Dalla parte della natura: i Lingalad ci raccontano i loro ‘Confini Armonici’

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Dalla parte della natura: i Lingalad ci raccontano i loro ‘Confini Armonici’ ultima modifica: 2016-01-30T08:30:23+00:00 da Alberto Pinto
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Affascinanti atmosfere folk, melodie trasportanti e testi dal forte potere evocativo che dipingono toccanti frammenti di mondo in cui uomo e natura si riflettono l’uno nell’altra. È lo stile dei Lingalad, band di origine lombarda che con la sua musica racconta l’ambiente con un tono poetico e originale.

Dall’universo tolkieniano fino a Confini Armonici, il loro ultimo disco, il lavoro della band si ispira ad una natura autentica e personificata, fatta di suoni e suggestioni. L’ultimo album prende spunto dai personaggi e dagli ambienti de Il Passaggio dell’Orso e L’Ombra del Gattopardo, i due romanzi scritti da Giuseppe Festa, voce dei Lingalad.

Confini armonici cover

Confini Armonici si inscrive in un progetto artistico ben definito e maturato nel tempo grazie al background personale e professionale della band. A parlarcene sono proprio i Lingalad: “Anni fa, il nostro cantante Giuseppe Festa ha vissuto un’esperienza di volontariato al Parco d’Abruzzo che gli ha cambiato la vita, ma che lo ha anche ispirato dal punto di vista artistico. Il progetto Lingalad è nato proprio tra quelle montagne, era quindi inevitabile che per noi natura e arte diventassero una cosa sola”.

Il disco è un avvincente mosaico di mondi, in cui l’ambiente si confonde con le storie e con lo stato d’animo dei protagonisti, non senza far riferimento a una natura che troppo spesso soffre il passaggio dell’uomo. Ci sono il guardiaparco Sandro Di Ianni e il bracconiere Orante Della Morte, che “col buio nel cuore e un’ombra sul volto” si aggira tra gli alberi spogli con le sue trappole mortali. In Sogni d’Oblio la prospettiva è quella di un orso, stanco del suo destino di “fuggire o morire”.

Nei romanzi di Giuseppe a cui è ispirato il disco il rapporto uomo-natura è il tema centrale”, prosegue la band. “Il protagonista è il guardiaparco Sandro Di Ianni, che ha dedicato la sua vita a lottare contro i bracconieri. Giuseppe si è ispirato ad un uomo in carne ed ossa: si tratta di Peppe Di Nunzio, storico guardiaparco del Parco d’Abruzzo. Basterebbe seguire il suo esempio e la sua condotta per vivere in armonia con la natura. Uno stile di vita che ha come semplice dogma il buon senso: tutto ciò che facciamo alla Terra, prima o poi ci si ritorce contro. Sarebbe bello se l’uomo fosse tanto maturo da rispettare gli ecosistemi solo perché riconosce il diritto alla vita delle altre creature. Questo, però, sembra ancora un’utopia lontana. Pertanto dovremo accontentarci se smettesse di devastare la natura per non autodistruggersi”.

Giuseppe Festa durante le registrazioni del video della canzone "Occhi d'Ambra"

Giuseppe Festa durante le registrazioni del video della canzone “Occhi d’Ambra”

Raccontare l’ambiente e le sue storie da punti di vista inediti e sorprendenti, è una delle cifre di maggior impatto della musica dei Lingalad. “Nel CD Lo Spirito delle Foglie abbiamo capovolto il punto di vista antropocentrico: a parlare sono infatti elementi naturali, come una montagna, un vecchio lupo, una giovane aquila, un fiume o una foglia. Nel CD La Locanda del Vento, invece, i protagonisti sono uomini e donne che raccontano il loro rapporto con la natura attraverso storie di un’Italia dimenticata, saggia e rurale. Storie a volte idilliache, come nel pezzo L’Abbraccio del Noce, a volte drammatiche, come nella canzone Lio, che racconta la storia del nonno del nostro batterista Giorgio Parato, morto sul Monte Bianco durante quella che doveva essere la sua ultima scalata prima di ritirarsi dalle arrampicate”.

A prendere la parola è la natura stessa, come suggerito in modo efficace dalla copertina di Confini Armonici, ripresa nel video di Occhi d’Ambra, dal forte potere metaforico. I Lingalad suonano i loro speciali strumenti, fatti di alberi, foglie e altri elementi naturali. La natura diventa così strumento nelle nostre mani.

I Lingalad in concerto

I Lingalad in concerto

Il messaggio che ci dà la natura è sempre lo stesso da millenni, semplicissimo nella sua raffinata complessità”, proseguono i Lingalad. “Tutti possiamo convivere, a patto di rispettare gli equilibri naturali. L’uomo ha vissuto in sintonia e simbiosi con gli altri animali e piante per secoli. Poi qualcosa si è spezzato. Abbiamo elaborato modelli economici che prevedono un aumento infinito dello sviluppo, senza tener conto di un’elementare regola: non possiamo mangiare all’infinito se il nostro frigorifero è finito“.

Piuttosto che una mera denuncia, la musica dei Lingalad ha come primo obiettivo quello di ricostruire un rapporto idilliaco tra uomo e ambiente. L’esaltazione della bellezza e della serenità della natura come punto di partenza per un ritorno all’armonia. 

È il paradosso dell’uomo moderno: in grado di compiere imprese straordinarie ma tanto miope da non accorgersi di stare tagliando il ramo su cui è seduto. Questa cecità è solo apparente. Chi muove i fili dell’economia ci vede benissimo, ma non ha altra priorità se non l’arricchimento, senza nessun riguardo per le altre creature o per chi verrà dopo. Nelle nostre canzoni, come nei libri di Giuseppe, non vogliamo perderci in prediche o condanne stucchevoli. Preferiamo far emergere l’incanto del mondo naturale e il suo potere evocativo. Crediamo che per proteggere la Terra e spingere le persone a delle buone pratiche ecosostenibili,  sia necessario costruire e sviluppare dei forti sentimenti verso di essa. Nel nostro caso, la musica ci aiuta a ritrovare parte di questi sentimenti. Il suo linguaggio atavico e universale può aiutarci a riaccordarci con la parte più autentica e libera di noi stessi. Senza dimenticarci, però, che l’unico vero modo per connettersi con la natura è vivendola. Walt Whitman diceva: Ora vedo il segreto per fare gli uomini migliori, crescere all’aria aperta, mangiare e dormire con la terra . E noi siamo d’accordo con lui”.

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