Un campionamento a strascico nel mare Artico

Un mare di plastica: un viaggio alla ricerca dell’inquinamento invisibile

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Un mare di plastica: un viaggio alla ricerca dell’inquinamento invisibile ultima modifica: 2017-06-29T08:00:47+00:00 da Davide Mazzocco
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È da pochi giorni in libreria Un mare di plastica di Franco Borgogno, giornalista e unico partecipante italiano alla spedizione del 5 Gyres Institute che ha percorso il passaggio a Nord Ovest, dalla Groenlandia al Canada Occidentale, per raccogliere dati sulla presenza di rifiuti plastici in quel tratto estremo del mare Artico.

La questione dell’inquinamento da microplastiche è di vitale importanza per le sorti del Pianeta, ma nonostante ciò, nel nostro Paese, la letteratura sull’argomento resta confinata all’ambito accademico. Il libro di Borgogno ha il merito di presentare al pubblico italiano la portata del problema mescolando la divulgazione scientifica con il reportage, l’analisi di un problema globale con lo stupore della scoperta di un autore innamorato della natura.

Un mare di plastica

Alcuni anni fa Borgogno – che all’attività giornalistica affianca quella di guida escursionistica – ha iniziato a interessarsi all’inquinamento da plastica in mare dopo aver sentito parlare delle “isole di plastica”: “Quando uno sente parlare di un’‘isola’ vuole vederla perché crede che si tratti di un qualcosa di circoscritto e visibile, ma queste semplificazioni creano dei grandi problemi a chi voglia veicolare questo tipo di questioni al pubblico”.

Il percorso di ricerca personale ha spinto Borgogno a contattare il 5 Gyres Institute, una ong specializzata nello studio e nella divulgazione sul tema plastic pollution e, successivamente, lo European Research Institute che ha sostenuto economicamente i costi della sua presenza nel progetto di citizen science che, nell’agosto 2016, ha portato lui e gli altri membri dell’equipaggio della Akademik Sergey Vavilov da Kangerlussuaq (Groenlandia) a Cambridge Bay (Canada).

Due orsi bianchi fotografati durante il viaggio dell'agosto 2016
Due orsi bianchi fotografati durante il viaggio dell’agosto 2016

I dati sui rifiuti plastici parlano da soli: ogni anno 10 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare, la produzione mondiale di questo materiale è passata dai 51 milioni di tonnellate del 1964 ai 322 milioni di tonnellate del 2015.

Soltanto il 10% della produzione di plastica viene riciclato, mentre il restante 90% finisce in discarica o nell’ambiente. Se mettiamo in relazione queste cifre scopriamo, dunque, che il 3,10% della plastica attualmente prodotta finisce negli oceani. Se questo trend non verrà arrestato, nel 2050 la quantità di plastiche in mare supererà, per peso, quella dei pesci.

“Il fatto che la maggior parte di questi rifiuti siano invisibili rende questo problema impercettibile. Il mare è il cuore della Terra e senza di esso non ci può essere la vita” continua Borgogno che sottolinea come l’uso della plastica si sia diffuso su scala globale dopo la Seconda Guerra Mondiale: “Non si tratta di fare dell’allarmismo: è un dato di fatto che anche le zone più remote dei nostri mari e oceani siano ormai inquinate. Oltre all’inquinamento in sé, le microplastiche agiscono da ‘spugne’ assorbendo le sostanze tossiche presenti in acqua. Su di una microplastica possono così essere riscontrati livelli di tossicità nove volte superiori all’acqua circostante. D’altronde alcune recenti ricerche scientifiche condotte sui gamberi nella Fossa delle Marianne, 11 mila metri sotto il livello del mare, hanno evidenziato quantità di sostanze tossiche superiori a quelle trovate nei pesci dei fiumi cinesi. E alla fine della catena alimentare c’è l’uomo. Visto che sono in molti a non avere a cuore le sorti del Pianeta bisogna fare leva sull’egoismo. Non ti importa della natura? Pensa a te stesso, perché a essere in gioco sono la tua salute e la tua sopravvivenza”.

Accanto al tema dei rifiuti plastici, in Un mare di plastica si parla dell’altro grande problema al quale la missione di 5 Gyres si è trovato di fronte, quello dello scioglimento dei ghiacci artici: “Fino ad alcuni anni fa la traversata del Passaggio a Nord Ovest non sarebbe stata possibile senza una nave rompighiaccio: oggi si può navigare da New York a Vancouver perché, a causa dei cambiamenti climatici, il ghiaccio marino sta progressivamente scomparendo. D’estate può capitare di non trovarlo a 100 chilometri dal Polo Nord e questo è un dato molto preoccupante. Il ghiaccio marino è fondamentale per la catena alimentare e, inoltre, lo è anche per gli spostamenti. La mancanza di ghiaccio rende estremamente difficoltosi gli spostamenti per gli Inuit: per loro l’estate è tutt’altro che una bella stagione”.

La mappatura della denistà di rifiuti di plastica negli oceani e nei mari del mondo, divisi per numero di frammenti in base alla dimensione
La mappatura della densità di rifiuti di plastica negli oceani e nei mari del mondo, divisi per numero di frammenti in base alla dimensione

Lo scioglimento dei ghiacci artici ha aperto la strada all’inquinamento delle microplastiche che hanno invaso anche i territori più selvaggi del Pianeta. Nel suo viaggio la spedizione di 5 Gyres ha incontrato rifiuti plastici usurati ma riconoscibili, confezioni con scritte di lingue parlate a migliaia di chilometri di distanza e oggetti con impressa una data di fabbricazione di venti anni precedente al momento della raccolta.

Franco Borgogno
Franco Borgogno

Quali rimedi? Le recenti notizie sui batteri in grado di degradare la plastica delle bottiglie (Pet) e quelle sulle tarme in grado di mangiare il polietilene non devono provocare un effetto-delega nei consumatori: dobbiamo cambiare le nostre abitudini e abituarci a usare meno plastica.

“L’unico vero e risolutivo rimedio sarebbe non utilizzare la plastica, più realisticamente si può aumentare la quantità di plastica riutilizzata e riciclata, sviluppare materiali alternativi e divulgare la conoscenza sull’inquinamento da microplastiche. È una catena: più tu spieghi il problema, più le persone modificano le loro abitudini. Nel momento in cui hai prodotto un cambiamento nei consumatori, le aziende si adatteranno. E in questo scenario –conclude Borgogno – anche i decisori devono fare la loro parte: gli economisti si stanno occupando del problema ed è ora che anche la politica faccia la sua parte”.

[© Foto di Franco Borgogno]

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Giornalista e saggista, ha scritto di ecologia, ambiente e mobilità sostenibile per numerose testate fra cui Ecoblog, La Nuova Ecologia, Terra, Narcomafie, Slow Food, Ciclismo, Alp ed ExtraTorino. Ha pubblicato numerosi saggi fra cui “Giornalismo online” e “Propaganda Pop”.

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