Perché i ciclisti faticano a salvare il mondo: Bikes vs Cars

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Perché i ciclisti faticano a salvare il mondo: Bikes vs Cars ultima modifica: 2015-12-02T08:00:52+00:00 da Valentina Tibaldi
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Non è una guerra, è una città” afferma Aline Cavalcante, giovane ciclo-attivista riferendosi a San Paolo, suo luogo d’adozione. Eppure, sulle strade della metropoli brasiliana come in molte altre parti del mondo, ci sono feriti e morti, e si combatte per la sicurezza dei ciclisti una battaglia contro forze che sembrano inarrestabili.

Bikes vs Cars, documentario del regista svedese Fredrik Gertten, si sviluppa attorno a questo grande tema: la bicicletta può essere la chiave per risolvere enormi problemi legati a traffico, inquinamento o riscaldamento globale, ma l’accessibile transizione verso un nuovo sistema è frenata dai poteri economici capaci di fare pressione su politici e media.

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 “Le industrie automobilistiche investono molto denaro per proteggere i loro affari malsani e destinano milioni di dollari a non rendere il mondo migliore, anche siamo tutti consapevoli che ce ne sarebbe bisognoci racconta il regista, cui abbiamo rivolto qualche domanda su premesse e obiettivi del suo lavoro. “Esiste un movimento legato alla bicicletta, ma ha nemici potenti e spesso sono nemici che non si dichiarano come tali. Se vogliamo cambiare il mondo, dobbiamo sapere che queste persone potenti, con la loro pubblicità, il loro denaro e la loro attività lobbistica, vogliono mantenere lo stato delle cose e continuare come hanno sempre fatto.” E se avessimo bisogno di un esempio concreto, eccone uno recente: “Se avessi avuto a disposizione lo scandalo Volkswagen prima di realizzare il film, lo avrei ovviamente incluso, perché si tratta di una storia folle”.

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Sono ingombranti, dunque, i retroscena nascosti dietro la sfida quotidiana dei protagonisti che, all’interno del film, presentano agli spettatori e potenziali alleati la loro personale esperienza sulle strade di città diverse e distanti fra loro. “Credo che le piccole vicende abbiano la capacità di raccontare storie più ampie, globali” continua Gertten. “Le persone di questo film rappresentano tutti: Aline vive a San Paolo, ma avrebbe potuto essere un’altra donna che, ad esempio a Torino, combatte la stessa battaglia. Se trovi gente abbastanza forte, gli spettatori si identificheranno e sarà un racconto con un grande impatto emozionale”.

In fondo, l’incredibile potere del cinema è proprio questo: “la combinazione tra emozione e informazione. A volte nel giornalismo c’è una grande quantità di informazioni… Ma nei film, se fai un buon lavoro, puoi confezionarle in modo che vadano dritte al cuore delle persone. Quelle stesse informazioni saranno più efficaci e- si spera- non verranno dimenticate in fretta; anzi, rimarranno impresse a lungo e nel profondo. Penso che questa sia la ragione del successo dei documentari in tutto il mondo: i documentari aggiungono qualcosa in più al normale linguaggio televisivo o giornalistico”.

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Fredrik Gertten, foto CinemAmbiente Torino

Lo stile diretto e propositivo, insieme all’attualità e all’urgenza dei temi trattati, stanno fruttando a Bikes vs Cars numerosi riconoscimenti nell’ambito di prestigiosi festival internazionali. La rete del Green Film Network non fa eccezione. In occasione del San Francisco Green Film Festival 2015 il film ha vinto infatti il premio come Miglior Documentario, mentre a CinemAmbiente 2015 ha trionfato nella categoria Documentari Internazionali con la seguente motivazione: “per il suo sguardo originale su un tema noto. L’argomento è sentito da tante persone, è coinvolgente; il film apre una discussione e induce a desiderare di guidare meno ed essere parte del cambiamento”. Un cambiamento che avanza rigorosamente in bicicletta!

Perché i ciclisti faticano a salvare il mondo: Bikes vs Cars ultima modifica: 2015-12-02T08:00:52+00:00 da Valentina Tibaldi
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Lettrice accanita e scrittrice compulsiva, trova in campo ambientale il giusto habitat per dare libero sfogo alla sua ingombrante vena idealista. Sulla carta è laureata in Lingue e specializzata in Comunicazione per la Sostenibilità, nella vita quotidiana è una rompiscatole universalmente riconosciuta in materia di buone pratiche ed etica ambientale. Ha un sogno nel cassetto e nella valigia, già pronta sull’uscio per ogni evenienza: vivere di scrittura guardando il mare.

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