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Lego Loast at Sea

Il disastro dimenticato dei Lego. Come e perché la plastica minaccia l’ecosistema marino

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Il disastro dimenticato dei Lego. Come e perché la plastica minaccia l’ecosistema marino ultima modifica: 2016-07-14T08:00:01+00:00 da Alessandra Varotto
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Piccole spade, draghi colorati e margherite di plastica. Questi sono solo alcuni esemplari dei quasi 5 milioni di pezzi di Lego dispersi in mare al largo della Cornovaglia nel febbraio 1997, quando la nave cargo Tokio Express, diretta a New York, fu improvvisamente colpita da un’onda di dimensioni gigantesche e 62 dei container che trasportava finirono fuoribordo, affondando.

Contenuti in uno dei container dispersi, a quasi 20 anni di distanza dall’incidente questi piccoli pezzi di plastica colorata continuano a galleggiare in mare e ad essere ciclicamente spinti a riva dalle correnti, praticamente intatti, lungo le coste di Inghilterra, Galles e Irlanda. E il loro viaggio potrebbe essere destinato a durare ancora a lungo. Secondo gli esperti, infatti, in questi anni i Lego dispersi potrebbero aver viaggiato per oltre 62.000 km (circa una volta e mezza la circonferenza della Terra), e probabilmente continueranno a galleggiare in mare ancora per secoli, raggiungendo potenzialmente, prima o poi, qualsiasi spiaggia del pianeta. Sulla pagina Facebook Lego Lost at Sea l’attivista locale Tracey Williams raccoglie fotografie e testimonianze sulla vicenda dei Lego spiaggiati, con l’obiettivo di sensibilizzare le persone sull’importanza del proteggere mari e oceani dall’inquinamento provocato dalla plastica. La quantità di rifiuti plastici che finisce in mare ha infatti da tempo raggiunto alti livelli di criticità. Si prevede che nel 2025 ci saranno in mare 250 tonnellate di plastica: una ogni tre tonnellate di pesce.

Tracey Williams mostra alcuni dei Lego ritrovati lungo le spiagge del sud dell'Inghilterra. Foto BBC
Tracey Williams mostra alcuni dei Lego ritrovati lungo le spiagge del sud dell’Inghilterra. Foto BBC
Alcuni dei Lego rinvenuti lungo le spiagge di Devon e Cornovaglia negli ultimi mesi
Alcuni dei Lego rinvenuti lungo le spiagge di Devon e Cornovaglia negli ultimi mesi

La possibilità di galleggiare unita ai lunghissimi tempi di degradazione rendono la plastica persistente e altamente impattante per l’ambiente marino. Si pensi ad esempio che un sacchetto di plastica -utilizzato in media, solitamente, per 10-20 minuti- una volta disperso in mare impiega fino a 1000 anni per degradarsi. E nel frattempo tali rifiuti fluttuanti possono causare gravi danni per gli organismi marini, sia diretti (aggrovigliamento, intrappolamento e ingestione) che indiretti (accumulo di inquinanti; colonizzazione da parte di piccoli crostacei, alghe e batteri che le correnti oceaniche poi trasportano in aree dove questi sono originariamente assenti, facendosi così vettori di specie aliene). La plastica di origine petrolchimica, inoltre, anziché biodegradarsi si fotodegrada, ovvero viene ridotta dalla luce solare in pezzi sempre più piccoli (microplastiche), che vengono poi ingeriti volontariamente o meno dalla fauna marina, trasferendosi lungo la catena alimentare fino all’uomo.

I pericoli per la fauna marina connessi al marine litter
I pericoli per la fauna marina connessi al marine litter

Secondo l’associazione Ocean Conservancy, la soluzione ai problemi dell’oceano deve iniziare a terra, innanzitutto attraverso la produzione di materiali e imballi plastici più sostenibili (biodegradabili, riutilizzabili, etc.) e migliori sistemi di raccolta, riuso e riciclo. E i cittadini, dal canto loro, cosa possono fare? Innanzitutto fare sempre la raccolta differenziata, a casa come in vacanza, non lasciando alcun rifiuto in loco sulle spiagge. Prossimamente pubblicheremo le regole d’oro che l’eco-bagnante deve seguire per evitare di inquinare le spiagge: stay tuned!

Vi lasciamo con alcune immagini tratte dalla fanpage Facebook che mostrano alcuni dei Lego rinvenuti lungo le spiagge di Devon e Cornovaglia negli ultimi mesi.

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Classe 1985, si è laureata in psicologia sociale e della comunicazione presso l’Università di Padova, dove attualmente sta svolgendo un dottorato di ricerca volto allo studio e alla promozione di pratiche sostenibili quotidiane fra i cittadini. Nel tempo libero ama visitare luoghi nuovi vicini e distanti, dove fare lunghe passeggiate all’aria aperta godendo della gioia e della meraviglia che la natura è in grado di suscitare. Le piace mangiare bene (possibilmente bio e a km zero) in buona compagnia. Adora leggere ed elogia la lentezza come stile di vita più sano e sostenibile.

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