L’orma del dinosauro: Noi contro gli Eco-mostri

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L’orma del dinosauro: Noi contro gli Eco-mostri ultima modifica: 2016-05-08T08:30:03+00:00 da Emanuel Trotto
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Il fatto

Tramite un racconto in quattro capitoli si va a caccia degli eco-mostri lasciati da un passato industriale glorioso e da politiche edilizie discutibili, le quali non hanno fatto altro che danneggiare l’ecosistema: sia durante il loro utilizzo che dopo. Queste sono le orme del dinosauro dello sviluppo industriale,  che si è lasciato dietro pure moltissime carcasse.

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Il commento

L’Italia, milioni di anni fa, non era dissimile dalle isole Bahamas o da qualsiasi altro arcipelago tropicale. Allora si muovevano, chi rapidamente chi in maniera pachidermica, dinosauri di varie fogge, lasciando sul suolo decine di migliaia di impronte “fra un’isola e l’altra”. Di loro non ci rimane che questo, nemmeno la polvere delle loro ossa fossilizzate: solo orme, orme fissate indelebilmente nella sabbia carezzata dalle onde, o nel fango di lì da rapprendersi in quegli atolli divenuti, nel corso di milioni e milioni di anni, le nostre valli, le nostre montagne. Su di esse, su pareti oramai quasi verticali restano cementificate a eterna memoria i segni lasciati da zampe come pilastri. Memoria del grandioso passato che fu.

L'orma del dinosauro
L’orma del dinosauro

Milioni di anni dopo da un tipo di dinosauro si è passato a una nuova specie che ha lasciato le sue tracce in tempi più recenti: sono orme del passaggio del dinosauro industriale che ha cominciato a muovere i suoi mastodontici passi dal XVIII e che, da allora, non si è più fermato. Egli abbandona dietro di  non solo gigantesche impronte, ma anche carcasse spolpate ovunque, nella forma di vecchi fabbricati con le loro costole di ferro e resti di carne putrefatta e scrostata di cemento e asfalto, che ha danneggiato e continua a danneggiare il fragile equilibrio di un ecosistema. L’orma del dinosauro di Davide Mazzocco è la riflessione su questo cimitero, su questi eco-mostri che pullulano che nascono spesso già morti: capannoni vecchi o mai utilizzati dove la scritta “vendesi” sbiadita si accompagna spesso alla biancheria stesa delle case abusive nelle quali si sono trasformati.

Un racconto di immagini e parole che abbraccia i quattro capitoli con i quali è suddiviso il film. Si comincia con una prima parte, forse più didascalica, ma necessaria perché mette in chiaro il problema e una soluzione teorica per risolverlo: è costituita da interventi del saggista Maurizio Pallante, fondatore del Movimento per la Decrescita Felice e di Domenico Finiguerra, ex sindaco di Cassinetta di Lugagnano, primo comune italiano a bloccare il consumo del suolo libero.

ormadinosauro

Essi raccontano le origini di questa nuova creatura, di questo “dinosauro” e degli effetti devastanti sul nostro territorio che ha lasciato: non solo grandi capannoni inutilizzati, ma soprattutto tantissimo terreno fertile (252 kmq l’anno) soffocato e reso inservibile, nel quale persino la pioggia diventa inutile in quanto ritorna alle origini (ai torrenti, fiumi, mare) senza aver intaccato minimamente il terreno, ma anzi scivolandoci sopra. «Con la cementificazione», afferma Mazzocco, «si impermeabilizza il territorio alterandone l’equilibrio, con conseguenze evidenti sul clima, sulla rigenerazione delle falde freatiche e sulla sicurezza dei luoghi a rischio di alluvione e di dissesto idrogeologico. (…) Si tratta di un processo irreversibile di impoverimento del territorio che non ha nessuna ragione d’essere né in termini di esigenze abitative, né come creazione di nuovi luoghi di produzione.»

Maurizio Pallante
Maurizio Pallante

Una possibile soluzione è il ritrovare una forma di equilibrio e non la ricerca di continuo e compulsivo sviluppo. Per cercare di arrivare ad una situazione di questo tipo fra Noi e l’ambiente (soprattutto per quanto riguarda il consumo energetico, altro danno del “dinosauro”) è necessario un humus culturale, economico e una politica nella cui amministrazione sia contemplata una normativa di tipo energetico. Una possibile soluzione viene data nel quarto e ultimo capitolo, riguardante l’Eco-mostro dell’Alpe BiancaAttorno ad esso il tempo non si è fermato, anzi chi ci vive vicino ha continuato a fare quello che ha sempre fatto: dal pastore, al gestore di un agriturismo, fino al cittadino che è sfuggito dal clamore della cittàUna soluzione di decrescita è possibile non solo tramite le parole e le immagini, ma anche per gli effetti sonori che incorniciano questo corto: un battito cupo e lontano che accompagna i ruderi al principio e, alla fine, lo scampanellio delle mucche e le grida del pastore a prova che le impronte e le ossa di questo dinosauro possono essere sepolte e cancellate per sempre.

L'Eco-Mostro dell'Alpe Bianca
L’Eco-Mostro dell’Alpe Bianca

Scheda film

  • Regia, soggetto, sceneggiatura, montaggio e produzione: Davide Mazzocco;
  • Assistente alla regia: Paula Lopes Dias;
  • Musica: Antonio Raspanti, Slack;
  • Interventi: Maurizio Pallante, Domenico Finiguerra, Elio Cosatto, Luca Rastello, Piergiorgio Bavagnoli, Luca Majrano e Delfino Dardino;
  • Origine: Italia, 2014;
  • Durata: 32’;
  • Temi: CINEMA, AMBIENTE, RAPPORTO UOMO AMBIENTE.

Il regista

Davide MazzoccoDavide Mazzocco nasce a Torino nel 1975. Poliedrico e prolifico è drammaturgo, regista, giornalista, saggista free lance attivissimo sul territorio torinese. Collabora con Blogo e Yahoo! per le quali scrive di ambiente, lavoro e politica. Si è occupato di critica cinematografica con il testo Javier Bardem biutifulactor (2011) a cui sono seguite pubblicazioni sui media vecchi e nuovi: da Giornalismo digitale (2012) a Giornalismo online (2014) fino a Propaganda Pop (2016); ha scritto diversi atti unici per il teatro, venendo selezionato nella mostra F for Fake di Paratissima 2011. Debutta alla regia cinematografica con il cortometraggio Benvenuto Mister Zimmerman (2012 con Stefano Rogliatti). Nel 2014 ha realizzato L’orma del dinosauro e, con Paula Lopes Dias, Opera breve per mani e occhi.

L’orma del dinosauro: Noi contro gli Eco-mostri ultima modifica: 2016-05-08T08:30:03+00:00 da Emanuel Trotto

Nato a Biella nel 1989, si è laureato in Storia del Cinema presso il DAMS di Torino nel 2012, ha partecipato alla rassegna stampa per l’Università al 29, 30, 31mo Torino Film Festival e ha collaborato per il Festival CinemAmbiente 2014. Collabora per diversi blog di cinema e free culture (Il superstite) e associazioni artistiche (Metropolis). Ha diretto due cortometraggi: E Dio creò le mutande (2011), All’ombra delle foglie (2012).

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