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Via Asti Liberata: orti urbani e mense sociali in una caserma abbandonata

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Via Asti Liberata: orti urbani e mense sociali in una caserma abbandonata ultima modifica: 2015-05-24T09:00:49+00:00 da Veronica Ottria
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In via Asti 22 a Torino, a pochi passi dalla centralissima Gran Madre, c’è un’enorme caserma apparentemente abbandonata. Un passato simile a tutte le altre caserme italiane, per lo meno fino all’8 settembre 1943. Da quel momento la caserma La Marmora (già Dogali) è entrata nelle nostre memorie come un luogo terribile (più di quello che già possa essere una caserma in sé), trasformandosi nel quartiere generale dell’Ufficio Politico Investigativo (UPI) della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR): un luogo di repressione della dissidenza al fascismo,  attraverso la detenzione e la tortura di chiunque fosse sospettato di appartenere alla Resistenza.

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Con il nuovo millennio la caserma, ormai dimessa dalle sue funzioni militari, è rimasta per molti anni in disuso e abbandonata a se stessa e alle erbacce, affidata alla Cassa Depositi & Prestiti e in attesa di una nuova destinazione d’uso.

Appena un mese fa, qualche giorno prima dell’anniversario della Liberazione dal fascismo, la caserma è stata occupata, proprio in segno di protesta all’abbandono di una simile testimonianza della violenza nazifascista a Torino e dei valori della Resistenza, nel tentativo di evitare la speculazione edilizia della quale potrebbe essere facilmente vittima, vista la posizione in uno dei quartieri più esclusivi di Torino.

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Da quel momento un gruppo di giovani volontari dell’associazione Terra del Fuoco, appoggiati da alcuni politici come Michele Curto, consigliere comunale per Sel, e dall’Anpi, “non stanno occupando, ma si stanno occupando” (come dicono loro) della Caserma di via Asti, al motto di #iostoinviaAsti, ripulendola, rendendone agibili alcune parti per nuovi utilizzi sociali e organizzando incontri, feste ed occasioni di confronto affinché sia sempre più viva e centrale nella vita del quartiere e della città.

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Il clou degli eventi si è avuto con i festeggiamenti della Liberazione, ma nei giorni successivi si è riusciti a mobililitare la popolazione, soprattutto giovanile, nell’autocostruzione di un’aula studio aperta 24 ore su 24 e nella creazione (e autofinanziamento) di una mensa sociale, inaugurata mercoledì 20 maggio (con la presenza, tra gli altri, di Susanna Camusso, segretario generale della CGIL), che servirà ogni giorno “circa 80 pasti caldi gratuiti a cena”, come ha dichiarato il presidente di Terra del Fuoco, Oliviero Alotto.

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Tra le attività sicuramente più interessanti e “verdi” spicca la creazione di un “Orto Resistente”. Il 3 maggio, infatti, con l’aiuto di Terra! Onlus nel cortile della caserma è nato un orto sinergico a forma di “R” (come Resistenza): prima si sono eliminate le erbacce, quindi si è smossa la terra e si sono creati i bancali di terra tipici dell’agricoltura sinergica; questi sono stati poi ricoperti di paglia (che mantiene costanti la temperatura e l’umidità della terra), per poi infine piantare gli ortaggi che serviranno all’autosostentamento degli occupanti, oltre che come materia prima per la cucina della mensa sociale.

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Il giorno della creazione dell’orto, oltre ai volontari del neonato gruppo di Terra! Torino, erano presenti molti bambini, che hanno contribuito alla creazione dei cartelli per il riconoscimento dei singoli ortaggi, oltre ad amici, curiosi e simpatizzanti delle varie associazioni, che hanno dato il loro contributo, chi con la zappa in mano, chi con carta e penna (come le illustratrici e pittrici Darinka Mignatta ed Haider Bucar), chi chiaccherando rilassato sul divano di paglia realizzato per l’occasione. Non è mancato neanche qualche anziano reduce della Resistenza, come Antonio Falbo che venne tenuto prigioniero proprio in via Asti.

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L’aiuto di Terra! Onlus è stato fondamentale, grazie alla loro enorme esperienza nella creazione di orti urbani, nel recupero di terreni e parchi abbandonati e nel reinserimento sociale, attraverso l’agricoltura, di gruppi emarginati quali ad esempio rom, detenuti, persone senza fissa dimora.

A Torino sono arrivati da pochissimo, ma sono attivissimi da parecchi anni sul territorio nazionale, in particolare a Genova, con progetti quali La Tabacca e Orti al Fresco, che trasforma i detenuti in contadini, e a Roma, con gli orti urbani di Tor Sapienza, che mettono in sinergia i bambini del quartiere insieme ai bambini del vicino campo rom. Interessante poi il progetto Porto l’Orto a Lampedusa, per il riavvicinamento degli abitanti dell’isola alla tradizione agricola perduta, accantonata negli anni per dedicarsi al turismo, ora compromesso dalla tratta dei migranti.

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Chiunque volesse farsi un giro in via Asti, per curiosare, aiutare, prendere la scopa o la vanga in mano, proporre, chiaccherare o qualsivoglia è bene accetto, il portone è sempre aperto e i ragazzi che ci abitano sono simpatici e molto disponibili.

Sembra quasi che il vento di cambiamento inizi davvero a soffiare forte: chissà che non riesca a spazzare finalmente via quei nuvoloni accumulati nell’ultimo secolo, che stanno seriamente minacciando le sorti del pianeta? Noi ci vogliamo sperare e, anzi, iniziamo a soffiare pure noi!

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Laureata in Comunicazione, un Master in Comunicazione per la Sostenibilità, una dose infinita di dilemmi etici. Con i bambini piccolissimi ha trovato la sua dimensione: baby-sitter da sempre ed educatrice di prima infanzia da poco. Bacchettona della raccolta differenziata, fissata con la cosmesi naturale, attenta lettrice di etichette, esploratrice di erbe, vegetariana, legge molto, cucina e cuce ancora di più... Una donna all'antica, insomma! Ama soffermarsi sulle piccole cose, scoprire odori e gusti nuovi, i flashback improvvisi, le facce delle persone, i bambini e gli animali: quell'empatia che con loro è così naturale. Il mondo che vorrebbe... nella sua testa esiste già!

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