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Grindadráp, caccia ai cetacei: dove finiscono i mari dell’Europa?

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Grindadráp, caccia ai cetacei: dove finiscono i mari dell’Europa? ultima modifica: 2016-12-06T08:00:11+00:00 da Alessandra Condello
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Dopo diversi rinvii del processo, il 24 novembre 2016 il capitano Jessie Treverton di Sea Shepherd è stata ritenuta colpevole da una corte danese a Tórshavn (isole Faroe) di maltrattamento di animali e quindi costretta a pagare una multa di 5,500 corone danesi (approssimativamente 740 euro).

Da sinistra Celine Le Diouron, Marion Selighini e Jessie Treverton. Photo credit: Sea Shepherd / Barbara Veiga.
Da sinistra Celine Le Diouron, Marion Selighini e Jessie Treverton. Photo credit: Sea Shepherd / Barbara Veiga.

Treverton era stata arrestata il 17 settembre 2014 per aver allontanato, grazie all’uso di un motoscafo, un branco di più di 200 delfini (Lagenorhynchus acutus) da una spiaggia delle isole Faroe con l’obiettivo di impedirne l’uccisione.

Capitano Jessie Treverton a Hvannasund (isole Faroe), luglio 2016
Capitano Jessie Treverton a Hvannasund (isole Faroe), luglio 2016. Photo credit: Sea Shepherd

Dagli anni ’80 Sea Shepherd si oppone attivamente al grindadráp, una pratica tradizionale faroese che consiste nella caccia a cetacei di piccole dimensioni, principalmente globicefali, detti anche balene pilota (Globicephala melas). Visto il contesto, l’accusa mossa al capitano assume contorni piuttosto paradossali, come ben emerge dal commento di Treverton al verdetto: “Sono molto felice di accettare la sentenza della corte che reputa la mia azione contraria alle leggi che regolano il benessere animale, perché se questa legge viene applicata nel mio caso deve necessariamente essere applicata anche al popolo delle Faroe“.

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Il grindadráp è al centro di un dibattito molto complesso. Questa caccia ha origini antiche: i globicefali sono animali gregari e vivono in gruppi sociali stabili, caratteristica che rende più facile radunare gli animali con piccole imbarcazioni verso spiagge poco profonde in cui le persone “addette ai lavori” si occupano di ucciderli. I cetacei vengono arpionati per lo sfiatatoio, tirati a riva e finiti con una recisione della spina dorsale che blocca l’apporto di sangue al cervello causando la perdita di coscienza e successivamente la morte. Ogni estate vengono uccisi centinaia di esemplari.

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Tralasciando per un attimo il discorso etico legato a questa pratica, vorrei soffermarmi sugli aspetti legali. L’Unione Europea è impegnata da tempo nella conservazione delle diverse specie di cetacei attraverso una legislazione ambientale che punta a garantirne un efficace livello di protezione.

La cattura o l’uccisione di tutte le specie di cetacei all’interno dell’UE è vietata ai sensi della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della fauna e della flora selvatiche (Direttiva Habitat). Purtroppo la legislazione e la politica dell’UE non si applicano alla caccia alle balene pilota praticata nelle Isole Faroe, poiché queste non fanno parte dell’UE. Esse sono una nazione costitutiva autonoma del Regno di Danimarca e quindi nel loro territorio la caccia a questi animali è legale. Tutto ciò è privo di senso, ma queste sono le regole.

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Photo credit: Sea Shepherd

In passato i globicefali rappresentavano una risorsa fondamentale per la sopravvivenza della popolazione delle Faroe, mentre attualmente la moderna società faroese potrebbe fare a meno del grindadráp. Gli abitanti di queste isole sembrano essere molto legati a questa tradizione e affermano di essere molto più in contatto con la natura rispetto agli Europei che li contestano, che spesso vivono all’interno di contesti urbani denaturalizzati e si nutrono quotidianamente di carne di animali non meno senzienti dei cetacei.

Detto questo, per quanto io ritenga fondamentale promuovere il rispetto per culture diverse dalla mia e mi sforzi di comprendere le diverse tradizioni, non riesco a vedere nessun tipo di comunione con la natura guardando le tante immagini che si possono trovare in rete in riferimento al grindadráp. Si tratta di una pratica brutale, sordida e vigliacca. È straziante vedere l’impotenza di questi animali e sentire i loro lamenti. Non credo però che ci sia una sostanziale differenza tra questa sofferenza e quella di molti altri animali allevati in tutto il mondo per essere mangiati o sfruttati per altri scopi. Il grindadráp è solo più diretto nello sbattere in faccia al pubblico l’orrore della caccia.

Grindadráp, caccia ai cetacei: dove finiscono i mari dell’Europa? ultima modifica: 2016-12-06T08:00:11+00:00 da Alessandra Condello
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Classe 1986, di Torino, ma con radici che si allungano verso il Sud Italia. Si definisce un ibrido: laureata triennale in Scienze e tecniche neuropsicologiche decide di ampliare la sua prospettiva sul mondo e consegue una laurea magistrale in evoluzione del comportamento animale e dell'uomo presso il Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi. Etologa in erba, fa parte di un'associazione che si occupa di educazione ambientale. Ama scorrazzare per boschi insieme alla sua fedele compagna canina Lumi, attenta osservatrice capace di dare preziose dritte. Venera la bicicletta in ogni sua forma e si nutre di musica.

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