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Storie di semi, custodi del nostro passato e del nostro futuro

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Storie di semi, custodi del nostro passato e del nostro futuro ultima modifica: 2015-08-19T08:30:44+00:00 da Annalisa Audino
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Cosa sta succedendo alla nostra agro-biodiversità? Dall’inizio del Novecento, nel mondo, si è perso il 75% della biodiversità genetica delle piante, a favore di una progressiva omologazione delle varietà a più alto rendimento e resistenza. Il 30% delle razze da allevamento è a rischio di estinzione e delle 80.000 specie commestibili oggi se ne coltivano solo 150 di cui 8 sono commercializzate in tutto il mondo. A questo depauperamento agricolo corrisponde, inevitabilmente, un impoverimento gastronomico, che ha come risultato una dieta basata su un numero sempre più ristretto di specie.

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I dati forniti dalla FAO non sono per nulla incoraggianti. La biodiversità, e i semi in particolare, sono la nostra garanzia di futuro. Per combattere l’incalzante erosione genetica (e il dilagante uso di coltivazioni OGM), alcune aziende di tutto il mondo stanno lavorando per proteggere le varietà vegetali a scomparsa, promuovendo la conservazione delle sementi, l’utilizzo dei semi autoprodotti e locali e lo sviluppo di banche genetiche. Il cammino però è ancora molto lungo: attualmente, infatti, il 53% del mercato globale è detenuto dalle prime tre aziende sementiere e le prime 10 ne detengono il 76%.

Le probabilità, quindi, che i semi oggi utilizzati siano varietà commerciali prodotte industrialmente (contrassegnati come F1 e F2) sono molto alte. A primeggiare, tra tutte, da decenni è la Monsanto, la multinazionale di biotecnologie agrarie che da anni è al centro di critiche e cause legali per l’uso indiscriminato di pesticidi e sementi OGM. Persino Neil Young ha deciso di prendere posizione contro questo colosso con un nuovo disco, “The Monsanto Year”, uscito lo scorso 16 giugno.

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Non mettiamo in dubbio che scegliere sementi diverse, locali e tradizionali sia difficile e molto spesso la vita frenetica e la perdita delle conoscenze fanno sì che sia più veloce acquistare sementi in bustina, più resistenti e a quasi sicura resa. Provare però a cambiare le cose, non è impossibile.

Ci sta provando, ad esempio, il progetto SeedBroadcast, in New Messico, negli Stati Uniti. Creato da Jeanette Hart-Mann e Chrissie Orr, il progetto cerca di fornire informazioni agli agricoltori sulle varietà di semi e coltivazioni, insegnando loro anche come conservare e produrre i propri semi. La particolarità è che oltre a conservare e diffondere semi biologici e possibilmente autoprodotti, Jeanette e Chrissie raccolgono le storie di chi questi semi li coltiva, nel tentativo di creare una vera e propria mappatura di semi, storie e culture. Tutelando quindi anche le testimonianze e i ricordi di chi pianta i semi, Jeanette e Chrissie viaggiano per il paese con la Mobile Seed Story Broadcast Station, una stazione mobile che raccoglie storie e conoscenze, raccolgono in una rivista biannuale, il SeedBroadcast agri-Culture Journal, saggi, interviste, articoli e studi scientifici e condividono i semi con chiunque voglia collaborare.

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Un vero consumatore responsabile, infatti, non è solo chi coltiva i propri prodotti, ma anche semplicemente chi si assume la responsabilità di ciò che mangia e di ciò che dà da mangiare alla sua famiglia. Far sì che il proprio cibo sia prodotto nel rispetto dell’ambiente, del benessere animale, di chi lo ha coltivato e della stessa cultura da cui proviene, fa sì che la storia del nostro pianeta e soprattutto la sua immensa ricchezza di biodiversità non vada perduta. Senza la biodiversità, infatti, anche il pianeta sarà destinato ad estinguersi. Piantiamo un seme per il nostro futuro e raccontiamo una storia anche noi a seedbroadcast@gmail.com.

Storie di semi, custodi del nostro passato e del nostro futuro ultima modifica: 2015-08-19T08:30:44+00:00 da Annalisa Audino
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Storie di semi, custodi del nostro passato e del nostro futuro ultima modifica: 2015-08-19T08:30:44+00:00 da Annalisa Audino

Laureata in Culture Moderne Comparate e giornalista pubblicista, legge, scrive, ama le passeggiate in montagna, ma anche andare in moto. Visita mostre, ascolta musica e non ne ha mai abbastanza di imparare. Adora le cose fatte in casa e cerca di vivere in modo sostenibile. Attualmente è impiegata presso l'Ufficio Comunicazione di Slow Food.

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