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Dove pascolano le mucche della Pianura Padana? In Dead Zone la risposta

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Dove pascolano le mucche della Pianura Padana? In Dead Zone la risposta ultima modifica: 2017-07-07T08:00:46+00:00 da Sara Panarella
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Ciò che accade in un posto non vi rimane confinato, tutto è collegato. Tutto è interconnesso: un mantra degli utimi anni a cui quasi tutti diamo implicito assenso, pure non sempre arriviamo a sperimentare quanto sia un’affermazione non solo veritiera ma tangibile e concreta.

Una concretezza che il nuovo libro di Philip Lymbery, Dead Zone permette di sperimentare. L’autore è il direttore generale del Compassion in World Farming (Ciwf), associazione che ha come scopo quello di migliorare il benessere degli animali in allevamento, dunque dichiaratamente contro l’allevamento intensivo.

Pianura Padana. Foto: scattidigusto.it
Pianura Padana. Foto: scattidigusto.it

Guidato dalla ricerca degli effetti di questo tipo di allevamento sul resto degli animali e dell’ambiente, Lymbery ha viaggiato in varie zone del mondo e in questo libro troviamo i racconti, tra l’altro piacevolissimi da leggere, di questi viaggi. Tra questi compare anche l’Italia visitando la Pianura Padana prima e l’Abruzzo poi. Nella nostra pianura più estesa e più intensamente coltivata, Philip Lymbery ci presta un occhio nuovo che, come spesso accade, ci aiuta a guardare meglio ciò che ci è vicinissimo: dove sono le mucche?

Perché effettivamente viaggiando tra città d’arte e campi coltivati Lymbery, ma noi stessi in primis, di mucche ne vediamo ben poche. Eppure la Pianura Padana è la patria di due tra i più conosciuti formaggi italiani, Parmigiano Reggiano e Grana Padano. Ebbene, dove vivono e pascolano le mucche il cui latte permette la produzione di questi formaggi?

parmigiano

Sia il Parmigiano Reggiano sia il Grana Padano hanno un rigido disciplinare che ne regolamenta la produzione. Per produrli le mucche devono nutrirsi di foraggio fresco. Eppure le mucche non sono nei pascoli. Perché? Perché vivono a “pascolo zero“, cioè in stalla. Il fieno viene loro portato già tagliato. Con le parole di Lymbery: “Questo vale per i quasi due milioni di vacche da latte della nazione, con poche eccezioni, intorno all’un per cento delle stalle“.

Non solo. Il disciplinare permette di aggiungere alla loro dieta cereali e soia. Tanto che “la metà del raccolto di cereali in Italia è usata per nutrire animali chiusi negli allevamenti intensivi“. E noi, abituati a non vederle non abbiamo mai posto l’attenzione a questa mancanza.

Allodola. Foto: lipu.it
Allodola. Foto: lipu.it

Ma questo non è l’unico problema. Che effetto ha questa produzione agricola così intensiva sugli animali selvatici che abitava la Pianura Padana? Lymbery fin da giovane si appassiona di uccelli e del loro modo di vivere e cosa scopre? Scopre, grazie alla Lipu, che tra i danni provocati da questo tipo di agricoltura c’è anche la riduzione, drastica, nel numero di allodole che vivono in questa pianura. La caccia ha in questa diminuzione una responsabilità non indifferente ma l’agricoltura industriale avendo distrutto l’habitat di questo uccello un tempo così diffuso, non ne aiuta la riproduzione.

Sempre usando le parole di Lymbery: “… ho attraversato gran parte di questa regione (la Pianura Padana) senza imbattermi in una sola allodola o in una vacca nei campi. Era come se questi campi verdeggianti e il cielo sopra di essi stessero annunciando un silenzio assordante.”

Ecco cosa unisce Grana Padano, Parmigiano Reggiano, mucche e allodole. Gli allevamenti intensivi chiedono un’agricoltura intensiva. Questa comporta un danno per l’ambiente e per gli animali selvatici che vi abitano. Un circolo vizioso che Lymbery ha ritrovato ovunque, non solo in Italia.

dead zone

Un esempio? Gli elefanti di Sumatra stanno scomparendo, vinti dalla competizione nata con la deforestazione a favore delle coltivazioni di palma. Ma l’olio di palma non è l’unico prodotto ricavato dalla notissima noce. Ma, si può leggere in Dead Zone “…i prodotti contenenti olio di palma sono ampiamente usati per nutrire gli animali degli allevamenti intensivi“. Olio miscelato con farina ricavata dal nocciolo, anch’esso commestibile chiamato palmisto. L’Unione Europea è il maggiore importatore di questa farina che arriva a costituire fino ad un quinto della razione alimentare dei bovini.

Ma i disastrosi effetti dell’allevamento intensivo colpiscono ovunque e questo libro è un interessante e insieme doveroso viaggio alla loro scoperta.

Lymbery con Dead Zone è al suo secondo libro. Il primo fu Farmageddon. Il vero prezzo della carne economica.

Dove pascolano le mucche della Pianura Padana? In Dead Zone la risposta ultima modifica: 2017-07-07T08:00:46+00:00 da Sara Panarella
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Vive a Torino, bibliotecaria. Si laurea in Filosofia interessandosi di bambini e multiculturalità e si avvicina alla psicoanalisi e alla cura del pensiero. Ha poi quattro bimbi e un cane che insieme a tanta effervescenza aggiungono interessi nuovi, maggior attenzione per l’ambiente e gli antichi mestieri e saperi, lavorazione dell’argilla, uncinetto, raccolta e utilizzo delle erbe. Una moderna “Strega in famiglia”!

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