Adriano Celentano, Il ragazzo della via Gluck che ama la natura

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Adriano Celentano, Il ragazzo della via Gluck che ama la natura ultima modifica: 2015-08-08T09:00:42+00:00 da Alberto Pinto
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Là dove c’era l’erba ora c’è … una metro. Sono passati quasi cinquant’anni, ma ancora una volta Adriano Celentano ci aveva visto lungo. È il 1966 quando il Molleggiato si presenta al Festival di Sanremo con Il ragazzo della via Gluck, canzone che ottiene scarso successo durante la kermesse, ma che ancora oggi è riconosciuta come una delle colonne della discografia dell’artista milanese.

Il pezzo è ricco di riferimenti autobiografici, a cominciare dal titolo che omaggia la via del quartiere Greco di Milano in cui il cantante viveva con la sua famiglia, ma è soprattutto un ritratto amaro di una lotta impari, all’epoca fortemente sentita. Moderna e prepotente, la città si estende sempre di più, fino ad inghiottire la campagna, distruggendone natura e bellezza, e costringendo i suoi abitanti a emigrare per lavorare nelle moderne fabbriche cittadine.

Adriano Celentano - Il ragazzo della via Gluck

Il testo racconta di un ragazzo che con il cuore spezzato lascia la campagna, i suoi amici e la vita all’aria aperta, per trasferirsi in città. Le sue lacrime non sono comprensibili a tutti, poiché spostarsi in città all’epoca è sinonimo di uno stile di vita più comodo ed emancipato. “Ma come fai a non capire”, spiega il ragazzo, “è una fortuna per voi che restate a piedi nudi a giocare nei prati, mentre là in centro respiro il cemento”.  

Gli anni ’60 rappresentano per l’Italia un periodo di grande boom economico, il cui rovescio della medaglia è la forte ondata di migrazione interna, dal Sud verso Nord e dalle campagne verso la città, che portò gli stessi italiani ad abbandonare le proprie radici. Desiderio comune quello di poter tornare a casa, un giorno o l’altro, una casa che non tutti avevano la fortuna di ritrovare, poiché in poco tempo anche quello scorcio di campagna sognato con così tanta nostalgia aveva lasciato il posto al progresso, fatto di cemento e di catrame. “La dove c’era l’erba ora c’è una città”, sentenzia amaramente il ritornello, “e quella casa in mezzo al verde ormai dove sarà?”.

2015, gli alberi di via Gluck vengono tagliati nonostante le manifestazioni di protesta
2015, gli alberi di via Gluck vengono tagliati nonostante le manifestazioni di protesta

Sarà così anche per il ragazzo della canzone, che si conclude con un’osservazione tanto spontanea quanto profetica: “Non so perché continuano a costruire le case e non lasciano l’erba. Se andiamo avanti così chissà come si farà …”.

Negli anni la profezia si è avverata e il testo della canzone si è rivelato più che mai attuale. È di poche settimane fa, infatti, la querelle che ha visto protagonista proprio Adriano Celentano, ancora una volta in difesa della sua amata via Gluck, dove a causa della costruzione di una nuova linea della metropolitana sono stati tagliati quasi seicento esemplari di alberi. Il sindaco della città ha replicato annunciando l’innesto di 70 mila nuovi esemplari di alberi, ma ancora una volta la natura sembra destinata a soccombere al progresso.

“Un altro pezzo della via Gluck sta per essere SGOZZATO”, scrive il cantante sul suo blog e, che si tratti di musica o di nuove tecnologie, difendere la natura non può che essere rock.

Di seguito il testo integrale della canzone.

 Il ragazzo della via Gluck

Questa è la storia
Di uno di noi
Anche lui nato per caso in via Gluck
In una casa fuori città
Gente tranquilla che lavorava
Là dove c’era l’erba ora c’è
Una città
E quella casa in mezzo al verde ormai
Dove sarà?

Questo ragazzo della via Gluck
Si divertiva a giocare con me
Ma un giorno disse:
“Vado in città”
E lo diceva mentre piangeva
Io gli domando: “Amico,
non sei contento?
Vai finalmente a stare in città
Là troverai le cose che non hai avuto qui
Potrai lavarti in casa senza andar
Giù nel cortile!”

“Mio caro amico”, disse,
“Qui sono nato
In questa strada
Ora lascio il mio cuore.
Ma come fai a non capire
È una fortuna per voi che restate
A piedi nudi a giocare nei prati
Mentre là in centro io respiro il cemento.
Ma verrà un giorno che ritornerò
Ancora qui
E sentirò l’amico treno
Che fischia così”.

Passano gli anni
Ma otto son lunghi
Però quel ragazzo ne ha fatta di strada
Ma non si scorda la sua prima casa
Ora coi soldi lui può comperarla.
Torna e non trova gli amici che aveva
Solo case su case
Catrame e cemento

Là dove c’era l’erba ora c’è
Una città
E quella casa in mezzo al verde ormai
Dove sarà?

Eh no,
Non so, non so perché
Perché continuano
A costruire le case
E non lasciano l’erba
Non lasciano l’erba
Non lasciano l’erba
Non lasciano l’erba

Eh no,
Se andiamo avanti così, chissà
Come si farà
Chissà …

 

 

Adriano Celentano, Il ragazzo della via Gluck che ama la natura ultima modifica: 2015-08-08T09:00:42+00:00 da Alberto Pinto
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