DamNation: le dighe crollano nel Paese delle grandi infrastrutture

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DamNation: le dighe crollano nel Paese delle grandi infrastrutture ultima modifica: 2015-02-18T08:00:18+00:00 da Silvia Musso
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«DamNation era una sfida da portare in vita. Si tratta di un film basato su un problema complesso. Ci sono più di 85.000 dighe negli Stati Uniti ed è stato scoraggiante selezionare solo alcuni casi su cui concentrarsi nel film. Ogni diga potrebbe avere il suo film. Alla fine, sono stati i personaggi che abbiamo trovato ad indirizzare l’evolversi del film e individuare il suo focus».

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Così inquadra “DamNation”, documentario che narra la rimozione di alcune dighe negli Stati Uniti, Travis Rummel, co-regista insieme a Ben Knight. Novantanove anni dopo che il fiume Elwha nell’Olimpic National Park nello stato di Washington è stato arginato illegalmente, i salmoni selvatici Chinook si riuniscono istintivamente ai piedi della diga come se percepissero un cambiamento nella corrente. A monte, l’antico e sordo rombo delle turbine che generano elettricità è cessato e ora si sente il rumore penetrante di un martello pneumatico. Le squadre di demolizione hanno iniziato il faticoso processo di decostruzione della facciata. Questo momento segna l’inizio della cronaca della più grande rimozione di una diga nella storia degli Stati Uniti, mostrando il modo migliore per recuperare e salvare numerosi esemplari di salmone selvatico.

DamNation, attraverso una raccolta di voci appassionate di persone trincerate su entrambi i lati della questione, presenta una prospettiva dinamica sul tentativo dell’uomo di sfruttare e controllare la forza dell’acqua a spese della natura.

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Un argomento poco noto e dalle numerose sfaccettature come evidenzia lo stesso Rummel: «Con DamNation abbiamo raccolto la sfida di trattare un tema complesso, ignorato dalla maggior parte delle persone, anche all’interno del movimento ambientalista. Sapevamo che dovevamo catturare l’attenzione del pubblico fin dall’inizio e nello stesso tempo spiegare il contesto storico delle dighe negli Stati Uniti, l’evoluzione dei costi ambientali e sociali di dighe e mostrare il potere della loro rimozione».

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Come a dire, non solo un documentario che punta alla pancia degli spettatori con immagini mozzafiato, toccanti o strappalacrime, ma un reale approfondimento su una questione che può incontrare scetticismo. E infatti lo stesso Rummel non nega la sua perplessità iniziale.

«Nel 2010, Ben e io siamo stati avvicinati da Yvon Chouinard e Matt Stoecker [i produttori del film N.d.R.] per realizzare un film sulla rimozione della diga. Yvon e Matt sono ardenti sostenitori della rimozione delle dighe e all’inizio del 2011 si sono resi conto che era il momento opportuno per parlarne in un film. In un primo momento, Ben ed io eravamo incredibilmente cauti. Non sapevamo molto sulle dighe e il pensiero di un documentario su inanimate pareti di cemento era scoraggiante. Questo nostro scetticismo iniziale ha contribuito a rendere il film più accessibile per il pubblico».

È questo il focus del film nella sua ora e mezza di durata: quali sono i reali effetti delle dighe sul nostro ambiente? E il suo punto di forza è, invece, il cambiamento dei punti di vista. La percezione delle persone è mutata negli ultimi cinquant’anni, da quando si pensava che fossero opere buone e necessarie ai nostri giorni, quando queste infrastrutture obsolete vengono rimosse per avere bacini più sani. Ad attirare il pubblico sono stati i personaggi scelti tra cui spicca lo stesso Ben Knight, uno dei registi. «Sapevamo che DamNation doveva essere accessibile. Quando arrivammo al momento del montaggio avevamo moltissime scene che mancavano di un comune filo narrativo. Lo trovammo in Ben, che divenne uno dei personaggi del film. La prospettiva di Ben come scettico della rimozione delle dighe avrebbe rispecchiato l’esperienza della maggior parte degli spettatori».

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E in effetti, il documentario è riuscito nel suo intento di interessare il pubblico, come dimostrano i numerosi premi collezionati. Tra questi spiccano “Peoples Choice” e “Best Feature Film” del Green Film Festival in Seoul 2014 e il “Best Feature Award” al San Francisco Green Film Festival 2014, festival entrambi appartenenti al Green Film Network.

Il film rappresenta sicuramente uno stimolo per iniziare a porre l’attenzione sulla necessità di ridare alla natura cosa si è tolto con colate di cemento, oltre tutto vecchie e spesso inutilizzate. Un documentario ambientale che non lascia l’amaro in bocca, ma una reale speranza. «È stato un piacere realizzare un film ambientale dal risvolto ottimista. La maggior parte dei film ambientali ti lasciano depresso e privo di speranza per il futuro. La cosa bella è che la rimozione di una diga funziona davvero e funziona in modo rapido. La velocità dei cambiamenti delle condizioni dei fiume Elwha e White Salmon nel tempo che abbiamo trascorso per le riprese è stata impressionante. Penso che la velocità del cambiamento con cui i pesci tornano a nuotare in fiumi liberi di scorrere secondo natura aiuti il pubblico ad immaginare i loro stessi fiumi locali scorrere nuovamente liberi».

 

 

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Una laurea in Antropologia Culturale all'Università Ca' Foscari di Venezia, e un Master in Sviluppo Sostenibile e Promozione del Territorio. Alla guida di AICA (Associazione Internazionale Comunicazione Ambientale) ha portato in Italia la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, coordinandone le prime due edizioni. Giornalista, non solo in campo ambientale ma anche sociale, da quando è diventata mamma del piccolo Ettore è sempre più attenta alla sua impronta ecologica e anche a quella di tutta la famiglia. Convinta dal marito, si è trasferita a Tonco, un piccolo comune nelle colline del Monferrato, dove sta imparando a fare l'orto e ad allevare oche e galline. Per Econote.it cura la seguitissima rubrica “Mamme&Papà green” in cui parla di natura e di bimbi.

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