Abete decorato in Piazza San Pietro. Foto: romatoday.it

Abete, vischio e agrifoglio: ecco le piante del Natale

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Abete, vischio e agrifoglio: ecco le piante del Natale ultima modifica: 2014-12-10T08:30:51+00:00 da Sara Panarella
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Il Natale si avvicina e da poco si è conclusa anche la festa dell’Immacolata Concezione che, come da tradizione, è il giorno indicato per addobbare uno degli oggetti simbolo di questa festa, l’abete. Da noi quest’usanza venne introdotta dalla principessa Elena di Macklenburg andata in sposa al duca d’Orleans, figlio di Luigi Filippo, che volle, nel Natale del 1840, allestire un albero decorato all’interno delle Tuileries. All’epoca suscitò scalpore ma in breve venne accettato e fatto proprio: l’abete diventò il simbolo della nascita di Cristo e le decorazioni appese, luci, dolciumi e pacchettini, rappresentarono la Luce e l’Amore che il Dio fatto uomo dona all’umanità. Gli Americani e il Dopoguerra hanno poi fatto il resto, rendendo l’albero di Natale un simbolo natalizio diffuso quanto il presepe.

Ramo di abete bianco, foto: Wikipedia
Ramo di abete bianco, foto: Wikipedia

Perché l’abete? Intanto è un albero sempreverde che mantiene il suo aspetto vitale anche durante i mesi invernali e se reciso secca lentamente. Fin dall’antico Egitto venne associato alla Natività così come in Grecia visto che era sacro alla dea Artemide, protettrice delle nascite. Tra i Celti era consacrato al giorno della nascita del fanciullo divino che seguiva il solstizio d’inverno, mentre sempre per questa ricorrenza, nel Medioevo scandinavo e germanico ne veniva tagliato un esemplare, portato a casa e decorato con ghirlande, uova dipinte e dolciumi. Intorno all’abete si festeggiava per tutta la notte. Usanza questa che ha introdotto l’uso di addobbarne i rami fra i protestanti prima che fra i cattolici. Anche il nostro Natale, e successivo Capodanno, cadono in prossimità del Solstizio d’inverno, momento che in molte culture ha rappresentato la rinascita, il Sole che torna a vincere sul buio. A questa rinascita solare si uniscono i festeggiamenti di molte popolazioni, Antichi Egizi, i Babilonesi, i Greci, ma non solo, per le nascite divine che avvengono in questi giorni.

Vischio, foto: tanta salute.it
Vischio, foto: tanta salute.it

Ma Natale non è solo abete. Tra i vari simboli vegetali del periodo troviamo senza dubbio il vischio e l’agrifoglio. Partiamo dal vischio, in botanica Viscum album. È una pianta semiparassita e sempreverde che cresce su tantissime varietà di alberi, pino, melo, pero, quercia, biancospino. Riesce a compiere la fotosintesi clorofilliana ma dipende dalle altre specie per quanto riguarda l’azoto. È usanza appenderlo alle porte e si dovrebbe salutare il nuovo anno baciandosi sotto i suoi rami. Quest’utilizzo scaramantico e portafortuna ci è stato tramandato. Già i Celti lo consideravano misterioso, donato direttamente dagli dei poiché privo di radici. Si pensava che nascesse dove era caduto il fulmine che aveva portato in terra una divinità, simbolo dunque d’immortalità e rigenerazione. Il vischio, che deve essere raccolto con opportuni riti per preservare tutte le proprietà magiche del fulmine, è considerato, non solo fra i Celti ma anche in molte altre culture, un rimedio per ogni male.

Agrifoglio, foto: ferrerorocher.it
Agrifoglio, foto: ferrerorocher.it

Passiamo all’agrifoglio o Ilex aquifolium. Già i Romani, durante i Saturnali, portavano dei ramoscelli di agrifoglio usandolo come talismano contro gli spiriti maligni. Nel Medioevo veniva usato per allontanare i sortilegi appendendone alcuni ramoscelli nelle case e nelle stalle. Legato all’agrifoglio per l’uso che ne è stato fatto pur essendo una specie completamente diversa è il Pungitopo, Ruscus aculeatus, chiamato così perché veniva messo a proteggere formaggi e carni salate dalla voracità di topi e altri roditori. Entrambe le specie sono sempreverdi, con bacche rosse che maturano in inverno ma mentre il pungitopo ha una spina sola all’estremità della foglia che in realtà è un ramo appiattito, l’agrifoglio ha invece foglie più irregolari e costeggiate di spine. Forse proprio l’aspetto, lucido e vitale ma con spine difensive ha portato a ritenerle amuleti contro malefici e avversità. Le stesse bacche rosse, un colore altamente simbolico e celebrativo di queste feste, donano alla pianta un aspetto vitale e bene augurante.

Pungitopo, foto: http://ilmondodilucym.forumfree.it
Pungitopo, foto: http://ilmondodilucym.forumfree.it

Gli stessi colori, verde e rosso, li ritroviamo in un altra pianta ormai diffusissima e strettamente legata alle festività natalizie: si tratta della Stella di Natale che contrariamente alle specie di cui abbiamo trattato in precedenza, non ha una consolidata tradizione natalizia alle spalle. Appartiene al genere dell’Euphorbia, scoperta già nel ‘500 dagli Spagnoli che però non la portarono in Europa. Per arrivare nel Vecchio Mondo ha dovuto attendere vari secoli e compiere un giro più tortuoso dovendo passare dallo Stato del Carolina, intorno agli anni ’20 dell’800 grazie all’ambasciatore statunitense in Messico, Joel Robert Poinsett da cui le deriva il nome botanico, Poinsettia Pulcherrima. Diffusa negli Stati Uniti come dono natalizio, ma siamo già in tempi piuttosto recenti, è poi arrivata fino a noi.

Stella di Natale, foto: pollicegreen.com
Stella di Natale, foto: pollicegreen.com

Per tutte quante le piante elencate vale l’avvertenza che pur essendo legate al Natale, se impariamo a prendercene cura, possono vivere a lungo. Paradossalmente la cosa può valere anche per l’abete di plastica, anzi farlo durare a lungo è l’unico modo per non sovraccaricare il pianeta di rifiuti inquinanti. Per cui se per caso dovessimo ancora scegliere il nostro albero valutiamo attentamente come prenderlo, con tutti i pro e contro del caso. Se vivo consultiamoci con un vivaista esperto per capire quanto possa essere praticabile la strada del rinvaso, altrimenti prendiamo un prodotto in plastica ma che possa durare tanti e tanti anni, evitando l’usa e getta.

Immagine in anteprima da romatoday.it

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Vive a Torino, bibliotecaria. Si laurea in Filosofia interessandosi di bambini e multiculturalità e si avvicina alla psicoanalisi e alla cura del pensiero. Ha poi quattro bimbi e un cane che insieme a tanta effervescenza aggiungono interessi nuovi, maggior attenzione per l’ambiente e gli antichi mestieri e saperi, lavorazione dell’argilla, uncinetto, raccolta e utilizzo delle erbe. Una moderna “Strega in famiglia”!

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