Alberi che camminano, viaggio alle radici della natura umana

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Alberi che camminano, viaggio alle radici della natura umana ultima modifica: 2016-01-11T08:00:20+00:00 da Valentina Tibaldi
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Non c’è due senza tre. Dopo il successo di pubblico delle proiezioni autunnali (“Cervino, la montagna del mondo” e “Valley Uprising” i titoli in cartellone), la rassegna cinematografica torinese “CinemAmbiente presenta: Torino e le Alpi” torna lunedì 18 gennaio 2016 alle ore 21 al Cinema Massimo con il documentario “Alberi che camminano”, terzo appuntamento dedicato al misterioso, eterno fascino della montagna.

alberi che camminano 2

Qual è il rapporto tra uomini e alberi? Quanto e come le loro radici, i loro tronchi e i loro rami si intrecciano con le attività delle persone e in quale misura ne influenzano la vita? Attraverso un percorso alla scoperta di falegnamerie e laboratori di artisti o artigiani dal Trentino alla Puglia, “Alberi che camminano” indaga su questi interrogativi e individua nella lavorazione del legno quella seconda vita che permette agli alberi di sperimentare l’esperienza del viaggio, liberandosi della loro tradizionale staticità.

legno

 “Le botteghe degli artigiani, le barche dei pescatori, le case dei boscaioli dove il legno viene trattato, compreso, suonato, accarezzato, e infine trasformato in nuove forme, sono oasi di saggezza, in cui si fondono i miti di naturalità, di vita serena e longeva che servono all’uomo contemporaneo per ritrovare la propria natura perdutaci racconta il regista Mattia Colombo, con cui abbiamo chiacchierato del film. “L’albero, secondo antichissime tradizioni, siamo noi stessi e la nostra stessa sorte è connessa alla sua. Per questo l’albero è anche immagine di un percorso di crescita ed evoluzione, e attraverso l’immagine dell’albero che continuamente si rinnova e rinasce, l’uomo ha modellato e dato corpo a una delle sue più profonde aspirazioni, la rinascita e il perenne rinnovarsi della vita”.

Nato da un’idea dello scrittore Erri De Luca, il film si apre con l’esclamazione del cieco di Betsaida (“vedo gli uomini come alberi che camminano!”) a cui Cristo, dopo aver bagnato gli occhi con la saliva, ridona la vista. Si tratta dell’immagine “più bella e lusinghiera che si può attribuire alla figura umanadichiara nel video di presentazione del documentario lo stesso De Luca, che si riferisce a se stesso – in quanto scrittore i cui libri, cartacei, hanno “la premessa di una motosega”- come a un demolitore di alberi in cerca di riscatto.

erri de luca

Nel descriverci il filo conduttore del film, Mattia Colombo ci spiega nei dettagli il parallelismo fra l’episodio evangelico e la storia proiettata sullo schermo: “In un mondo saturo di referenti artificiali, è veramente difficile recuperare la presenza della natura, essere catturati, presi dall’ammirazione, ma anche confortati alla vista di un albero. Esistono delle persone che sono in grado di restituirci la vista, qualcuno che è stato cieco come noi, ma è tornato a vedere, che ha imparato dalla natura; che è un uomo, ma è anche un albero che cammina”. Una metafora poetica e potente, che trova proprio nella narrazione di Erri De Luca la guida e l’accompagnamento ideale.

Alberi che camminano

Durante le riprese e il montaggio Erri non è voluto intervenire, mi ha lasciato carta bianca, ma suo è il testo e la voce che fanno da filo conduttore al film: Erri lo ha visto e con la sua penna ha cucito un vestito di parole alle mie immagini” continua il regista, raccontandoci le origini del progetto. “La collaborazione è nata grazie al lavoro della produzione italo-americana Oh!pen che ha fortemente voluto il film. Sono stato contattato da uno dei produttori, Mauro Calevi, che mi ha proposto di scrivere un trattamento per un documentario partendo dal soggetto di uno scrittore, senza tuttavia svelarmi il nome dell’autore in questione. Solo in seguito all’approvazione del mio lavoro da parte di tutti, Erri compreso, ho scoperto che il soggetto era opera sua”.

E alla fine di riprese e montaggio, il risultato è un’opera che offre una prospettiva inedita sul rapporto tra uomo e natura. L’appuntamento da non perdere è dunque per il 18 gennaio quando, oltre alla proiezione, è previsto un incontro coordinato da Tiziano Fratus, celebre ed esperto “cercatore di alberi” che, alla presenza del regista, saprà approfondire ulteriormente l’argomento e condurci magistralmente alla scoperta dell’inarrestabile viaggio degli alberi che camminano.

Il dibattito sarà introdotto e moderato dallo scrittore e giornalista Carlo Grande.

Alberi che camminano, viaggio alle radici della natura umana ultima modifica: 2016-01-11T08:00:20+00:00 da Valentina Tibaldi
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Lettrice accanita e scrittrice compulsiva, trova in campo ambientale il giusto habitat per dare libero sfogo alla sua ingombrante vena idealista. Sulla carta è laureata in Lingue e specializzata in Comunicazione per la Sostenibilità, nella vita quotidiana è una rompiscatole universalmente riconosciuta in materia di buone pratiche ed etica ambientale. Ha un sogno nel cassetto e nella valigia, già pronta sull’uscio per ogni evenienza: vivere di scrittura guardando il mare.

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