The Land Between, la dura vita nei boschi sognando l’Europa

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The Land Between, la dura vita nei boschi sognando l’Europa ultima modifica: 2015-01-27T08:00:06+00:00 da Alberto Pinto
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Dai boschi del monte Gourougou, in Marocco, si vede la città spagnola di Melilla, un lembo di Europa lungo la costa africana. È lì che convergono gli sguardi e i sogni di un gruppo di sub-sahariani, decine di migranti africani che, dopo aver percorso migliaia di chilometri, si trovano bloccati sulle pendici dei monti, una terra di mezzo sospesa tra sogno e realtà. È tra loro che il regista e documentarista australiano David Fedele ha vissuto per dieci mesi.

Locandina The Land Between

Il risultato di questa esperienza è “The Land Between”, documentario che nel 2014 è stato premiato come miglior lungometraggio al Fife, International Environment Film Festival, membro della rete Green Film Network. Il Festival parigino quest’anno tornerà dal 3 al 10 febbraio 2015 con 101 film e ben 20 webdocumentaries.

Fedele opera da embedded, raccogliendo immagini e testimonianze di chi guarda a Melilla come la terra promessa, l’Europa in cui poter aspirare ad un futuro migliore. L’ostacolo più grande è l’altissima barriera che precede la città, finanziata dall’Unione Europea così come le guardie marocchine, incaricate di controllare il flusso irregolare. Al di là della frontiera c’è un campo d’accoglienza, un’opportunità che spesso viene negata dalle guardie che mandano indietro i migranti, talvolta dopo averli derubati e picchiati.

È così che i monti, a metà strada tra Melilla e la città marocchina di Nador, rappresentano l’unica zona in cui poter sostare in attesa di un nuovo assalto alla barriera. Un ostile rifugio naturale che ha il sapore di un Purgatorio e dove convivono in fratellanza africani di diversa provenienza, in fuga da terre di siccità e di raccolti improduttivi, ma anche rifugiati di guerra, costretti ad abbandonare le proprie case, i propri affetti e il proprio Paese. I boschi sono la loro casa, una terra di tutti e di nessuno dove si vive in comunità, confortandosi, costruendo ripari e passatempi, pregando e organizzando l’ennesimo tentativo di raggiungere l’Europa. Di tanto in tanto ci si incammina per ore per raccogliere l’acqua o per raggiungere Nador, dove se si è fortunati si può ricavare qualcosa mendicando o frugando tra i rifiuti.

La vita dei migranti africani nei giorni che precedono l'assalto alla barriera

Su questi punti l’autore, con cui abbiamo fatto una lunga chiacchierata, precisa: “C’è una storia molto particolare sui diritti umani e una questione su cui il film è basato, che riguarda la violenza e i maltrattamenti sui migranti sia da parte delle autorità marocchine che da parte di quelle spagnole. Ma non volevo focalizzarmi solo su questo. Ho cercato invece di mostrare la vita quotidiana dei migranti, che vivono con dignità in queste terribili condizioni. Ho voluto ‘umanizzare’ la storia e permettere ai migranti di raccontare la loro storia”. The Land Between ci fa dunque immergere in questa realtà, a stretto contatto con chi ogni giorno lotta per se stesso al costo di umiliazioni e ingiustizie.

Quello di David Fedele è un lavoro documentaristico pulito e autentico, volto a portare con sé lo spettatore in una realtà senza filtri, e che richiama alla mente paradigmi come il documentario di Flaherty o il cinema diretto francese. A tale proposito il regista osserva: “I miei film sono molto minimalisti. Non aggiungo musica, non c’è una narrazione o un voice over, e ci sono poche interviste. Preferisco osservare e provare a ‘catturare la realtà’ che si sta svolgendo davanti ai miei occhi. Lascio poi allo spettatore la possibilità di interpretare ciò che sta guardando, a suo modo. Quindi sono più per tentare di muovere un pubblico sul piano emozionale”.

Aicha, madre di quattro bambini, ha vissuto sui monti prima di essere arrestata dalle autorità

L’intuizione del regista è anche quella di non rinunciare a una certa componente autoreferenziale che nasce spontanea dalle reazioni dei migranti e dai loro riferimenti alla cinepresa e al film con vena polemica e diffidente, ma anche cogliendone la potenziale occasione per lanciare al mondo un allarme affinché la propria voce sia ascoltata, anche da un’Europa che mostra disinteresse.

Un punto di vista inedito che Fedele fa emergere, in contrapposizione a quello con cui siamo abituati a confrontarci attraverso canali più convenzionali. “Le immagini e le storie che di solito riceviamo e vediamo dai media mainstream sono tipicamente drammatiche e sensazionaliste e alimentano una paura che esiste in alcune parti della società … della migrazione, della differenza o ‘dell’altro’. Non abbiamo quasi mai l’opportunità di ascoltarle realmente dai migranti stessi. Con The Land Between ho voluto raccontare la storia di ciò che accade quando non accade nulla. Io la chiamo la ‘storia dietro la storia’. Quando i giornalisti tornano a casa, quando i reporter non sono più interessati alla ‘storia’. È QUELLO ciò a cui sono interessato, e queste sono storie che raramente ci vengono raccontate. Ciò che mi interessa, e che provo a mostrare, sono le somiglianze tra le persone, piuttosto che le differenze. È solo quando ci concentriamo sulle cose che abbiamo in comune, quando vediamo un riflesso di noi stessi nell’ ‘altro’, che possiamo cominciare ad apprezzare e a entrare in empatia con la situazione, e con le persone coinvolte”.

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