Cowspiracy: Leonardo Di Caprio scopre la cospirazione degli allevamenti 

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Cowspiracy: Leonardo Di Caprio scopre la cospirazione degli allevamenti  ultima modifica: 2015-12-13T08:30:44+00:00 da Emanuel Trotto
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Cowspiracy PosterIl fatto

Kip vuole fare la sua parte per salvare la Terra dal riscaldamento globale. Ma un post sui social gli rivela che i maggiori responsabili della distruzione dell’ambiente sono l’agricoltura e l’allevamento. Nessuna associazione ambientalista ne fa menzione. Incuriosito decide di far luce sull’argomento…

Il commento

Chi dice che non gli è mai capitato quasi sicuramente mente. Intendiamo la famosa conversione sulla via di Damasco di San Paolo: ovvero pensarla in una maniera e poi, grazie ad un evento improvviso e di grande impatto, cambiare radicalmente le proprie convinzioni su quell’argomento e, anzi, divenirne il più accanito sostenitore.

In Cowspiracy si racconta la storia di una “conversione”, quella di Kip Andersen, laureato in economia e co-regista del film assieme a Keegan Kuhn. Kip ha la sua via di Damasco quando gli capita sotto gli occhi il film Una scomoda verità (2006, Davis Guggenheim), premio Oscar nel 2007 come Miglior Film Documentario: il film con protagonista l’ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore, passa in rassegna statistiche e previsioni sul futuro del nostro pianeta in seguito al problema del riscaldamento globale (problema ancora attualissimo); vengono discusse le implicazioni politiche ed economiche, illustrando le possibili conseguenze che questa catastrofe può provocare se non si interviene immediatamente per ridurre le emissioni di gas serra. A Kip questo suona come una tragica rivelazione.

Cowspiracy

La sua missione è quella di fare la sua parte per salvare il pianeta: diviene così un maniaco del riciclo, spegne le luci tutte le volte che abbandona una stanza, si fa delle docce super veloci e pedala per andare ogni dove. Era convinto di fare il possibile al cento per cento, quando un’altra rivelazione gli si para davanti. Galeotto fu un post su Facebook; così Kip viene a sapere che fra le maggiori cause del riscaldamento e distruzione del nostro Pianeta vi sono l’agricoltura e allevamento intensivo: l’andamento attuale di crescita della popolazione mondiale (e di carnivori) renderebbe ben presto il nostro pianeta un immenso pascolo. La Terra arriverebbe al collasso nel giro di quarant’anni, senza contare ovviamente l’emissione di gas metano prodotto dalle flatulenze degli animali. Infatti riducendo le emissioni di gas derivati dal petrolio e simili il pianeta avrebbe la possibilità di rimettersi in sesto, come i polmoni di un fumatore incallito quando si smette di fumare. Con i gas animali questo non è possibile, sono infinitamente più pericolosi.

Oltre a questo, la cosa più grave che scopre Kip è che le principali associazioni ambientaliste non ne parlano affatto. Decide così di indagare il fenomeno andando a contattare direttamente i responsabili di esse per chiedere delucidazioni al riguardo, seguito dalla macchina da presa di Keegan Kuhn. Non solo molte si rifiutano di concedergli un’intervista, ma arrivano a diffidare i produttori del film, che chiudono i finanziamenti a Kip e a Keegan.

Nonostante tutto, tramite una campagna di crowfounding, Cowspiracy viene portato a termine. Non solo, il film ha visto la luce grazie al contributo di un finanziatore d’eccezione: nientemeno che Leonardo Di Caprio. Il protagonista di Titanic (James Cameron, 1997) e The Wolf of Wall Street (Martin Scorsese, 2014)  è sempre stato attento alla salvaguardia dell’ambiente, che ha supportato attraverso campagne e la promozione di documentari sul tema: uno su tutti, The 11th Hour – L’undicesima ora (Nadia Conners, Leila Conners Petersen, 2007). E’ grazie a Di Caprio che Cowspiracy ha avuto una diffusione globale con la neonata piattaforma per vedere film e serie TV su internet, Netflix.

Il quadro che Cowspiracy propone è a dir poco sconvolgente: non soltanto si insinua il dubbio che molte associazioni no-profit vengano direttamente finanziate dall’industria agroalimentare, ma che è in campo una vera e propria “cospirazione delle mucche” (da qui il titolo) che manovra molti fili. Ora, veridicità di quanto esposto permettendo (lo stile documentaristico di Kip ricorda molto quello particolarmente aggressivo e polemico di Michael Moore), Cowspiracy alimenta una riflessione: se non basta essere attenti con i consumi, se non basta passare al veganesimo (come alla fine farà Kip) per limitare la distruzione del pianeta, che cosa può fare davvero la differenza evitando di cadere nell’ossessiva follia?  Viene espresso il dubbio di dover fare sempre di più e di perdere il senso della misura. Ecco, probabilmente un film come Cowspiracy centra l’obiettivo quando porta alla consapevolezza che, per fare la differenza, basta il poco e il giusto. Si salva così il pianeta un mattoncino per volta, e noi stessi dalla paranoia di non fare mai abbastanza.

 Scheda film

  • Titolo originale: Cowspiracy-The Sustainability Secret;
  • Regia, soggetto, sceneggiatura e produzione: Kip Andersen, Keegan Kuhn;
  • Interpreti principali: Lisa Agabian, Manucher Alemi, Lindesey Allen, Kip Andersen, Will Anderson, Deniz Bolbol Heather Cooley, Kamyar Guivetchi, Bruce Hamilton, Susan Hartland, etc (se stessi);
  • Origine: Stati Uniti, 2014
  • Durata: 85′
  • Temi: CINEMA, ANIMALI, AGRICOLTURA, ALLEVAMENTO

I registi

Cowspiracy director'sKip Andersen (a destra) è laureato in economia alla Cal Poly School di San Louis Obispo. La sua dedizione ambientale è arrivata dopo la visione del film Una scomoda verità (Davis Guggenheim, 2006). Da allora ha iniziato a riciclare religiosamente, spegnere luci costantemente, farsi la doccia di rado e andare in bicicletta invece di guidare. Credeva di fare tutto il possibile per aiutare il pianeta fino a che non ha scoperto che l’agricoltura è la principale causa di distruzione dell’ambiente. È fondatore della AUM Film and Media, società no-profit che produce film e media che promuovono la crescita della compassione e dell’armonia per tutte le forme di vita.

Keegan Kuhn (a sinistra) è un videomaker, un premiato documentarista e musicista professionista di San Francisco. Ha lavorato con organizzazioni no-profit ed è coinvolto da sempre all’interno dei movimenti di giustizia sociale. Come un regista, aiuta le organizzazioni a raggiungere una sempre maggiore comunità di sostenitori mediante una sempre migliore qualità prodotti audiovisivi. Il suo lavoro è sempre motivato di far luce su storie mai raccontate e dare visibilità a questioni di giustizia sociale. La sua carriera cinematografica lo ha portato dalle regioni più remote dell’Alaska, ai deserti del profondo Ovest americano a filmare gli ultimi cavalli selvaggi.

[Fonte: http://www.cowspiracy.com]

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Nato a Biella nel 1989, si è laureato in Storia del Cinema presso il DAMS di Torino nel 2012, ha partecipato alla rassegna stampa per l’Università al 29, 30, 31mo Torino Film Festival e ha collaborato per il Festival CinemAmbiente 2014. Collabora per diversi blog di cinema e free culture (Il superstite) e associazioni artistiche (Metropolis). Ha diretto due cortometraggi: E Dio creò le mutande (2011), All’ombra delle foglie (2012).

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