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Werner Herzog ad Alba: il paesaggio che agisce

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Werner Herzog ad Alba: il paesaggio che agisce ultima modifica: 2014-11-16T08:59:41+00:00 da Emanuel Trotto
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Partiamo da una considerazione generica. Werner Herzog (Monaco di Baviera 1942) è uno dei  registi di chi ama il cinema (non necessariamente lo studia) che va visto e rivisto più volte.  Nel suo cinema l’ambiente naturale in cui si svolge la vicenda è fondamentale quanto (se non di più) la vicenda stessa. Herzog è un regista che fa parte di quello che viene considerato il “Nuovo cinema tedesco”, un cinema di ribellione, di innovazione, di riflessione nel panorama che succede alla seconda guerra mondiale. Nasce negli anni  60’-  in coda alle varie Nouvelle Vague  francese o Free Cinema inglese ma imponendosi con un decennio di ritardo – con la consapevolezza di dare vita a un nuovo tipo di cinema, più riflessivo e di rottura della narrazione consolidata. E’ un cinema che si pone domande sul presente della Germania, su come il Nazismo per certi versi non sia stato debellato con la guerra, ma solo trasformato in altre forme. Tra i maestri di questo cinema si possono annoverare Rainer Werner Fassbinder, Alexander Klüge, Edgar Reitz, Wim Wenders e, appunto Werner Herzog.

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Wenders ed Herzog son stati citati al fondo non a caso. Infatti sono due registi che aderiranno al Nuovo Cinema Tedesco, affrontandolo però a modo loro. Il primo inseguendo il sogno dell’America, e dell’Americanità; il secondo invece fa un cinema più näif e paradossalmente “meno tedesco”, meno reverenziale con il passato tedesco. Se la maggior parte degli altri registi citati nelle loro opere non escono dalla Germania, inquadrando le città, i piccoli villaggi, Herzog prende una direzione diametralmente opposta. Predilige infatti gli ampi paesaggi naturali in giro per il mondo, dall’Amazzonia (Fitzcarraldo, 1982) alle montagne della Patagonia (Grido di pietra, 1991), all’Outback Australiano (Dove sognano le formiche verdi, 1984) all’Alaska (Grizzly Man, 2003). Egli rappresenta la Natura attraverso la quale tendere è pericoloso perché si rischia di essere schiacciati. Il paesaggio diventa qualcosa di interiore ed inventato, riassume Cultura (che rimane uguale a sé stessa) e Natura (che cambia) è un sistema complesso vissuto ed interpretato in ogni singolo comportamento.

“Il paesaggio è  la scoperta dell’ignoto. C’è una profondità della cultura nelle Langhe che le foto non rendono giustizia (…) C’è la profondità di tante cose che è completamente nascosta come la fermentazione del vino all’interno delle botti (…) C’è il fascino per la terra ignota”. Così ha definito il paesaggio delle Langhe Herzog  nel recente incontro tenutosi al Teatro Sociale di Alba questo 13 novembre. Ragione di tale affermazione non stupisce: il 21 giugno scorso il Comitato UNESCO ha proclamato le Langhe Roero e Monferrato Patrimonio Mondiale dell’Umanità in quanto “i vigneti costituiscono un esempio eccezionale di interazione dell’uomo con il suo ambiente naturale: grazie ad una lunga e costante evoluzione delle tecniche e della conoscenza sulla viticoltura si è realizzato il miglior adattamento possibile dei vitigni alle caratteristiche del suolo e del clima, tanto da diventare un punto di riferimento internazionale”.  A questo premio corrisponde l’impegno per valorizzare questo paesaggio con la condivisione dei valori perché la tradizione e la cultura di queste  terre non venga persa ma assimilata dalle nuove generazioni. Il paesaggio quindi visto come valore culturale.

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A tale scopo è stata indetta l’iniziativa “Io agisco”, competizione che unisce i comuni in squadre formate da sindaci, scuole, biblioteche, aziende, per migliorare il proprio patrimonio entro dieci anni. Inoltre, in una serie di appuntamenti che condurranno alla settima edizione di Collisioni, ad Alba saranno chiamati grandi maestri della letteratura (Don Winslow sarà presente il 16) e del cinema (Dario Argento il 19) per intervenire e riflettere sul paesaggio nella loro opera. Questo quanto ha fatto Herzog nella serata di giovedì, un dialogo riflessione mediato dal critico cinematografico Marco Müller. L’evento è stato possibile grazie alla collaborazione fra la Regione Piemonte, l’Ente Fiera Internazionale del Tartufo bianco d’Alba, l’Ente Turismo Alba Bra Langhe Roero, il Consorzio di Tutela Barolo BarbarescoAlba Langhe Roreo, la Città di Alba e la Film Commission Torino Piemonte.

Dopo l’incontro a Herzog è stato consegnato Il tartufo dell’Anno 2014, per essersi contraddistinto per la sua ricerca della sacralità del paesaggio. Per Herzog il paesaggio è una stratificazione di significati. L’andare incontro alla Natura (e quindi al paesaggio) per la filosofa Hanna Arendt rappresenta lo spirito tedesco, la chiave del nazionalismo tribale. L’idea che vi sia pericolo nel tendere alla naturalità è il rischio di essere un mostro o un dittatore, oppure si tende per cambiare sé stessi. Questo è il cinema di Herzog, molto funzionale e molto reale perché è nel qui et ora e sta raccontando una storia. Finzione e realtà son secondarie a seconda della storia da raccontare. Ecco perché i suoi film si aprono e chiudono con un paesaggio naturale. “Il cinema spesso da una strana sensazione”  conclude il suo intervento Herzog, “sembra crudele ma in realtà non lo è perché insiste su di una forma di verità profonda. Ogni film è in bilico fra fiction e non fiction (…) per distinguere fra quello che è paesaggio e quanto non lo è spesso divengono la medesima cosa, perché il mondo si rivela nella sua essenza più profonda. E’ questo quello che faccio e continuerò a fare finché respiro”.

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Werner Herzog ad Alba: il paesaggio che agisce ultima modifica: 2014-11-16T08:59:41+00:00 da Emanuel Trotto
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Nato a Biella nel 1989, si è laureato in Storia del Cinema presso il DAMS di Torino nel 2012, ha partecipato alla rassegna stampa per l’Università al 29, 30, 31mo Torino Film Festival e ha collaborato per il Festival CinemAmbiente 2014. Collabora per diversi blog di cinema e free culture (Il superstite) e associazioni artistiche (Metropolis). Ha diretto due cortometraggi: E Dio creò le mutande (2011), All’ombra delle foglie (2012).

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