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Valli- Parco Delta del Po foto di A. Bigoni

Il Parco del Delta del Po verso la governance unica. Le anticipazioni dell’onorevole Bratti

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Il Parco del Delta del Po verso la governance unica. Le anticipazioni dell’onorevole Bratti ultima modifica: 2017-02-13T08:00:33+00:00 da Roberta Lazzarini
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Finalmente buone notizie per  il  Parco del Delta del Po. La legge quadro sulle aree protette 6 dicembre 1991, n. 394 ha rappresentato una svolta nella politica ambientale in Italia, segnando un fondamentale cambiamento culturale che ha permesso di procedere in modo organico all’istituzione delle aree protette e al loro funzionamento.

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Con questa legge sono state istituite, dandone avvio alla gestione, le aree naturali protette “al fine di garantire e di promuovere, in forma coordinata, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale del paese”.

Tuttavia, a oltre 26 anni dalla sua approvazione, la legge necessitava di un aggiornamento tenendo conto delle modifiche istituzionali che nel tempo si sono determinate nel quadro normativo nazionale. Inoltre si rendeva necessario tenere in considerazione anche tutti i nuovi obiettivi in materia di tutela della biodiversità in ambito nazionale, comunitario e internazionale.

È stata presentata mercoledì 25 gennaio a Roma, la modifica alla legge alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati. Alla seduta erano presenti rappresentanti delle regioni Emilia Romagna e Veneto, chiamati in particolare a esprimersi su quanto prevede l’articolo 27 del testo, che contiene la delega al Governo per l’istituzione del Parco del Delta del Po.

Era presente anche l’on. Alessandro Bratti (membro della VIII Commissione Ambiente della Camera), che da sempre ha sostenuto la nascita di un distretto unitario per la gestione del grande fiume, il cui bacino è il più grande d’Italia.

Il suo delta è di 380 chilometri quadrati e la sua superficie si estende per circa 74.000 chilometri quadrati, di cui circa 71.000 situati in territorio italiano (un quarto dell’intero territorio nazionale). Il resto è situato per la maggior parte in Svizzera (bacino del fiume Toce) e per una piccola parte in Francia. Il territorio del bacino interessa circa 3.200 comuni, sette regioni (Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana) e la Provincia Autonoma di Trento. La popolazione che vive nel bacino è di circa 16 milioni di abitanti.

Se si considera la densità del territorio, le attività produttive insediate, le infrastrutture e il grado di utilizzazione della risorsa idrica, il bacino del Po rappresenta una realtà eccezionalmente varia, un punto nevralgico dell’economia nazionale.

L’Emilia, con il parco Tosco-Emiliano e quello del Delta, si presenta in Europa con due eccellenze di insostituibile interesse naturalistico, paesaggistico e storico. La modifica all’articolo 27 prevede di dare vita a un parco unico che, come ha ricordato Marcella Zappaterra – delegata per la Regione Emilia Romagna dall’Assessore all’Ambiente Paola Gazzolo – diventerebbe uno dei più importanti sia dal punto di vista naturalistico e ambientale, sia per la sua estensione che supera anche il grande parco della Camargue in Francia (130.000 ettari contro 100.000).

foto di A.Bigoni
Parco Delta Po. Foto di A.Bigoni

Se l’intero Parlamento non ha difficoltà nel riconoscere il valore ambientale, turistico ed economico dell’area e se l’obiettivo è rilanciare l’idea di un parco unico in Italia, facilitando il dialogo fra enti e istituzioni afferenti a regioni diverse, l’on. Bratti dichiara che:

“Siamo di fronte a un passaggio davvero decisivo per cambiare la storia del Delta del Po. Un’occasione che non si riproporrà in tempi brevi. Vi sono delle controversie da parte di alcune associazioni ambientaliste da un lato e da alcune forze politiche, per ragioni diametralmente opposte, dall’altro. Viene criticata infatti la costituzione di un Parco Speciale. Noi riteniamo che per le sue intrinseche peculiarità quest’area necessiti di un’unica governance che non può essere uguale a quella dei Parchi nazionali”.

foto di A. Bigoni
Valli del Delta Po verso Comacchio – foto di A. Bigoni

Oltre al divieto delle esercitazioni militari per il poligono di tiro a Foce Reno -come ha richiesto Marcella Zappaterra-  che costituirebbero un passo avanti per la tutela della fauna e della biodiversità, Bratti ribadisce:

E’ noto che il fiume è stato giudicato «fortemente inquinato» , anche se le sue condizioni sono notevolmente migliorate”. 

Certamente avere una “governance” unica potrà essere determinante per migliorare i processi decisionali e intraprendere azioni nel minor tempo possibile per salvaguardare un patrimonio naturalistico così importante.

“Sono fiducioso – dichiara Bratti – Non bisogna inoltre dimenticare che i cambiamenti climatici hanno provocato variazioni significative riguardo alla riduzione della portata media ma soprattutto si sono intensificati gli eventi estremi (periodi di siccità e piene). L’intrusione del cuneo salino proprio nel Delta diventa sempre più un pericolo per la nostra agricoltura. Vi sono poi altre situazioni critiche da affrontare: dalla bonifica dell’area della centrale di Polesine Camerini al tema delle trivellazioni. Insomma tutte questioni che vanno affrontate con un approccio integrato e sotto un’unica regia“.

Non ci resta che sperare che questo passo, importante per il Grande Fiume e i suoi territori straordinari, venga compiuto al più presto.

Scriveva Giorgio Nebbia nel 1987 che “chi deve fare politica” del territorio deve conoscere dettagliatamente tutte le correlazioni e intervenire al livello giusto”. Torneremo presto sul tema allora, e ci faremo riaggiornare in proposito dal nostro referente d’eccezione.

 On. Alessandro Bratti

Il Parco del Delta del Po verso la governance unica. Le anticipazioni dell’onorevole Bratti ultima modifica: 2017-02-13T08:00:33+00:00 da Roberta Lazzarini
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Nata e vissuta a Venezia, vive a Ferrara dove ha fondato, con un gruppo di amici, Officina Dinamica, una associazione di promozione sociale che organizza percorsi culturali e di sensibilizzazione a sfondo ambientale. Storica di formazione, per molti anni si è occupata di ricerca d’archivio e catalogazione. In azienda ha competenza più che ventennale nella comunicazione ambientale, nella formazione e organizzazione di eventi. Sviluppa progetti ed eventi di sensibilizzazione e divulgazione ambientale. Crede nell'importanza della conoscenza, nella condivisione di esperienze. Dipinge, scrive e si aggiorna su tematiche a valenza ambientale e sociale. Ama passeggiare nei boschi.

1 Commento

  1. Seguo la problematica delle arre protette nel Delta del Po almeno dal 1968 e posso tranquillamente affermare che già la legge esistente dava al Governo l’autorità per procedere all’istituzione del parco interregionale. Era sufficiente applicare quella, invece di arzigogolare su una nuova legge dai tempi di approvazione incerti. Di tutti i problemi del Delta quello delle esercitazioni militari è il minore; anzi paradossalmente si può affermare che proprio il vincolo militare ha impedito che le aree alla foce del Reno subissero l’esagerata ed invasiva antropizzazione che ha caratterizzato la costa comacchiese (anche se la foce del Reno è amministrativamente in Provincia di Ravenna). Forse la Consigliera Zappaterra farebbe meglio a preoccuparsi dell’invasività del Villaggio Elisea …

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