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La vera storia della bici rapita (e recuperata) a CinemAmbiente

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La vera storia della bici rapita (e recuperata) a CinemAmbiente ultima modifica: 2015-10-21T08:00:35+00:00 da Valentina Tibaldi
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Una bella storia. Di quelle che iniziano male, ma poi ti fanno riconciliare con i tuoi simili, e il lunedì mattina ti danno supporto, conforto e carica per affrontare la settimana; di quelle che meritano di essere condivise, se non altro per il buon sapore che lasciano in bocca dopo essere state vissute e raccontate.

Tutto comincia a Torino, proprio in centro, proprio dietro la Mole. Siamo al Cinema Massimo, dove la diciottesima edizione di CinemAmbiente si stava susseguendo nelle sale e sugli schermi, fotogramma dopo fotogramma. Da bravo festival dislocato in varie sedi cittadine, per essere seguito al meglio richiede una certa indipendenza, agilità e velocità di spostamento: perché, dunque, non portare con sé una bicicletta pieghevole, da trasportare in treno per raggiungere Torino e da legare ben stretta a una ringhiera, in attesa dell’utilizzo urbano?

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Cinema Massimo durante CinemAmbiente. Foto di Paolo Tangari

Ora, forse il mio essere provinciale mi rende ingenua e poco accorta, forse la catena antifurto (comprata peraltro a caro prezzo!) non era adeguata, o forse era l’onestà di qualcuno a non essere all’altezza… Fatto sta che, nel giro di un’ora dall’ultimo controllo, la mia bici era sparita dal suo posto in Via Riberi. Volatilizzata senza lasciare traccia di sé o del lucchetto.

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Via Riberi, luogo del misfatto. Foto di Eleonora Anello

La reazione è stata da manuale: rabbia, frustrazione e una buona dose di avvilimento per i problemi logistici che ne derivavano. Poi, più tardi, il colpo di scena: vengo avvertita che, nel desolato vuoto lasciato dalla bicicletta, era comparso un biglietto con un messaggio per me. Diceva: “Uddin (numero di telefono, che ovviamente ometto). Hanno tentato di rubarti la bici. E’ al sicuro. Contattaci per riaverla. Ciao.

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Ammetto di non aver provato sollievo, anzi: il linguaggio che ricordava più o meno vagamente lo slang da sequestro, gli echi inquietanti di una serie televisiva a tinte criminali vista di recente (o era il telegiornale? Non ne sono sicura…) e una certa diffidenza da stress post-furto hanno fatto la loro parte.

Dopo un conciliabolo che ha coinvolto progressivamente buona parte del cinema, il sospetto più diffuso era che per rientrare in possesso della mia bicicletta avrei dovuto sborsare una indefinita somma di denaro. Invece, per farla breve, il supposto “sequestratore” era una persona squisita che, adocchiate due persone (italiane, ha tenuto a specificare…) intente a “liberare” la mia bicicletta dalle catene, si è affrettato a fermarle e, recuperato il mezzo, lo ha portato al riparo lasciando al suo posto il già citato messaggio.

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La bancarella di Uddin. Foto di Eleonora Anello

Uddin, ambulante di una bancarella in Via Verdi proveniente dal Bangladesh, di biciclette ne ha salvate tante e non ha accettato un centesimo della ricompensa che, alla luce dei fatti, gli avremmo dato volentieri per il suo provvidenziale intervento, lasciandomi in bilico fra il senso di colpa per aver dubitato e l’intensa gioia di un lieto fine inaspettato.

Bello sapere che, a volte, si possono mettere da parte diffidenza e supposizioni affrettate; splendido sperimentare in prima persona la solidarietà di amici premurosi ed estranei appena incontrati che, partecipi, ti riconoscono, chiedono notizie ed esultano per gli sviluppi. Grazie a tutti per aver contribuito a una storia che vale la pena raccontare e soprattutto mille grazie a te, Uddin, per la tua correttezza e per il tuo senso civico: gratuiti, probabilmente perché impagabili.

La vera storia della bici rapita (e recuperata) a CinemAmbiente ultima modifica: 2015-10-21T08:00:35+00:00 da Valentina Tibaldi
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La vera storia della bici rapita (e recuperata) a CinemAmbiente ultima modifica: 2015-10-21T08:00:35+00:00 da Valentina Tibaldi

Lettrice accanita e scrittrice compulsiva, trova in campo ambientale il giusto habitat per dare libero sfogo alla sua ingombrante vena idealista. Sulla carta è laureata in Lingue e specializzata in Comunicazione per la Sostenibilità, nella vita quotidiana è una rompiscatole universalmente riconosciuta in materia di buone pratiche ed etica ambientale. Ha un sogno nel cassetto e nella valigia, già pronta sull’uscio per ogni evenienza: vivere di scrittura guardando il mare.

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