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Inquinamento marino: semaforo rosso per gli abiti sportivi sintetici

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Inquinamento marino: semaforo rosso per gli abiti sportivi sintetici ultima modifica: 2017-03-17T16:51:41+00:00 da Evelyn Baleani
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Anche gli abiti da montagna e fitness sarebbero tra i colpevoli dell’inquinamento marino.

A sostenerlo è un gruppo di ricercatori, guidati dal Mississippi-Alabama Sea Grant Consortium, che due anni fa ha avviato uno studio sulle materie plastiche microscopiche presenti nelle acque dal Texas meridionale alle Florida Keys.

Dalla ricerca è emerso che i capi di abbigliamento sportivo prodotti con materiali sintetici, come pantaloni tecnici, giacche in pile e tessuti traspiranti, perdono microfibre che, al momento del lavaggio, sono scaricate attraverso le acque reflue nei corsi d’acqua naturali, raggiungendo infine il mare.

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All’inizio dello studio, gli esperti erano convinti che l’analisi avrebbe portato alla luce in particolar modo la presenza di microsfere (o microgranuli) normalmente contenuti in detersivi, dentifrici, cosmetici e altri detergenti usati nell’igiene quotidiana, già noti per il loro impatto devastante negli habitat marini.

I ricercatori hanno invece riscontrato soprattutto grandi quantità di microfibre, provenienti direttamente dai nostri armadi.

Lo studio di Mark Browne

Quello realizzato dai ricercatori del Mississippi-Alabama Sea Grant Consortium non è il primo studio condotto sull’inquinamento marino legato alle fibre sintetiche. Già nel 2011, una ricerca dell’Università di Sidney guidata dal Dottor Mark Browne, aveva focalizzato l’attenzione sui tessuti sintetici, evidenziando come siano una fonte primaria di microfibre di plastica che, in seguito al lavaggio, finiscono per accumularsi in ambiente marino, minacciando la salute degli organismi che lo popolano.

inquinamento marino

I dati raccolti apparivano fin da allora allarmanti. Dallo studio emergeva che un solo capo di vestiario arriva a produrre oltre 1900 fibre per lavaggio. Attraverso l’analisi dei siti prescelti per la ricerca – 18 in ogni angolo del mondo dal Giappone al Portogallo – era inoltre emerso che più la zona costiera era densamente popolata, maggiore risultava la contaminazione.

Le soluzioni disattese

La proposta degli esperti australiani per fronteggiare il problema dell’inquinamento da microfibre era duplice. Da un lato, motivare le aziende a produrre indumenti sintetici che non liberassero così facilmente frammenti di fibre al momento del lavaggio. Dall’altro, realizzare sistemi di filtraggio migliori sia per le lavatrici domestiche sia per i depuratori municipali.

A quanto sembra, però, i dati recenti tendono a dimostrare che ben poco sia stato fatto nel corso degli anni. E, come spesso accade, a rimetterci sono ecosistemi preziosi per la nostra stessa sopravvivenza.

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Web Content Editor freelance. Si occupa di contenuti per i media (TV e Web) dal 2000. Dopo aver lavorato per alcuni anni in redazioni di società di produzione televisiva e Web Agency, ha deciso di spiccare il volo con un’attività tutta sua. Le sue più grandi passioni oltre l'ambiente? Il Web, la scrittura e la Spagna.

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