Footprints of War, tracce di guerra tra passato e presente

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Footprints of War, tracce di guerra tra passato e presente ultima modifica: 2015-10-14T08:00:58+00:00 da Alberto Pinto
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“Non ho idea di quali armi serviranno per combattere la Terza Guerra Mondiale, ma la quarta sarà combattuta con i bastoni e con le pietre”. Con queste parole il fisico tedesco Albert Einstein sottolineava la spietatezza umana all’indomani del secondo conflitto mondiale, conclusosi con l’utilizzo della bomba atomica sulle cittadine giapponesi di Hiroshima e Nagasaki.

Episodi drammatici, ma non isolati, di un secolo caratterizzato da guerre ad alto tasso di crudeltà, combattute con ogni mezzo. Il regista tedesco Max Mönch focalizza il suo obiettivo su questi conflitti e sulle armi che li hanno caratterizzati, portando alla luce gli effetti che ancora oggi continuano a riversarsi sul nostro ambiente e sull’uomo. Il risultato è Footprints of War, documentario del 2013 eletto Miglior Mediometraggio durante l’edizione 2014 di CinemAmbiente di Torino, festival membro della rete Green Film Network.

Footprints of War - Poster

Progresso tecnologico e declino umano hanno portato a un’ossessiva corsa agli armamenti, arsenali potenti dagli effetti collaterali disastrosi e a lungo termine, sull’uomo e sulla natura. Max Mönch ci porta alla scoperta dei luoghi caldi del mondo in cui ancora oggi, a distanza di anni, il veleno di quelle battaglie non si è ancora consumato.

“Dal punto di vista dell’uomo, le questioni ambientali stanno al di sotto di qualunque altra questione che minaccia direttamente la vita umana”ci spiega il regista Max Mönch, con cui abbiamo chiacchierato del film“Nel momento di sofferenza causato dal trauma della guerra, il discorso pubblico evita di interrogarsi circa gli effetti collaterali che essa ha sulla vita umana, per esempio riguardo alle questioni ambientali. Di solito è moralmente inadeguato inserirle sull’agenda pubblica di una società in lutto. Essendo tedesco, la mia storia è segnata dalla guerra. La seconda guerra mondiale è percepita come l’evento “da non ripetersi” a causa dei suoi effetti devastanti sulle vite umane. Io non sono ancora sicuro se sia adeguato parlare di danno ambientale dato quel disastro umano. Eppure ce n’è uno. Credo che i costi ambientali di una guerra o di ogni altro conflitto militare percepito, potrebbero contribuire a ridurre la disponibilità a premere il grilletto, dal momento che i costi ambientali, tra le altre cose, sono anche costi economici”.

Footprints of War, immagine delle armi

Dalle terre sterminate di Verdun, dove francesi e tedeschi si sono annientati durante la Prima Guerra Mondiale ricorrendo per la prima volta alle armi chimiche, ai fondali marini dell’Atlantico e del Baltico, cosparsi di ordigni inesplosi e di scorie tossiche, l’ombra del passato continua a incombere su acqua, aria e suolo. Una realtà quasi sempre taciuta, anche nei documenti ufficiali, dove le informazioni su armi, esperimenti nucleari e siti contaminati vengono occultate.

È impossibile, però, nascondere le tracce della guerra, ben visibili nella vegetazione del Vietnam, rasa al suolo dall’agente arancio, nelle sue acque contaminate dalla diossina e sui volti dei suoi abitanti straziati dalle mutazioni. Impossibile non ritrovarle nelle decine di morti causate dall’uranio adoperato in Iraq dall’esercito americano. In un gioco di rimandi tra causa ed effetto, il film alterna i filmati storici delle laboriose azioni militari alle devastanti immagini odierne, dove la morte invisibile si muove in assordante silenzio.

Una mappa delle aree contaminate

“Anche se la motivazione del film è quella di informare e di offrire una prospettiva, sono convinto che il più importante effetto del cinema sia la sua parte emozionale”rivela il regista. “Ho compreso che il massimo obiettivo che potevo raggiungere era quello di rendere la persone interessate, e di far loro esaminare l’intera questione. Si tratta di trovare il filo rosso, una voce e la motivazione di quella voce. La priorità di un film non è l’informazione in sé, ma l’effetto che ha.Footprints of War non è stato progettato per il cinema, è un documentario televisivo, il che fa molta differenza. Molte decisioni estetiche sono pragmatiche, anche se naturalmente c’è ancora spazio per la scrittura personale. Ma io non sono un artista. Almeno per quanto riguarda il “documentario scientifico”, la mia volontà espressiva è guidata da un unico obiettivo: fare tutto il necessario perché il film funzioni, e non fare nulla che possa interferire con i piani, per esempio essere troppo espressivo e troppo visibile come regista e autore”.

In questo senso il film può essere letto come una mappa schietta di quei luoghi che la crudeltà umana ha condannato per sempre. Allo stesso tempo, però, è una mappa che ci mostra il percorso dell’uomo: un uomo che non ha imparato a rinunciare al suo potere distruttivo e a prendere consapevolezza dei suoi effetti, che non conoscono bandiera e non conoscono pietà.

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Footprints of War, tracce di guerra tra passato e presente ultima modifica: 2015-10-14T08:00:58+00:00 da Alberto Pinto
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