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Movimento di Transizione in Italia, resilienza e collaborazione per un futuro sostenibile

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Movimento di Transizione in Italia, resilienza e collaborazione per un futuro sostenibile ultima modifica: 2017-05-08T08:00:37+00:00 da Valentina Tibaldi
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Affrontare le sfide presenti e future in modo attivo, consapevole e difforme dai prepotenti modelli di sviluppo cui siamo tristemente abituati. Il movimento di Transizione è una rete che si sta diffondendo e rafforzando a livello globale, agendo a livello locale a partire dalle problematiche e dalle potenzialità dei diversi territori. Abbiamo chiesto a Cristiano Bottone, uno dei fondatori di Transition Italia, di introdurci e raccontarci l’esperienza italiana in materia di Transizione.

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Che cos’è Transition Italia e come si pone rispetto alle singole iniziative di transizione in Italia?

Il movimento di Transizione nel mondo è organizzato in una rete di Iniziative (quelle che all’inizio chiamavamo Transition Towns o Città di Transizione) e di nodi (hubs). I nodi forniscono aiuto e supporto a tutte le iniziative di una certa area in modo da non dover moltiplicare all’infinito certe funzioni. Transition Italia è il nodo che si occupa di svolgere queste funzioni nel nostro Paese.

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Nello sviluppare un movimento così atipico bisogna affrontare molti aspetti nuovi. Ad esempio, quale modello di “governance” si dovrebbe adottare visto che gli attuali modelli di democrazia rappresentativa si stanno dimostrando inadatti a risolvere i gravissimi problemi che ci affliggono? Se ci pensate, non esiste un solo governo al mondo che stia riuscendo a fare qualcosa di realmente proporzionato alle sfide che abbiamo di fronte. Esplorare forme nuove di gestione della democrazia diventa quindi fondamentale per immaginare soluzioni efficaci. Il livello dei Nodi è un buon laboratorio per esperimenti di questo genere e quello che sembra funzionare viene poi adottato al livello delle Iniziative di Transizione.

Sul vostro sito si invita a non “reinventare ogni volta la ruota”: quanto è importante la condivisione di esperienze per il movimento di Transizione?

La condivisione è ovviamente fondamentale, soprattutto se organizzata in modo non ideologico e non dogmatico. La Transizione è un grande esperimento culturale e di innovazione sociale, è fatta di successi e fallimenti. Cerchiamo di dare grande importanza a tutto quello che è stato fatto prima da tutti quelli che hanno provato a cambiare i nostri sistemi organizzativi e sociali. Ci sono così tante conoscenze già disponibili, così tanti strumenti… Incredibilmente però, spesso continuiamo a rifare all’infinito gli stessi tentativi e a stupirci di ottenere sempre gli stessi, deludenti risultati.

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Ad esempio, le grandi cooperative di distribuzione attuali, spesso criticate per le loro politiche sempre meno solidali e rispettose dell’ecosistema e del lavoro degli agricoltori, erano in origine “gruppi d’acquisto solidale” (GAS). Sono in un certo senso l’evoluzione “naturale” di un GAS di successo secondo le regole del nostro sistema attuale. Diventa evidente quindi che la “buona pratica” del GAS debba essere adeguatamente rielaborata se non si vuole vederla finire puntiforme e marginale e sempre più simile alla grande distribuzione organizzata.

In generale ci sembra che risulti più efficace non sforzarsi di aggiungere molto tutte quelle cose che hanno dato ottimi risultati ed evitare di rifare quelle che hanno dimostrato di non funzionare, anche se magari piacciono, sono di moda, sono più facili o danno soddisfazione sul breve termine. Ecco perché, se torniamo all’esempio dei GAS o di molte altre “buone pratiche”, nel contesto della Transizione si cerca di considerarli solo potenziali strumenti utili in certi casi, ma non sempre. E magari si esplorano con prudenza molti altri schemi come i CSA (agricoltura supportata dalla comunità), le microfattorie, ecc.

Bisogna tener conto del fatto che molto di quello che si fa per cambiare le nostre società è basato sul giudizio, sul conflitto, sulla competizione. Visto però che con questi strumenti non si stanno ottenendo risultati significativi, abbiamo pensato di testare altre strade. Uno dei principi guida della Transizione è “lavora con”, non facile da applicare nella società della competizione, ma i risultati sono abbastanza sorprendenti quando si osservano le conseguenze nel mondo reale.

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La resilienza come obiettivo a cui tendere: cosa significa questo termine nella vita quotidiana?

Viviamo in un mondo in rapidissima trasformazione in cui gran parte dei nostri sistemi di riferimento si sgretola. Negli anni Settanta avevamo cominciato a capire che questa sarebbe stata la situazione oggi, ma abbiamo preferito sperare che rimandando i problemi avremmo poi trovato le soluzioni. Non è andata così, e ora siamo qui con tutti i problemi che si concentrano assieme in quella che molti chiamano una tempesta perfetta.

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Oggi il primo ingrediente necessario per toglierci da questa situazione è diventare resilienti, ovvero essere pronti a reagire a tutte le situazioni negative che quasi certamente dovremo affrontare. Essere resilienti significa avere per ogni aspetto importante della nostra vita un piano A, un piano B, un piano C e magari anche un piano D. È prima di tutto una questione di atteggiamento mentale del singolo e poi una pratica che si realizza bene in gruppo, in comunità. Se si affronta tutto questo con gli strumenti giusti, si finisce poi a scoprire che spesso il piano D è molto più interessante, soddisfacente e gioioso del nostro originario piano A. E questa è una delle parti un po’ “magiche” dei percorsi di Transizione.

Quando si trova il coraggio di uscire dagli schemi convenzionali, si scopre un mondo che non sapevamo potesse esistere, fatto di cibo migliore, relazioni migliori, amicizie migliori e allora non si ha più molta voglia di rientrare nelle meccaniche che conoscevamo. Questo è di fatto il motore della diffusione del movimento nel mondo.

C’è una particolare concentrazione di città di transizione in Emilia Romagna, dove peraltro si trova anche la vostra sede. A cosa è dovuta?

Al fatto che siamo partiti da qui, da Monteveglio, un paesino in provincia di Bologna. Per caso o per qualche ragione che non è semplicissimo identificare, qui ha funzionato piuttosto bene da subito e si è diffusa rapidamente tra gruppi di cittadini e con una contaminazione istantanea delle istituzioni.

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È certo che in Emilia l’atteggiamento cooperativo fa già un po’ parte del DNA delle persone. Questo ha probabilmente reso più semplice proporre metodologie nuove, suggerire percorsi “eretici”. Ma soprattutto il fatto che in Italia, più che in altri luoghi del mondo, il coinvolgimento delle istituzioni risultasse quasi indispensabile ha fatto sì che attorno alla città di Bologna sia nato una specie di “laboratorio” territoriale e che ci siamo concentrati su questo territorio per imparare il più possibile.

In queste aree abbiamo potuto lavorare, oltre che con le persone, anche con i comuni, con l’ANCI, con la Regione, con l’Università (la facoltà di ingegneria ambientale di UniBo ha un’Iniziativa di Transizione interna). Alcuni principi della Transizione sono finiti nello statuto della città Metropolitana di Bologna, molte delle idee che la Transizione ha introdotto si stanno oggi “istituzionalizzando” ed è un segnale incoraggiante.

In questi otto anni di esperimenti abbiamo imparato tanto. Forse qui comincia la fase in cui rallenteremo le sperimentazioni e ci prenderemo un po’ di tempo per diffondere quello che abbiamo scoperto fino a qui. A chiunque voglia cominciare a esplorare questo mondo consiglio la visione della nostra serie di video-pillole.

Buona visione, dunque, e buona Transizione a tutti!

[Foto transitionitalia.it]

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Lettrice accanita e scrittrice compulsiva, trova in campo ambientale il giusto habitat per dare libero sfogo alla sua ingombrante vena idealista. Sulla carta è laureata in Lingue e specializzata in Comunicazione per la Sostenibilità, nella vita quotidiana è una rompiscatole universalmente riconosciuta in materia di buone pratiche ed etica ambientale. Ha un sogno nel cassetto e nella valigia, già pronta sull’uscio per ogni evenienza: vivere di scrittura guardando il mare.

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