The End of the Line: risorse ittiche al capolinea

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The End of the Line: risorse ittiche al capolinea ultima modifica: 2015-03-16T08:00:33+00:00 da Valentina Tibaldi
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2048: il capolinea, il punto di non ritorno. E’ questa la data ultima entro la quale, secondo alcune stime scientifiche, le risorse ittiche mondiali saranno esaurite. A meno di un cambio di rotta, a meno di modificare abitudini scriteriate in tema di pesca intensiva e consumo insostenibile, tanto in termini quantitativi che qualitativi, di pesce.

squali

“The End of the Line”, il pluripremiato documentario realizzato nel 2009 dal regista inglese Rupert Murray con il supporto del WWF, tratta appunto del rischio reale di estinzione di molte specie che abitano i nostri mari. “Immaginate un mondo senza pesci”: è l’esortativo espresso dal sottotitolo del film, che ci introduce a un viaggio durato due anni tra le acque di Cina, Regno Unito, Gibilterra, Malta, Senegal e Giappone. In questo percorso, Murray segue i passi del reporter investigativo Charles Clover e svela i paradossi di un sistema che vede la fauna marina brutalmente bistrattata per soddisfare una massiccia domanda basata su preferenze alimentari che nulla hanno a che fare con l’etica.

cover_theendoftheline

Oceani in salute sono uno schema win-win, una vittoria per tutti: per la pesca e le comunità costiere, per il benessere del nostro pianeta, per la nostra dieta, per il nostro futurodichiara il regista sul sito dedicato al documentario. A partire da questa convinzione, “The End of the Line” mette sotto gli occhi di politici, ristoratori e consumatori finali la drammatica situazione di un enorme ecosistema dagli equilibri sballati dove, per citare due esempi fra molti, si assiste a un consistente e incipiente sovrappopolamento di meduse mentre grandi esemplari come il tonno rosso sono sull’orlo dell’estinzione a causa dell’esponenziale crescita dell’industria del sushi. I propositi sono chiari: “Prima di tutto vorrei che le persone si facessero delle domande sulle loro abitudini alimentari, interroghino i loro fornitori e cerchino di comprare solo prodotti ottenuti da pesca sostenibile. In secondo luogo vogliamo influenzare le decisioni politiche”.

pesca

Sì perché il messaggio diffuso dal film, così come quello del libro “The End of the Line: How Overfishing Is Changing the World and What We Eat” (Il capolinea: come il sovrasfruttamento delle risorse ittiche sta cambiando il mondo e quello che mangiamo, NdR) cui è ispirato, si basa sul fondamento che, per quanto il problema sia serio e universale, il potere di risolverlo è alla portata di tutti noi acquirenti consapevoli. Non è un caso che il lungometraggio sia giunto nelle librerie italiane, con il titolo “Al Capolinea- The end of the line” (libro+dvd), grazie a una collaborazione tra Feltrinelli e Slow Food: da anni, infatti, l’associazione “eco-gastronomica” promuove la necessità per i consumatori di evolversi in co-produttori, ossia in individui capaci di influenzare con le proprie scelte le basi della catena alimentare.

future of the oceans

A fronte di questi presupposti, a maggior ragione ogni occasione spesa a informare e dibattere sul tema si trasforma in un’opportunità fondamentale per diventare parte attiva di un cambiamento urgente e necessario. Cinemambiente, che nel 2010 ha premiato il documentario con la menzione speciale “Green Cross”, dedica a “The End of the Line” il secondo incontro del Laboratorio CineAmbiente CineCLEforum, il prossimo 18 marzo presso il Campus Luigi Einaudi dell’Università degli Studi di Torino (qui il programma completo del ciclo di proiezioni).

Non dimentichiamo che il 70% del nostro pianeta è ricoperto dal mare: in vista di un 2048 che si avvicina a grandi passi, possiamo davvero permetterci di continuare a trascurarlo? Oppure è giunta l’ora di prendere coscienza del nostro ruolo e, formando noi stessi, contribuire a una nuova etica del mercato ittico mondiale?

The End of the Line: risorse ittiche al capolinea ultima modifica: 2015-03-16T08:00:33+00:00 da Valentina Tibaldi
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Lettrice accanita e scrittrice compulsiva, trova in campo ambientale il giusto habitat per dare libero sfogo alla sua ingombrante vena idealista. Sulla carta è laureata in Lingue e specializzata in Comunicazione per la Sostenibilità, nella vita quotidiana è una rompiscatole universalmente riconosciuta in materia di buone pratiche ed etica ambientale. Ha un sogno nel cassetto e nella valigia, già pronta sull’uscio per ogni evenienza: vivere di scrittura guardando il mare.

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