Charles Bukowski: Sui Gatti

‘Sui gatti’: Bukowski contro l’abbandono degli animali

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‘Sui gatti’: Bukowski contro l’abbandono degli animali ultima modifica: 2016-08-07T08:30:39+00:00 da Emanuel Trotto
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Charles Henry Bukowski o lo si ama, o lo si odia, senza riserve. O peggio, lo si idolatra come i ragazzini che lo hanno preso come errato modello di vita: era un ubriacone che scriveva racconti sconci (si crede), quindi è perfetto (in teoria) per una generazione fiera del proprio vuoto pneumatico e che vede in lui una degna giustificazione a una vita di eccessi. Quale peggiore servizio viene reso al buon vecchio Hank! Bevitore sì, ma sempre lucido e sensibilissimo, un osservatore cinico, colto, dissacrante nei confronti di una società (fra gli anni ’60 e i ’90) che, a livello di valori generali, ai giorni nostri non è cambiata molto. Con la sola differenza che oggi per idolatrarlo si usano sue citazioni decontestualizzate e discutibili pagine sui social.

Charles Bukowski, la sua ultima moglie, Linda Lee, e un gatto sornione.
Charles Bukowski, la sua ultima moglie, Linda Lee, e un gatto sornione.

Il suo disgusto per la società in cui ha vissuto lo ha trasposto in sei romanzi, centinaia di racconti ma, soprattutto in migliaia e migliaia di poesie. Parenti, giornalisti, amici casuali son sempre rimasti sommersi, dalle pile e pile di fogli dattiloscritti colmi e colmi di versi, battuti nottetempo fra i fumi dell’alcool e di sigari dozzinali. La dozzina di raccolte poetiche che è stata edita anche in Italia è solo la punta dell’iceberg di una produzione sterminata, che gradualmente viene alla luce. La più recente, edita a giugno da Ugo Guanda Editore è “On the Cats” (“Sui gatti”), che raccoglie poesie e brevi prose, composte con un unico tema conduttore. I gatti, uno dei grandi amori dello scrittore, assieme alle donne, alla letteratura, all’ippodromo.

Prendendo in mano questo libro dimenticatevi dei gattini dolci e batuffolosi che affollano le bacheche dei social o gli sfondi dei vostri cellulari. Bukowski parla del suo amore per i gatti, quelli veri, spesso vittime del mondo, spesso ad esso indifferenti, che hanno subito diverse disavventure ma che comunque continuano a zampettare avanti. Pullulano gatti che intrattengono tornei notturni, che a ognuna delle nove vite consumate mettono una tacca sul proprio orecchio.

Dai perfidi ragazzini suoi coetanei dai quali era circondato negli anni ’50; fino ai veterinari, quarant’anni dopo che preferirebbero l’eutanasia alle cure per un vecchio gatto malconcio: non perché serve, ma per pigrizia. Tutti sono il bersaglio della penna di Bukowski. Tutti loro fanno parte di quell’umanità che mette al centro se stessa e la famiglia, che ritiene gli animali domestici semplici soprammobili. Un’umanità che per Bukowski è spazzatura.

Le poesie più belle di questo libro sono dedicate proprio al gatto malconcio, Manx, nel quale Bukowski confessa di identificarsi. Questi è un vero gatto borderline che non si è mai arreso: ha le vertebre fuse più volte in seguito a due investimenti; è sopravvissuto a un colpo di pistola; ha la coda mozzata. Lui è uno dei tanti che poi affolleranno casa Bukowski quando, grazie alla scrittura, potrà permettersi qualcosa di meglio di una stanza d’affitto di terz’ordine. Manx è uno dei nove, che fissa il suo padrone mentre si fa il bagno, che si accoccola sulle ginocchia, che dorme sulle pile di poesie o ne cancella decine facendo pipì sul computer nuovo e mandandolo in tilt. Ma c’è sempre la macchina da scrivere per Bukowski, quindi che problema c’è?

Charles Bukowski mentre coccola uno dei suoi tanti gatti.
Charles Bukowski mentre coccola uno dei suoi tanti gatti.

In queste pagine c’è amore, rispetto, invidia per le “piccole tigri”.  Bukowski insegna la cosa più importante di tutte: il rispetto per la vita, in tutti i suoi aspetti. Soprattutto per i nostri amici a quattro zampe che, in estate, per molti divengono qualcosa di accessorio, della quale ci si può liberare non appena viene scomodo. L’abbandono di animali in questa stagione è una delle tante campagne per cui associazioni come la LAV (Lega Anti Vivisezione) si mobilitano, raggiungendo importanti risultati, come l’inserimento dell’abbandono come reato all’interno del codice penale. Una sensibilizzazione al di fuori dei canoni convenzionali può essere utile. Letture sotto l’ombrellone come Sui gatti può essere, in questo senso, illuminante.

‘Sui gatti’: Bukowski contro l’abbandono degli animali ultima modifica: 2016-08-07T08:30:39+00:00 da Emanuel Trotto
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‘Sui gatti’: Bukowski contro l’abbandono degli animali ultima modifica: 2016-08-07T08:30:39+00:00 da Emanuel Trotto

Nato a Biella nel 1989, si è laureato in Storia del Cinema presso il DAMS di Torino nel 2012, ha partecipato alla rassegna stampa per l’Università al 29, 30, 31mo Torino Film Festival e ha collaborato per il Festival CinemAmbiente 2014. Collabora per diversi blog di cinema e free culture (Il superstite) e associazioni artistiche (Metropolis). Ha diretto due cortometraggi: E Dio creò le mutande (2011), All’ombra delle foglie (2012).

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