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Addobbi natalizi: il lato oscuro del Natale

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Addobbi natalizi: il lato oscuro del Natale ultima modifica: 2015-12-07T08:00:09+00:00 da eleonora anello
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A tutti quegli ambientalisti molto radical chic che faticano a comprendere il significato di post contenenti semplici consigli rivolti ai lettori. Articoli che possono sembrare banali ma che in realtà sono utili; articoli  che abbiamo deciso di pubblicare perché ci auguriamo che possano essere applicati costantemente nel quotidiano, per fare in modo che l’impronta ecologica di tutti si alleggerisca e il pianeta possa seguire i suoi cicli naturali senza sconvolgimenti causati per mano dell’uomo.

Come costruire il presepe con i propri bambini partendo da materiale di recupero, spesso non riciclabile, che altrimenti finirebbe dritto dritto in discarica o incenerito; come realizzare collane con le guarnizioni dei tappi di plastica, o come parecchi tutorial che abbiamo pubblicato su eHabitat. Per alcuni si tratta di articoli di basso valore. A tutti quelli che la pensano così, vorrei rubare qualche minuto affinchè possano osservare con attenzione queste fotografie che arrivano da Yiwu, cittadina a 2 ore di treno da Shanghai (Cina).

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È ormai qualche anno che alcuni media autorevoli documentano, tra le altre cose, la produzione gli addobbi natalizi che vanno ad abbellire case, negozi ed anche scuole; decorazioni che promettono di renderci più felici.

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A Yiwu si trovano circa un milione e ottocentomila prodotti diversi e, come riporta il Corriere.it in un reportage: «Attorno a queste piccole vetrine globali con connessione Internet di ordinanza per gestire le transazioni online sul sito di Alibaba ci sono migliaia di capannoni industriali nei quali lavorano, secondo stime non ufficiali, circa un milione di operai immigrati. Non contabilizzati tra la popolazione residente, provvisti di un visto temporaneo dopo aver lasciato la povertà delle campagne. Oltre gli stabilimenti, si stagliano infiniti dormitori, uguali gli uni agli altri. A differenziarli solo un numero in mandarino all’ingresso».

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Ecco quindi cosa si nasconde dietro luccichii e atmosfere natalizie. Le immagini del fotografo Ronghui Chen che vi mostriamo sono molto eloquenti e non hanno bisogno di ulteriori commenti. Migliaia e migliaia di lavoratori sono impiegati tutto l’anno per farci accendere un consumistico, impattante e inquinante Natale. Le decorazioni sono prodotte da donne, uomini e bambini che molto probabilmente non sanno neppure cosa sia il Natale. Le condizioni sono precarie, vengono utilizzate sostanze probabilmente nocive per la salute e per l’ambiente. I lavoratori non utilizzano alcun dispositivo di protezione (salvo la mascherina che si vede). Gli orari di lavoro sono estenuanti per vendere prodotti all’Occidente attraverso l’unica legge di mercato applicata in Cina che altro non è che una gara al ribasso.

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CHINA ZHEJIANG YIWU CHRISTMAS FACTORIES

All’atto dell’acquisto è indispensabile dunque accertarsi sempre della provenienza di ciò che compriamo. Come sono stati prodotti questi beni, cosa c’è dietro e chi li ha realizzati?

Ecco dunque spiegato il valore e l’obiettivo della linea editoriale di eHabitat e di altre realtà che si impegnano ogni giorno affinché ognuno di noi possa fare la propria parte per rendere questo nostro mondo migliore. Via libera dunque al fai da te e all’autoproduzione. Meno consumismo e più consapevolezza non possono far altro che consegnare ai nostri figli un mondo e un futuro più giusti.

Addobbi natalizi: il lato oscuro del Natale ultima modifica: 2015-12-07T08:00:09+00:00 da eleonora anello
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Addobbi natalizi: il lato oscuro del Natale ultima modifica: 2015-12-07T08:00:09+00:00 da eleonora anello

Vive a Torino. E' giornalista pubblicista, laureata in scienze della comunicazione. Vegetariana ed ecologista, è appassionata di ambiente e di come viene comunicato. Ama il sole e non potrebbe fare a meno del mare. Si sente la paladina dell'ambiente. Per fortuna nella vita privata è mamma di due splendide bimbe che la portano con i piedi per terra. Odia parlare in pubblico e per questo... scrive.

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