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Zappe e rastrelli contro i disagi della mente e del corpo: la nuova terapia passa dall’orto

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Zappe e rastrelli contro i disagi della mente e del corpo: la nuova terapia passa dall’orto ultima modifica: 2015-07-04T08:30:14+00:00 da Irene Messina
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Sedute dallo psicologo, ansiolitici, lezioni di yoga, ginnastica riabilitativa… sono solo alcune delle soluzioni più immediate cui facciamo appello quando soffriamo di certi problemi fisici o disagi psicologici. Esiste però un rimedio alternativo che ha il potere di fornire un valido aiuto e assicura ottimi risultati. La nota positiva è che non ha controindicazioni ed è gratis. Sto parlando dell’ortoterapia, la cura di soggetti malati o disabili attraverso attività di orticoltura e giardinaggio.

Questa terapia “verde” vede la sua origine negli Stati Uniti già nell’Ottocento, ma assume fondamento scientifico in Inghilterra durante il primo dopoguerra dove sorgono gli Healing Garden, giardini terapeutici. Medici e psichiatri si accorsero che le attività legate all’orto e al giardino avevano un potente effetto terapeutico su individui affetti da diverse patologie. I pazienti, grazie al contatto con le piante e il verde, traevano giovamento sia sul piano fisico che psichico. L’ortoterapia divenne quindi terapia medica a tutti gli effetti e trova oggi il suo massimo esponente nell’American Horticultural Therapy Association, realtà che sviluppa programmi di riabilitazione rivolti ad anziani, disabili e fasce deboli.

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foto dell’ American Horticultural Therapy Association

Anche in Italia però non mancano le strutture che hanno adottato l’ortoterapia, seppur questa disciplina si sia affacciata in Europa da poco tempo. Un esempio significativo è quello dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze che ormai da qualche anno organizza laboratori all’aperto di “orto-giardino” per i bambini ricoverati che possono così praticare le semina e la coltivazione di piante, fiori e ortaggi. Partecipare alla cura di uno spazio verde, lontano dall’ambiente poco allegro delle camere ospedaliere, diventa per i piccoli pazienti uno stimolo alla guarigione.

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foto dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze

Un altro esempio degno di nota è quello del progetto “Orto in cella” nel carcere di Monza che ha coinvolto nel 2014 una trentina di detenute in un’attività di orticoltura nel cortile della sezione femminile. Un percorso questo che mirava alla riabilitazione e al reinserimento sociale attraverso l’acquisizione di competenze botaniche e agroalimentari ma che ha permesso anche alle detenute di lavorare in gruppo, migliorando così le loro capacità relazionali.

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E sono tanti gli esempi in tutta Italia di associazioni e cooperative che praticano l’ortoterapia con disabili affetti da sindrome di Down, autismo, non vedenti ecc.

Ma quali sono gli effetti positivi? La terapia orticulturale offre stimoli che interessano diverse aree: l’area cognitiva, dove il “rimedio verde” aiuta la memoria, il giudizio, la concentrazione e la capacità di svolgere un compito nella giusta sequenza. L’area fisica: l’ortoterapia stimola molteplici azioni motorie: flessione di gambe e braccia, coordinazione di diversi movimenti e lo sviluppo dei cinque sensi. Infine, l’area comportamentale: Il contatto con la natura riduce lo stress, i comportamenti aggressivi, l’affaticamento mentale, aiuta a combattere la depressione e stimola le capacità affettive.

Prima di assumere farmaci o andare dallo psicologo quindi, proviamo a coltivare le piante! Il beneficio è assicurato, per noi e per l’ambiente!

Zappe e rastrelli contro i disagi della mente e del corpo: la nuova terapia passa dall’orto ultima modifica: 2015-07-04T08:30:14+00:00 da Irene Messina
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Classe 1986, vive a Torino, metà Piemontese e metà Siciliana. Dopo un master sulla Comunicazione per la Sostenibilità Ambientale, si butta a capofitto in quelle che sono le sue passioni: ambiente, educazione e scrittura. Tutto comincia con la pubblicazione di un libro di favole a tema green che diffonde nelle scuole con uno spettacolo. Da lì, il passo è breve per diventare educatrice ambientale, in collaborazione con un’associazione che sviluppa percorsi di educazione alla sostenibilità e fattoria didattica. In costante ricerca di posti nuovi da scoprire, meglio se naturali e incontaminati, ha una vera ossessione per il viaggio che non le impedisce mai di trovare un momento per partire, zaino in spalla e taccuino in tasca.

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