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Se non è etico e sostenibile, quanto è davvero smart il nostro smartphone?

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Se non è etico e sostenibile, quanto è davvero smart il nostro smartphone? ultima modifica: 2016-06-20T08:00:28+00:00 da Valentina Tibaldi
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Sostituire oggetti funzionanti è una cosa che mi turba profondamente. E così l’i-Phone che, dopo essere stato dismesso dal primo proprietario, ho ereditato un paio di anni fa avrebbe potuto continuare onoratamente la propria carriera fra le mie mani se non avesse avuto un incontro ravvicinato con una pozza d’acqua. Telefono in tilt, che ripetute sessioni di phon non hanno rianimato a dovere, ed eccomi senza smartphone per l’impossibilità di sostituire la parte lesa. La cosa mi ha fatto riflettere: quanta sostenibilità c’è dietro a un oggetto così importante e presente nelle nostre vite?

Pensiamo al numero abnorme di cellulari utilizzati al mondo, a quante risorse servono per produrli, a quanto sia generalmente breve il loro ciclo di vita. Non sarebbe naturale porsi degli interrogativi di natura socio-ambientale e non limitarsi alla definizione dello schermo o ai megapixel della fotocamera?

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Ecco alcune criticità, che potrebbero (dovrebbero?) far suonare altrettanti campanelli d’allarme:

  • Risorse minerarie. Ogni smartphone contiene circa 40 differenti minerali. Le miniere da cui provengono le materie prime che compongono i nostri cellulari sono, per lo più, situate in territori di conflitto sotto il controllo di gruppi armati e, come se non bastasse, spesso contribuiscono alla reiterazione di tali conflitti. La gestione della forza lavoro e delle scorie naturali altamente inquinanti utilizzate per l’estrazione completano il quadro.

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  • Eco-design. Ogni anno si gettano via milioni di smartphone, da un lato perché gli stessi non sono costruiti per durare (consiglio, per chi non l’avesse mai visto, la visione di “The Light Bulb Conspiracy”, sull’obsolescenza programmata), dall’altro per via della corsa all’ultimo modello. Politiche di progettazione che rendono insostenibile- se non impossibile- sostituire le componenti guaste completa un quadro sconfortante in termini anti-spreco.
  • Produzione. La Cina è una delle nazioni più importanti per la produzione di tecnologia elettronica, in particolare per dispositivi con processi di produzione intensivi.Qui e nelle altre parti del mondo coinvolte nel ciclo produttivo di questi beni di consumo, le condizioni lavorative spesso trascurano diritti umani fondamentali, offrendo scarsa sicurezza da un lato, e paghe irrisorie dall’atro.

 

  • Poca trasparenza e poche informazioni a disposizione del consumatore. Il problema maggiore rischia di essere che le criticità di cui sopra non fanno parte di un dibattito pubblico, ma ronzano in sottofondo alla vita quotidiana di milioni di consumatori, accaniti e inconsapevoli utilizzatori di tecnologia. Dove reperire notizie su come viene progettato e prodotto il nostro specifico modello? E quali alternative abbiamo al momento?

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In tutto questo di smart c’è ben poco. E se è vero che tendere alla sostenibilità massima in un campo tanto complesso e sproporzionato è molto difficile, è altrettanto vero che è doveroso provarci e che, a onor del vero, qualche tentativo in questa direzione c’è. Alcune grandi marche della telefonia hanno iniziato riflessioni in questo senso, soprattutto in termini di materiali del prodotto e del packaging, e di efficienza della batteria.

Un discorso di un altro livello – il più completo sul mercato al momento- lo fa Fairphone, una piccola azienda olandese che, proprio sulla base delle problematiche elencate, si propone di creare un vero e proprio movimento per rendere l’industria telefonica più green: materie prime certificate, un design orientato ad allungare il ciclo di vita del prodotto, componenti progettate per durare ed essere sostituite facilmente anche a casa, rapporti con produttori tracciati e disponibili per i consumatori.

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E voi? Conoscete e utilizzate altri cellulari che mirano a far diventare la filiera tech più green e davvero smart? Aspettiamo le vostre segnalazioni.

Se non è etico e sostenibile, quanto è davvero smart il nostro smartphone? ultima modifica: 2016-06-20T08:00:28+00:00 da Valentina Tibaldi
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Se non è etico e sostenibile, quanto è davvero smart il nostro smartphone? ultima modifica: 2016-06-20T08:00:28+00:00 da Valentina Tibaldi

Lettrice accanita e scrittrice compulsiva, trova in campo ambientale il giusto habitat per dare libero sfogo alla sua ingombrante vena idealista. Sulla carta è laureata in Lingue e specializzata in Comunicazione per la Sostenibilità, nella vita quotidiana è una rompiscatole universalmente riconosciuta in materia di buone pratiche ed etica ambientale. Ha un sogno nel cassetto e nella valigia, già pronta sull’uscio per ogni evenienza: vivere di scrittura guardando il mare.

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