Food, il cibo che parla di sé

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Food, il cibo che parla di sé ultima modifica: 2014-12-23T08:00:16+00:00 da Valentina Tibaldi
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Quante questioni fondamentali possono essere sollevate in 3 minuti e mezzo? Le conseguenze ambientali legate alle preferenze alimentari, la perdita del rapporto con la terra che ci nutre, i metodi spesso insostenibili di produzione e lavorazione del cibo, la contrapposizione fra ricerca del piacere e scelte responsabili. Non lasciamoci ingannare, i fondamenti della vita non hanno bisogno di tempo per andare dritti al punto e il cibo, fonte di vita per eccellenza, non fa eccezione.

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Food è un cortometraggio di animazione che non solo parla di cibo, ma fa parlare il cibo di sé: utilizzando la tecnica dello stop-motion per animare un gruppo di “protagonisti commestibili” impegnati a rispondere a un invisibile intervistatore, la giovane regista Siqi Song mette in scena il proprio racconto. C’è il cheeseburger edonista che non si cura di altro che del proprio piacere, fragole che lamentano mancanza di tempo e spazio per coltivare il proprio cibo, biscotti che scelgono la via del vegetarianismo, würstel che identificano le scelte alimentari come primo passo verso la cura per gli altri.

sausages

E proprio a questo particolare cambio di voce narrante, Siqi attribuisce il merito del primo riconoscimento attribuito al neonato Food: il Premio come Migliore Film Ambientale all’Interfilm Short Film Festival di Berlino 2014. Le abbiamo rivolto alcune domande per approfondire intenti e retroscena.

Tramite il tuo cortometraggio vuoi inviare al pubblico un messaggio: ci racconti qual è in poche parole?

Il mio messaggio è: iniziate a pensare al cibo che mangiate. Il cibo è un aspetto importante della vita, chi può vivere senza? Ma con lo sviluppo della società moderna, la gente è diventata troppo impegnata per pensare a quello che mangia. Da dove viene il cibo? Come è finito nel mio piatto? Senza queste domande, il fast food arriva a prevalere nel mercato del cibo: penso che il vasto sviluppo dell’agricoltura industriale e alcune nuove malattie siano proprio il risultato di questo fenomeno.

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Il tuo sito rivela un lavoro incredibile da parte tua dietro le quinte di Food, come regista e persino come cuoca. Mentre invitiamo i nostri lettori a curiosare con i loro occhi, perché non ci parli della tua tecnica?

In realtà, animare il cibo non è di per sé diverso dalla normale animazione in stop-motion. Ho dovuto però realizzare i “pupazzi” e animarli il più in fretta possibile, senza interruzioni perché, a causa della temperatura elevatissima sul set, il cibo si deteriorava davvero in fretta. In più, non potevo fare cambiamenti in itinere quando realizzavo le animazioni: dato che lo stop-motion prevede una serie sequenziale di scatti fotografici, se ne realizzavo 200 e mi accorgevo che l’animazione non andava bene o che il colore del mio cibo era cambiato, dovevo cucinare nuovamente e rifare la scena da capo con altri “pupazzi”. Un trucco era quello di mettere due borse di ghiaccio per tenere i personaggi al fresco mentre mettevo a posto scena e luci.

Lo stile scanzonato del tuo film presenta un piacevole contrasto con le serie questioni sollevate. Come sei giunta a questa scelta?

Francamente non ho pianificato di fare un film divertente, la mia idea originale era quella di intervistare persone con diverse opinioni sul cibo e montare le loro voci insieme per creare queste discussioni su cibo e scelte di vita. Ma dopo aver iniziato a parlare con gli intervistati, sono stata ispirata dai loro forti punti di vista e folgorata da pensieri a cui io non avevo pensato, e ho deciso di realizzare il cortometraggio in un modo diverso, più accattivante rispetto a un normale documentario.

Pensi che un linguaggio divertente e divertito possa aiutare a comunicare argomenti ostici, complessi e magari scomodi?

In effetti sono convinta che l’aspetto ludico possa aiutare a comunicare tematiche complesse e fondamentali. Ho visto diversi documentari sull’industria del cibo e ho notato che molti di essi mostrano scene di macelli e animali uccisi, che creano sgomento negli spettatori. So che queste sono tematiche molto serie. D’altra parte io amo il cibo, e non posso pensarci che come a una delle gioie della vita. Parallelamente, sono sempre stata appassionata di film o storie piene di humour e sarcasmo, quelle che sanno combinare perfettamente commedia e tragedia. Sto quindi esplorando strade che mi portino a realizzare film che facciano pensare il pubblico, divertendolo allo stesso tempo.

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Per giudicare in prima persona se la strada intrapresa è quella giusta, si può trovare il link alla versione integrale del film sulla pagina che Green Film Network ha dedicato ai vincitori della trentesima edizione dellInterfilm Short Film Festival di Berlino, membro della rete.

Buona visione!

Food, il cibo che parla di sé ultima modifica: 2014-12-23T08:00:16+00:00 da Valentina Tibaldi
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Food, il cibo che parla di sé ultima modifica: 2014-12-23T08:00:16+00:00 da Valentina Tibaldi

Lettrice accanita e scrittrice compulsiva, trova in campo ambientale il giusto habitat per dare libero sfogo alla sua ingombrante vena idealista. Sulla carta è laureata in Lingue e specializzata in Comunicazione per la Sostenibilità, nella vita quotidiana è una rompiscatole universalmente riconosciuta in materia di buone pratiche ed etica ambientale. Ha un sogno nel cassetto e nella valigia, già pronta sull’uscio per ogni evenienza: vivere di scrittura guardando il mare.

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