Il potente richiamo di Casa: la regista Holly Morris racconta The Babushkas Of Chernobyl

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Il potente richiamo di Casa: la regista Holly Morris racconta The Babushkas Of Chernobyl ultima modifica: 2016-08-10T07:56:52+00:00 da Valentina Tibaldi
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Sparateci e scavate la nostra tomba; in caso contrario rimaniamo”. La risposta di Hannah Zavorotnya alle proteste degli ufficiali del governo sovietico è stata decisa e irremovibile. Poco importava se il reattore nucleare n. 4 della centrale di Chernobyl era scoppiato e le autorità avevano ordinato l’immediata evacuazione degli abitanti da un’area circostante del raggio di 18 miglia. Aveva provato a stare lontana dalla sua terra, e non le era piaciuto: aveva preso così la decisione di tornare a vivere con la sua famiglia nella zona dichiarata inabitabile, e come lei molte altre donne che ancora oggi vivono nella exclusion zone.

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Holly Morris, regista insieme ad Anne Bogart del documentario The Babushkas Of Chernobyl riporta questo aneddoto in un articolo che può servire da base e guida per il film. Un film che per il suo punto di vista originale e fuori dal comune continua a mietere successi, anche all’interno del Green Film Network: insignito del Premio del Pubblico al San Francisco Green Film Festival e a CinemAmbiente 2016, è risultato inoltre vincitore nella categoria Black Sea Docs Competition durante l’ultima edizione del festival rumeno Pelicam.

Ma chi sono le babushkas (in russo “nonne” o “anziane donne di campagna”), e perché raccontare la loro vicenda? “Le eroine di questa storia- un esiguo gruppo di donne che vive all’ombra della centrale nucleare- sono sopravvissute a Stalin, ai Nazisti, e a Chernobyl; la loro è una storia straordinaria che sottende moltissime implicazioni ambientali” ci rivela Holly, che ha accettato di rispondere alle nostre domande. “Ma il film non parla solo di questioni nucleari e di personaggi dall’enorme resilienza. Parla anche di questioni meno discusse come il trauma da ricollocamento, di rifugiati ambientali e persino- forse l’aspetto più radicato nella storia delle babushkas- il potere del concetto di Casa”.

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Sì perché queste anziane signore sono accomunate da una convinzione: a dispetto delle radiazioni (sprigionate in una quantità 400 volte superiore alla bomba sganciata su Hiroshima) l’esilio non vale qualche anno di vita malvissuta in più. Invece, l’esistenza nei pressi di Chernobyl, in cui una natura rigogliosa non ha smesso di dare i suoi frutti, trascorre inaspettatamente allegra e felice.

Volevo catturare/celebrare/preservare questa storia: importante, poco conosciuta… e accidentalmente molto femminista! Era fondamentale per me che le donne non fossero descritte semplicemente come vittime. Ovviamente per certi versi lo sono, ma era vitale che le loro azioni e la loro determinazione prendessero il sopravvento. Non sono molti i film che permettono a donne anziane di essere autorevoli voci narranti e portatrici assolute dell’azionecontinua la regista, entrando nello specifico del documentario e dello stile prescelto.

holly morris a pelicamLa regista Holly Morris al Festival Pelicam

“Si tratta di una storia semplice e al contempo molto complicata. L’ambientazione- il sito del disastro nucleare- è intrinsecamente politica, e gli scienziati e gli attivisti difficilmente concordano su qualcosa.. Lo stile riflette il valore aggiunto di avere la vicenda delle babushkas come narrazione principale, mentre le storie secondarie (inclusi la Zona intesa come personaggio, i cacciatori…) danno informazioni raccontandosi e riflettendo accuratamente un luogo complicato; la Casa delle donne sì, ma anche un crocevia di dibattito politico. Sebbene personalmente io abbia sentimenti fortemente intrisi di scetticismo riguardo all’energia nucleare, sapevo che- per essere fedele alla realtà di queste donne- non potevo realizzare un film polemico”.

In effetti, Polemica è un personaggio che nel documentario non compare, come neppure Tristezza o Dolore, fisico o psicologico. Le donne stanno insieme, e cantano, e brindano. Di tanto in tanto, si sottopongono ad esami medici obbligatori per via delle radiazioni, ma la loro età permette loro di non dare troppa importanza alle eventuali implicazioni.

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In questo 2016, trentennale della tragedia, è stato annunciato che parte della exclusion zone potrebbe diventare sede di una fattoria solare, allo scopo di riportare vita e attività in un’area abitata solo da animali selvatici. Pur aiutando a riflettere sul disastro, The Babushkas Of Chernobyl dimostra che nella dead zone la vita, in realtà, non è mai mancata del tutto.

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Lettrice accanita e scrittrice compulsiva, trova in campo ambientale il giusto habitat per dare libero sfogo alla sua ingombrante vena idealista. Sulla carta è laureata in Lingue e specializzata in Comunicazione per la Sostenibilità, nella vita quotidiana è una rompiscatole universalmente riconosciuta in materia di buone pratiche ed etica ambientale. Ha un sogno nel cassetto e nella valigia, già pronta sull’uscio per ogni evenienza: vivere di scrittura guardando il mare.

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