‘Mi abbatto e sono felice’ spettacolo teatrale di e con Daniele Ronco

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‘Mi abbatto e sono felice’ spettacolo teatrale di e con Daniele Ronco ultima modifica: 2016-05-12T08:00:53+00:00 da Alessandra Cavone
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“Si può dare di più, senza essere eroi” apre canticchiando la pièce teatrale a impatto zero che si autoalimenta grazie allo sforzo fisico prodotto dall’attore in scena che, con la sua pedalata costante, illumina il palco. Non sono presenti altri elementi scenici, i costumi sono essenziali e recuperati dal guardaroba di nonno Michele, protagonista della storia, e le musiche sono live.

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Michele Martoglio è l’uomo più a basso consumo che esista. Il nonno materno di Daniele, contadino piemontese, non conosce sprechi, ne’ consumismo, accende la luce solo in caso di estrema necessità, autoproduce quello che serve per mangiare, scaldarsi, lavarsi e se gli si chiede di tecnologia risponde: “sai pa’” ovvero “non so” in piemontese. Non produce PIL (Prodotto Interno Lordo) ed è felice.

Claudio Gimondi, il vicino di casa, è direttore di banca e consulente finanziario, passa la maggior parte del suo tempo al computer o in coda sulla sua grande BMW andando o tornando dal centro commerciale. E’ accompagnato dalla moglie lamentosa e dal figlio Ettore, ossessionato dai videogiochi e sempre un po’ assente. Produce molto più PIL di nonno Michele ma non sembra altrettanto felice.

Mimmo, l’italiano medio, lo troviamo al bar e con lui non attacca, si parla solo di fede… calcistica e di PILu.

Questi, i tre stereotipi che si incontrano lungo la pedalata di Daniele. Tra ironia, provocazioni, invettiva e dati scientifici gli argomenti che si susseguono sono tanti. Il monologo si ispira al  Movimento per la Decrescita Felice e ne cita spesso il fondatore Maurizio Pallante, a partire dalla critica al modello della crescita economica a tutti i costi che trova nel PIL il suo più fiero indicatore di benessere. PIL che però più cresce e più non lascia spazio e tempo alla vita non produttiva, alle esigenze spirituali, agli hobbies, all’eros, alle esperienze di vita coi figli.

Abbiamo fatto due chiacchiere con Daniele che ci racconta di aver viaggiato molto per studio e lavoro con la sua compagnia teatrale Il Mulino ad Arte e che l’idea di questo spettacolo nasce da una promessa pubblica fatta al funerale del nonno davanti a più di 1000 persone, in cui si impegnava a farsi portavoce di quello stile di vita sobrio ed essenziale dettato dalla necessità e dal buon senso. “La riflessione che ha stimolato questo spettacolo nasce anche dalla mia esperienza personale e dall’analisi innanzitutto delle contraddizioni tra il mio modo di agire e di pensare -dice Daniele- e poi anche di quelle che vedevo attorno a me. Ho sempre avuto una cultura animalista e non mi sono mai ritrovato in quella antropocentrista”.

A.    Gli argomenti che tratti sono molti e spesso complessi, ovviamente non c’è il tempo di approfondire tutto. Modelli economici, critica all’industria alimentare, alla grande distribuzione organizzata, ai sistemi di produzione agricola intensivi e all’uso di pesticidi, deforestazione, pesca intensiva, nucleare, si parla anche dell’impatto ambientale della dieta carnivora a confronto con quella vegetariana. A chi ti rivolgi? Secondo te un Mimmo, il personaggio che incarna l’italiano medio, esce dal tuo spettacolo con una riflessione in più sul suo stile di vita?

D. “Mi rivolgo al pubblico più ampio possibile. Probabilmente Mimmo non è in sala ma forse suo figlio sì e, se frequenta poco il padre, potrebbe essere più ricettivo a questi argomenti. Lavoro molto con le scuole e ho fiducia nei giovani

A. Qual è l’ostacolo più grande che si incontra per cambiare la mentalità delle persone?

D. “Finché ognuno di noi non riesce a fare qualcosa di buono per sé è difficile che riesca a farlo per gli altri. Finché una persona fuma nonostante sia scritto ben chiaro sul pacchetto “Il fumo nuoce gravemente alla salute” è difficile che ci sia un cambiamento radicale“.

A. Quindi cosa pensi sia necessario fare per scardinare questo genere di meccanismi?

Gli ostacoli più grandi sono l’ignoranza, la resistenza al cambiamento e le nostre fragilità. Bisogna fare cultura e informazione in modo da far passare la paura di essere fuori dal coro“.

Consiglio a tutti di andare a vedere lo spettacolo in programmazione per il Fringe festival fino al 15 maggio, alle ore 22:30, al Magazzino sul Po, Via Murazzi del Po 10, Torino.

‘Mi abbatto e sono felice’ spettacolo teatrale di e con Daniele Ronco ultima modifica: 2016-05-12T08:00:53+00:00 da Alessandra Cavone
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‘Mi abbatto e sono felice’ spettacolo teatrale di e con Daniele Ronco ultima modifica: 2016-05-12T08:00:53+00:00 da Alessandra Cavone

Ha fatto della sua passione per l'ambiente un lavoro. E' consulente per enti pubblici e aziende che aiuta nella riduzione dell'impatto ambientale e nelle strategie di sostenibilità. Lotta ogni giorno per il risveglio degli "uomini pigri" armata di piccoli gesti gentili. La potete incrociare per le strade dritte di Torino in sella alla sua bici verde a caccia di storie da raccontare, se non sta viaggiando o ballando...

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