dalle moderne abitudini, ma non del tutto soppiantato. Così abbiamo ripreso ad usare le mani – queste sconosciute – che adoperiamo per lo più su pulsantiere e che, invece, sono in grado di modellare e creare un’infinità di prodotti e oggetti utilissimi. Abbiamo ripreso a piantare e prenderci cura dell’orto, anche quando si tratta di coltivarlo semplicemente in vaso sul nostro balcone di città.

Autoprodurre è un primo passo per risparmiare e mangiare sano
Autoprodurre è un primo passo per risparmiare e mangiare sano

Ecco che l’homemade ha ripreso vita: confetture, salse e salsine, ma anche saponi, detersivi, torte e crostate sono tornati a riempire le nostre credenze e a profumare la nostra casa. Invece di acquistarle frettolosamente in negozio, con grande sorpresa abbiamo riscoperto le nostre capacità e il valore di creare insieme, riappropriandoci del nostro tempo.

2) Riciclo, riparo e baratto

Sperimentando, abbiamo risvegliato la nostra inventiva anche attraverso il riciclo creativo. L’era di internet ci ha messo a disposizione migliaia di tutorial su come reinventare, ricucire, risistemare oggetti rotti o non più funzionanti, lasciandoci liberi di sbizzarrirci con la fantasia: tra bottoni, jeans smessi, pallet inutilizzati, vecchie sedie, barattoli di vetro, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta!

Abbiamo imparato che cestinare e ricomprare un oggetto nuovo non è la prima e l’unica via possibile. Oggi sappiamo curiosare con sempre meno diffidenza tra i siti dedicati al baratto o tra gli scaffali dei mercatini dell’usato. Ci scopriamo interessati a pezzi antichi, di maggior valore rispetto a oggetti d’uso quotidiano nuovi, ma di bassa qualità e poco durevoli.

Rifornendoci attraverso questi canali, non solo saremo psicologicamente soddisfatti dell’arrivo di un articolo che comunque rappresenta una “novità” in casa, ma avremo evitato di creare altra spazzatura – costituita da abiti e oggetti in ottimo stato peraltro – e a ridurre le emissioni di C02. Per non parlare dell’evidente risparmio economico che ne consegue.

3) Lotta al superfluo

Così facendo, avremo partecipato a mettere un freno al consumismo compulsivo degli ultimi decenni. Una situazione che ha soltanto contribuito a indurre sempre più bisogni, quando invece un’inversione di marcia verso l’essenziale, e quantomeno l’eliminazione del superfluo, non può che far bene al nostro benessere personale e del nostro pianeta, riequilibrando le risorse.

4) Rapporto diretto, km zero, sfuso

Stiamo diventando anche un popolo più attento a provenienza e stagionalità di frutta e verdura, all’elenco degli ingredienti.

Probabilmente apparterrete già a quella schiera di “lettori” di INCI, sorpresi a scrutare l’elenco degli ingredienti prima di comprare qualcosa. Bene! Scartate ciò che riporta elenchi eccessivamente lunghi, con parole sconosciute o codici incomprensibili che spesso rimandano a conservanti chimici o inutili coloranti.

Preferire il rapporto diretto coi piccoli produttori al supermercato
Preferire il rapporto diretto coi piccoli produttori – Credit: www.alberisolidali.it

Discorso che vale ancor più per le derrate alimentari. Per questo tipo di acquisti, meglio preferire il contatto con persone vere, alle quali poter porre domande e dubbi. Rivolgetevi ad un contadino di fiducia, optate per il rapporto diretto – uno a uno – col fruttivendolo al mercato, informatevi su come prender parte  ad un GAS (Gruppo di Acquisto Solidale). E’ necessario orientarsi e scegliere merci che non abbiano dovuto affrontare lunghi viaggi – con relativi consumi di carburante e impiego spropositato di risorse – astenendosi o limitandosi il più possibile dal consumo di prodotti esotici, ahimè spesso ottimi ma poco sostenibili.

Da riacquisire anche la preziosissima abitudine di recarsi a far la spesa con la nostra sporta, portandoci da casa i nostri contenitori e flaconi per l’acquisto di prodotti sfusi. Produrremo molti meno rifiuti e potremo riutilizzare ciò che è già a nostra disposizione.

5) Rinunciare ai prodotti non etici

Ultimo, ma non meno importante, un appello a mettere la testa davanti alle “questioni di palato”. Eliminare dalla nostra alimentazione i derivati animali, dalla carne ai latticini, o quantomeno ridurli il più possibile, favorirà la nostra salute, il bilancio familiare e, inoltre, ci renderà meno dipendenti da supermercati e negozi. Un fondamentale passo per rendersi conto delle condizioni di estrema crudeltà e malessere in cui versano gli animali degli allevamenti di tipo industriale intensivo. Ostacolare merci provenienti da questi posti, oltre ad un miglioramento delle condizioni degli animali, porterebbe alla diminuzione del tasso di inquinamento e ad una notevole riduzione dello spreco alimentare.

E’ dunque opportuno boicottare marche e articoli che non rispettino l’ambiente, i lavoratori appartenenti a ogni grado della catena produttiva e gli animali. Ricordiamoci che, non frequentando il supermercato, sosterremo i piccoli artigiani e i negozi di quartiere, ostacolando le multinazionali senza scrupoli, colpevoli di grandi crimini verso l’umanità, dall’uso intensivo di pesticidi, alle pessime condizioni lavorative delle popolazioni locali e, senza andare troppo lontano, dei lavoratori dei supermercati stessi che fanno spesso loro capo.

Una nuova consapevolezza

Insomma, abbiamo già tutto ciò che ci necessita veramente. Dobbiamo solo far ricircolare i beni in nostro possesso e scambiare tra di noi. Resterebbe davvero ben poco da comprare in negozio. Quel poco che resta, ad esempio pannolini e assorbenti, se non è possibile produrlo da sé in casa, basterà procurarselo in materiale lavabile e riutilizzabile.

L’essenziale è che si comprenda che i nostri acquisti quotidiani equivalgono ad una scelta politica, che ogni nostro singolo gesto ha un impatto positivo o negativo che influisce in più ambiti della nostra vita. Finalmente stiamo agendo.

Supermercato addio: 5 piccoli passi per un sano ritorno al passato ultima modifica: 2017-08-25T08:00:12+00:00 da Daniela Zora
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Supermercato addio: 5 piccoli passi per un sano ritorno al passato ultima modifica: 2017-08-25T08:00:12+00:00 da Daniela Zora

Sensibile e curiosa per natura, animalista e attratta dalle tematiche ecologiche fin dall'infanzia. A 16 anni diventa vegetariana. Si definisce "un'appassionata" perchè mette tutta se stessa nelle cose di cui si occupa e non riesce a restare indifferente a nulla. Laureata in Scienze dell'Educazione, sempre attenta ai più piccoli e al più delicato degli esseri viventi, adora la natura, ama leggere libri in mezzo al verde e ha la valigia sempre pronta per qualche viaggio (anche immaginario). La scrittura è il suo rifugio, tratta e dialoga con le parole come fossero amiche. Con questa collaborazione raggiunge uno dei suoi piccoli grandi sogni: scrivere per un giornale!

2 Commenti

  1. Al di là degli ottimi consigli e delle proposte alternative su un argomento di grande attualità perchè ci coinvolge anche e soprattutto salutisticamente oltre che eticamente,ti faccio i miei complimenti per il coraggio,ed è il caso di dire che ne hai fin troppo ,di andare a pestare i calli a quegli “intoccabili”che dettano leggi sui mercati e impongono,complici anche mendaci e griffate pubblicità,cosa dobbiamo e possiamo mangiare,ad onta del rispetto e della libertà di scelta che il consumatore deve godere e pretendere.Ti posso assicurare che il messaggio è arrivato,e che moltissimi,me compreso, cominciano a sentire puzza di bruciato e di poca genuinità ,nonchè bontà circa i prodotti della grande distribuzione,per cui “un ritorno al passato”,se non proprio al vecchio pizzicagnolo e al rigattiere,potrebbe riportarci ad una dimensione più umana,più equilibrata e più consapevole dei danni che stiamo,anzi che stanno, arrecando non solo al genere umano,ma anche agli animali e alle piante,per merito delle quali tutti ancora esistiamo……ma di questo passo non so ancora per quanto!!!? Zio Lello

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